"Mi dispiace essere causa di una diatriba, nò termine troppo grande, direi un battibecco fra i Sigg.ri Alfredo e Domenico e pertanto rompo il mio silenzio e vengo a bussare alla porta dell'Amico Carlo Alessi che, ne sono certo, vorrà cortesemente aprire l'uscio alle mie parole.
Non ho avuto l'onore ed il piacere di conoscere personalmente il Sig. Alfredo, spero di poterlo fare presto, ciò non mi ha mai impedito di apprezzarne la saggezza e la fresca onestà intellettuale non digiuna di sana satira. Le sue lettere appaiono scritte da un ventenne e, di tale età, è assai probabilmente il suo cuore.
Alfredo, ti prego di perdonare se ardisco darti del tu e ti prego di farmi l'onore di accettarlo, non sono uso a spandere lodi tanto per fare, il mio apprezzamento è sincero e, vieppiù, ti giunge da uno che milita in formazione politica diversa dalla tua ma che non ha remora alcuna a partecipare alle commemorazioni dei caduti per la Resistenza e che, forse provando un sentimento desueto, si commuove nel leggere le date di nascita e di morte di giovani caduti per un'idea in cui credevano al punto di sacrificarvi il valore più alto e prezioso.
Che dire di Domenico, definirlo un amico è riduttivo, fratello è più appropriato, in molteplici occasioni me lo ha dimostrato e se un paio di difetti devo rilevargli è il troppo amore che egli nutre verso la sua terra e poi questo rispetto esagerato nei miei confronti: 'Da oggi ti ordino di chiamarmi Gianni e basta senza anteporre titoli o qualifiche al nome'. Detto questo, anche se interesserà a pochi, vorrei chiarire il motivo della mia assenza.
Attraverso un periodo di riflessione purtroppo piuttosto scuro e tendente al negativo, tento di tracciare un bilancio della mia vita e del mondo che mi circonda e cozzo contro una negatività densa, impenetrabile. Ho dedicato, nel mio lo ammetto piccolo contributo, quasi metà della mia, fino ad ora, esistenza, al servizio della Nazione e della Legalità e ne ho ricevuto in cambio un calcio nei denti. Ciò nonostante continuo imperterrito a prestare fede al mio Giuramento, ma, lo confesso, mi affatica più di un tempo e non solo per l'età.
Provo una indicibile mancanza, che in apparenza dissimulo, per la lontananza di uno dei miei figli impegnato alla Scuola Marescialli di Velletri. Egli ha coronato la sua aspirazione, io sono contento di avergli insegnato l'onestà e l'onore ma per nutrire un esagerato senso del dovere me lo sono ritrovato troppo grande e troppo presto e non posso tornare indietro. Per fortuna c'è l'altro più piccolo e un poco è recuperabile. Mi guardo intorno e vedo solo dolore.
Ripenso ad amici che sono spariti così, in un sospiro: Il Dott. Francesco Pescetto, Daniele Botti altri prima di loro che non hanno avuto eco on-line, e mi chiedo perchè ma non trovo una risposta. Penso a mio Padre e alle altre persone care a cui vorrei dire tante cose ma non posso più farlo e spero comunque che mi sentano. Accendo la televisione e apprendo di fanciulle uccise, giovani soldati, terremoti, morti a centinaia. Tralascio la politica, ho pensieri più gravi e profondi a cui dare adenzia. Ho molte persone che mi apprezzano e mi stimano, gliene sono riconoscente, ma non riescono a colmare il mio vuoto.
Prima di scrivere ho guardato mia moglie che riposava sul divano vicino al fuoco scoppiettante, le ho accarezzato i capelli e ho pensato a quante volte i suoi occhi me lo hanno chiesto ma io 'avevo da fare'. Ci siamo innamorati a 14 anni e, se esiste, ringrazio Dio o Allah o Maometto o il Destino di avermela fatta incontrare.
Certe volte vorrei annullarmi, dissolvermi poi penso a lei, ai miei figli, agli amici come voi e anche ai miei cani e allora mi dico che devo continuare ad esistere.
Grazie ad Alfredo e Domenico e un augurio di serenità a tutti.
Gianni Calvi".
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