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Imperia Golfo Dianese | 29 settembre 2018, 07:49

La bandiera del Comune di Imperia sventola nel museo della Regia Nave Roma nell'isola di Minorca

Questo pomeriggio alle 15 lo speciale sulla Radio Nacional de España con l'intervista al sanremese Andrea Amici

La bandiera del Comune di Imperia a Minorca

La bandiera del Comune di Imperia a Minorca

La bandiera del Comune di Imperia è stata collocata nei giorni scorsi nel museo che ricorda la tragica vicenda della Regia Nave Roma nell’isola di Minorca a Mahòn. Il vessillo che era uno dei pochi drappi comunali italiani ancora assenti è stato consegnato dal sindaco Claudio Scajola alle sorelle Giuliana ed Angela Semeria. Sono le figlie dell’imperiese Bartolomeo Semeria, da tutti conosciuto come Roberto, uno dei 622 scampati al naufragio della mega corazzata italiana.

Roberto Semeria è deceduto nella sua città nel 1971 – ricorda Andrea Amici di Sanremo, autore di un documentatissimo volume sulla vicenda della Roma – mentre nella vita fece per molti anni l’idraulico, sulla regia nave era motorista. E’ uno di quelli che si salvò per miracolo e venne portato insieme agli altri italiani superstiti sull’isola di Mahòn dove restarono internati fino al gennaio del 1944”.

Gli spagnoli, all’epoca neutrali, nell’ospedale della piccola isola, si prodigarono per salvare i moltissimi marinai italiani feriti e gravemente ustionati nell’esplosione. Ma sedici non ce la fecero. E’ famosa la figura di suor Demetria allora poco più che ventenne e tutt’ora sempre presente ai raduni annuali che si svolgono a Mahòn. Suor Demetria, restò per giorni e giorni al capezzale dei nostri giovani feriti. Li consolò e tenne loro la mano nel momento più difficile, tanto da essere soprannominata l’angelo di Mahòn.

Oggi i protagonisti sono i pochissimi marò ancora in vita dello storico equipaggio e i tanti figli, nipoti e pronipoti degli sfortunati ufficiali e marinai di quella che era il vanto della Regia Marina Italiana nel secondo conflitto mondiale. Come il sanremese Ennio Scolastico, che perse due zii sulla Roma: Emilio Montanari e Gilberto Scolastico.

In Spagna la vicenda dei superstiti della Nave Roma fece molto scalpore all’epoca dei fatti ed è tutt’ora viva per l’amorosa cura con cui gli italiani – principalmente grazie a Mario Cappa – hanno realizzato il sacrario che dieci anni fa, in occasione dell’inaugurazione si è arricchito di un leggio in granito sardo sul quale poggia il “ruolino” dell’equipaggio ed è rivolto verso il punto esatto in cui nel giugno del 2012 venne ritrovato il relitto della gigantesca nave di oltre 40 mila tonnellate.

A 75 anni dall’affondamento la Spagna ricorderà il tragico destino della Corazzata Roma e del suo equipaggio in piccola parte scampato proprio in terra spagnola. Oggi alle 15 la Radio Nacional de España trasmetterà uno speciale dedicato alla Corazzata Roma, con molti ospiti italiani. Intervistati durante l’ultimo raduno svoltosi nei giorni scorsi. 

Se si desidera collegarsi alla trasmissione dal vivo, è possibile cliccare questo link http://www.rtve.es/alacarta/audios/programa/rne_rne1-live/1712486/  oppure l'homepage della stazione: http://www.rtve.es/radio
Dopo la trasmissione, il documentario può essere scaricato dal podcast del programma "Documentos RNE": http://www.rtve.es/alacarta/audios/documentos-rne/

Tra gli intervistati ci sarà anche il sanremese Andrea Amici nipote di Italo Pizzo uno dei quattro matuziani scampati al naufragio insieme a Marco Bianco, Mario Varrone, Giovanni Vittani, purtroppo ora tutti deceduti. Tra i sanremesi si annovera anche un disperso Orazio Tracea. Amici, che ha battezzato la figlia Viola, oggi undicenne, proprio a Mahòn, ha scritto, ispirato dai racconti del nonno e dei suoi amici, il libro più completo sulla vicenda “Una tragedia italiana” pubblicato nel 2010 per i tipi della Longanesi.

La corazzata Roma venne affondata il 9 settembre 1943 da due bombe special radio guidate sganciate da aerei della Luftwaffe, che andarono a far deflagrare le riserve di munizioni della nave. Erano le 16.11. Lo scafo diviso dall’esplosione in due tronconi portò con sé, a oltre 1200 metri di profondità tutto lo stato maggiore imbarcato della Regia Marina e gran parte dell’equipaggio. In totale almeno 1393 uomini. Le 22 unità al cui comando si trovava la Roma quel fatatale 9 settembre erano salpate alle tre di notte da La Spezia, dirette a La Maddalena per consegnarsi agli alleati come dicevano le clausole dell’armistizio, firmato il giorno prima. La corazzata Roma con a bordo l'insegna dell'ammiraglio Bergamini navigava in testa alla nona divisione Corazzate, ben protetta da incrociatori, cacciatorpediniere e torpediniere. La formazione a giorno fatto passò tra Imperia e Capo Corso poi  puntò a sud, mantenendosi ad una ventina di chilometri dalle coste occidentali della Corsica. Di lì a poco il tragico destino.

Cosa rimane? C’è una tomba in fondo al mare. C’è un luogo della memoria all’isola di Mahòn, l’isola della salvezza. C’è la vita di ciascuno dei marò della Regia Nave che rivive nel ricordo di chi li conobbe, ne condivise il racconto, la memoria tramandata dalle famiglie e dai conoscenti. Ricordo con affetto Giovanni Vittani. 

Ebbi l’onore di incontrarlo a fine giugno del 2012 nella sua casa di Sanremo - dice Carlo Michero - aveva le lacrime agli occhi. Improvvisamente aveva visto al telegiornale le immagini confuse delle torrette da 90 mm della “sua” nave, quella che aveva abbandonato, ventenne, in fiamme in quel pomeriggio del 43. Emozioni che con difficoltà si riescono a raccontare. E si onorano”.

 

Carlo Michero

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