Non soltanto le canzoni di Lucio Dalla, ma Lucio Dalla. L’uomo dietro l’artista, le sue fragilità, lo sguardo sul mondo, l’ironia e quella capacità difficilmente definibile di entrare nella vita degli italiani fino a diventare una presenza familiare. È attorno a questa idea che nasce “Tra il mare e le stelle”, la nuova produzione originale della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo, presentata questa mattina e attesa giovedì 13 agosto alle 21.30 all’Auditorium Franco Alfano.
L’esordio sarà già quello delle grandi occasioni: lo spettacolo è sold out. Una prima assoluta che rappresenta uno degli appuntamenti centrali della Sanremo Summer Symphony 2026 e che porta nuovamente Dalla nella città con la quale il cantautore bolognese ha avuto un rapporto artistico particolarmente profondo.
A raccontarne lo spirito è soprattutto Marco Alemanno, regista dello spettacolo, che per nove anni è stato vicino a Dalla. "Lucio non era un cantante. Per gli italiani era uno di famiglia", ha spiegato durante la conferenza stampa. Ed è forse proprio da questa considerazione che bisogna partire per comprendere un progetto che non vuole trasformarsi nell’ennesimo concerto-tributo. "È sempre difficile parlare di Lucio, perché si aprono mondi che tendenzialmente cerco di chiudere", ha ammesso Alemanno. Questa volta, però, ha scelto di riaprirli.
Negli ultimi tredici anni aveva infatti ricevuto più volte proposte per partecipare a concerti e spettacoli dedicati alla memoria di Dalla, preferendo sempre declinare. L’incontro con l’attore Davide Mancini ha cambiato qualcosa: Alemanno ha riconosciuto nel suo approccio "sensibile e discreto" la possibilità di costruire un racconto diverso, capace di indagare la figura umana dell’artista senza invaderla. Il risultato sarà, nelle parole dello stesso regista, "uno spettacolo alla Lucio".
Sanremo, una città decisiva nella storia di Dalla. La scelta di Sanremo assume un significato particolare. "Sanremo ha cambiato la vita a Lucio", ha ricordato Alemanno, indicando soprattutto il passaggio fondamentale di “4/3/1943”, presentata alla sua terza partecipazione al Festival e diventata uno dei brani decisivi della sua carriera.
Un rapporto che sarebbe proseguito negli anni fino a chiudere simbolicamente un cerchio proprio sul palco dell’Ariston. L’ultima apparizione televisiva italiana di Dalla avvenne infatti al Festival di Sanremo del 2012, quando accompagnò Pierdavide Carone. Un’immagine che Alemanno ha ricordato anche per ciò che raccontava del carattere dell’artista: Dalla rimase di spalle, sotto il palco, a dirigere l’orchestra e il giovane cantautore, lasciando che fosse quest’ultimo a occupare il centro della scena.
Un gesto nel quale Alemanno legge ancora oggi un messaggio della sua umiltà. Pochi giorni dopo, il 1° marzo 2012, Lucio Dalla sarebbe morto a Montreux.
Non imitare Dalla, ma cercare l’uomo dietro il mito . “Tra il mare e le stelle” nasce proprio dal tentativo di evitare la semplice celebrazione. Concerto, teatro, racconto e dimensione sinfonica si intrecceranno per costruire un ritratto inedito.
Sul palco ci sarà l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretta dal maestro Giancarlo De Lorenzo, insieme a Gabriella Martinelli e Peppe Voltarelli, chiamati a interpretare le canzoni senza inseguire l’imitazione di una voce irripetibile. A Davide Mancini sarà affidata invece la dimensione narrativa. La regia è di Marco Alemanno, che ha curato anche i testi insieme allo stesso Mancini.
"Da attore ho sempre cercato di avvicinarmi alle persone prima ancora che ai personaggi", spiega Mancini. "Lucio è una di quelle figure che più si scoprono e più sembrano sfuggire a qualsiasi definizione. Musicista, poeta, visionario, osservatore instancabile dell’umanità: dentro di lui convivono mondi diversi che continuano a parlarci ancora oggi".
Il materiale utilizzato per costruire il racconto passa attraverso le canzoni, gli scritti e le testimonianze di chi Dalla lo ha conosciuto realmente. Ed è proprio la presenza di Alemanno ad aver permesso di recuperare dettagli, emozioni e frammenti della quotidianità difficilmente rintracciabili nelle biografie. L’obiettivo è "andare oltre il mito e avvicinarsi all’uomo".
Da “Caruso” a “Futura”, le canzoni diventano sinfoniche. Naturalmente ci sarà la musica. E sarà una parte imponente dello spettacolo. La scaletta attraverserà alcuni dei brani più rappresentativi del repertorio di Dalla: “Caruso”, “Tu non mi basti mai”, “Com’è profondo il mare”, “Anna e Marco”, “Futura”, “La casa in riva al mare”, “Cara”, “L’anno che verrà”, “Le rondini”, “La sera dei miracoli” ed “Henna”.
Non saranno però semplicemente riproposti. Gli arrangiamenti originali del maestro Walter Sivilotti sono stati costruiti per l’Orchestra Sinfonica e per mettere in evidenza la ricchezza armonica e melodica della scrittura di Dalla.
A interpretarli saranno due voci molto differenti. Gabriella Martinelli torna così a Sanremo dopo l’esperienza del Festival 2020, arrivata dopo la vittoria di Area Sanremo nel 2019. "Cantare con un’orchestra sinfonica significa diventare parte integrante di un gruppo che suona a vibrazioni delicatissime e potenti allo stesso tempo», racconta. «La voce suona come fosse uno strumento senza limiti".
Per Peppe Voltarelli, invece, cantare Dalla significa inevitabilmente raccontare qualcosa di più grande del singolo artista: "Cantare e raccontare la vita di Lucio Dalla per me significa raccontare l’Italia dell’ultimo mezzo secolo, con la poesia e la forza espressiva di una voce che aveva in sé la dolcezza del mare del Sud e l’ironia di Bologna".
Il suo brano prediletto è “La casa in riva al mare”, ma ciò che più riconosce nell’opera di Dalla è la capacità di rendere contemporanee melodie, parole e atmosfere profondamente legate alla tradizione italiana e mediterranea.
Un’altra tappa nel percorso della Sinfonica dedicato a Dalla. Quella di giovedì non sarà la prima volta in questa estate che la Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo incontra l’universo di Lucio Dalla. Dopo “Qui dove il mare luccica”, progetto che ha attraversato alcune località del Ponente ligure nell’ambito della rassegna “Musica nei Borghi”, l’Auditorium Franco Alfano ospiterà ora un lavoro completamente nuovo. E il tutto avverrà davanti a una platea già esaurita.
Un sold out che accompagna una produzione con la quale la Sinfonica prova ad andare oltre il proprio ruolo tradizionale: non soltanto orchestra chiamata a interpretare un repertorio, ma parte attiva nella costruzione di uno spettacolo nel quale musica, teatro e memoria dialogano.
Sanremo diventa così il luogo della prima assoluta di un racconto che parte dalle canzoni conosciute da intere generazioni per cercare qualcosa che normalmente rimane dietro di esse.
Perché, come emerge dalle parole di chi lo ha conosciuto, raccontare Lucio Dalla significa inevitabilmente fare i conti con il mito. Ma questa volta l’intenzione è differente: lasciare per una sera il mito sullo sfondo e provare a ritrovare Lucio.
























