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Attualità | 20 gennaio 2015, 13:46

Sanremo: contratti capestro e paghe da fame per gli addetti alla vigilanza non armata

Una nostra inchiesta tra i lavoratori low cost dove il grado di responsabilità e di rischio a cui sono sottoposti è altissimo

Sanremo: contratti capestro e paghe da fame per gli addetti alla vigilanza non armata

A tutti sarà capitato di entrare in un grande centro commerciale, oppure in un supermercato ed incontrare davanti alle casse, quelle figure autoritarie in giacca e cravatta, con tanto di tesserino e foto, ben in vista. Chiaramente non sto parlando di quei personaggi in divisa, cappello e pistola, che ci ricordano il 'Vito Catozzo' del compianto Giorgio Faletti in 'Drive In'.

Infatti non mi riferisco alle guardie giurate ma agli addetti al portierato o alla vigilanza non armata. Si tratta di un'altra categoria di lavoratori low cost, che di giorno e di notte, presidiano i supermercati ed i grandi magazzini di abbigliamento. Un vero esercito di pseudo guardie, che svolgono le mansioni di vigilanza non armata a tutela del patrimonio di aziende e di persone fisiche, come il controllo accessi, la gestione badge aziendali, l'antitaccheggio, la gestione chiavi, il controllo delle celle frigo, il ricevimento e la registrazione di persone e mezzi, dove il grado di responsabilità e di rischio a cui sono sottoposti è altissimo.

Ho intervistato alcuni di questi addetti alla vigilanza, che mi hanno chiesto di mantenere l'anonimato per non perdere il posto di lavoro. Quasi tutti operano per delle cooperative, come la Sicuritalia, leader nel fornire servizi di sorveglianza a molte aziende sul territorio nazionale. Questa cooperativa, come le altre, ha incrementato ultimamente il numero dei servizi, grazie all'espansione della grande distribuzione e l’avanzare delle richieste di sicurezza. Sia per le aziende che per le cooperative, l’esternalizzazione del servizio è molto conveniente grazie al fatto che i lavoratori assunti da queste ultime, vivono una precarietà fatta di uno stipendio lordo di 4,99 € l’ora e di una disponibilità totale, sia a livello di orario, sia di mansioni da svolgere. Le cooperative nei confronti dei loro dipendenti tendono a comprimere la loro condizione sia a livello retributivo che di tutela.

Uno di questi addetti alla vigilianza mi ha detto che: "Il lavoro che svolgo, non mi dà alcuna soddisfazione sia in termini economico-contrattuali, sia in termini di crescita professionale". Inoltre, "non esiste un giusto riconoscimento per l'operato svolto e soprattutto non c'è rispetto da parte dell'azienda". "Ho un contratto a tempo indeterminato, però è un contratto con una cooperativa, quindi se la cooperativa se la vede male e non ha altri appalti in cui collocarti, ti lascia a casa e ti costringe a licenziarti". Inoltre ha proseguito lamentandosi degli orari ingestibili, dell'obbligo di copertura di più postazioni con orari differenti, dei giorni di riposo che variano di settimana in settimana e spesso saltano anche all’ultimo momento, perché costretti ad andare a coprire colleghi malati.

Ma il disagio aumenta soprattutto quando si parla della paga: "Io prendo, nonostante le responsabilità, i turni massacranti ed i rischi, solo 4, 99 € lordi l’ora, più la maggiorazione di 80 centesimi l’ora nei festivi e nei turni di notte e gli 80 € di Renzi me li posso anche scordare, perché sono un socio-lavoratore di una cooperativa!". "Una vera miseria! Per non parlare poi della malattia, che nei primi 3 giorni non è pagata e dal quarto giorno solo al 40%". Purtroppo questa è la triste realtà di una categoria di lavoratori, non tutelata dalle Istituzioni e soprattutto lasciata alla mercè di datori di lavoro che ricavano profitti da una vera e propria forma di sfruttamento.

Maurizio Losorgio

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