E’ in programma sabato alle ore 17 la seconda presentazione letteraria dedicata agli "scrittori di Liguria" - anche per questo inizio 2011 proposti da Diego Marangon e organizzati dall'Associazione Culturale Liber Theatrum, in collaborazione con la libreria Casella e con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Ventimiglia. Appuntamento nella bella e rinnovata Civica Biblioteca Aprosiana presso il Chiostro di Sant'Agostino nel centro di Ventimiglia, in via Cavour 61 per incontrare Enzo Barnabà autore de "Il ventre del pitone" pubblicato da Editrice Missionaria Italiana. Ad introdurre lo scrittore, la scrittrice burkinabè di lingua italiana Marie Reine Toe.
Di origine siciliana, ma ormai in Liguria da tempo, dove vive a strapiombo sul mare, a Grimaldi Superiore, piccola frazione di Ventimiglia, Barnabà, dopo avere peregrinato in giro per il mondo, ricoprendo il ruolo di addetto culturale oltre che in Albania e in Montenegro, anche presso l’ambasciata italiana ad Abidjan, in Costa d’Avorio, da esperto francesista ha potuto coltivare al meglio la passione per l’Africa, approfondendo così la conoscenza della realtà locale, cui aveva già dedicato, dopo l’esordio con l’interessante ricerca storica di Morte agli Italiani, la raccolta di racconti Dietro il Sahara.
Basato su una storia vera, Il ventre del pitone è il bello e coinvolgente romanzo di una giovane donna che lascia l’Africa nera per l’Europa. Intrapreso un lungo viaggio itinerante attraverso l’Africa Occidentale, Cunégonde, questo il nome della protagonista femminile, dopo essere diventata nel frattempo mamma, sbarca a Palermo. In Italia troverà marito, una sistemazione, una nuova figlia ma, quando il matrimonio fallirà, anche ben altro…
Con la bella prefazione di Serge Latouche - fautore della “decrescita economica” – (insieme hanno pubblicato, per Bollati Boringhieri, l’apprezzata raccolta di racconti dal titolo Sortilegi) il romanzo di Barnabà è un tuffo nel continente nero, sempre più in bilico tra mondo magico e modernità, ma anche sempre più invaso dai modelli economici di consumo occidentali e quindi colonizzato dal “mercato”. Dove l’invasione dei media internazionali, con radio, televisione, internet e telefoni cellulari ha prodotto e continua a produrre effetti sempre più devastanti, disastrosi e corrosivi dei legami sociali.
La povertà si è modernizzata trasformandosi in miseria assoluta, offrendo ad un numero infinito di migranti l’unica prospettiva di un drammatico e disperato viaggio della speranza, spesso vanificata al primo tentativo. Soprattutto i giovani, come la protagonista del romanzo, desiderano innanzitutto lasciare quello che finiscono per considerare solo un inferno, sperando di trovare posto in uno dei paradisi artificiali del nord Europa, salvo poi improvvisamente e con dolore scoprire i risvolti di un sogno ingannevole. Cunégonde è, per certi versi, più fortunata di tanti altri suoi coetanei e connazionali, ma le ferite che si aprono non si rimarginano facilmente.
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