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Attualità | 28 maggio 2026, 12:50

Baby gang a Sanremo, il CNDDU lancia l’allarme: “Serve un’educazione ai diritti umani contro la violenza”

Dopo l’aggressione a uno studente universitario, il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani denuncia il disagio giovanile e chiede interventi educativi concreti

Baby gang a Sanremo, il CNDDU lancia l’allarme: “Serve un’educazione ai diritti umani contro la violenza”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime forte preoccupazione per il grave episodio di violenza avvenuto a Sanremo, dove uno studente universitario di 23 anni è stato aggredito e rapinato da una baby gang durante una serata di vacanza. Un episodio che, secondo il Coordinamento, non può essere considerato una semplice notizia di cronaca, ma rappresenta il segnale di un disagio sociale e culturale sempre più diffuso tra le giovani generazioni.

Secondo quanto ricostruito, la vicenda sarebbe nata in modo improvviso e apparentemente senza reali motivazioni: due ragazzi avrebbero chiesto semplicemente alcune informazioni prima di essere circondati, minacciati e colpiti con violenza dal gruppo. Per il CNDDU si tratta di una dinamica che evidenzia il fenomeno del “branco”, alimentato da impulsività, desiderio di sopraffazione e ricerca di consenso all’interno del gruppo.

“È una trasformazione inquietante delle relazioni sociali, nelle quali il confronto lascia spazio all’intimidazione e l’identità personale sembra affermarsi attraverso la paura inflitta agli altri”, sottolinea il Coordinamento.

Il CNDDU osserva inoltre con allarme il diffondersi di comportamenti aggressivi che coinvolgono adolescenti e giovani adulti sempre più incapaci di gestire conflitti, frustrazioni ed emozioni attraverso il dialogo. In molti casi, infatti, la violenza appare svincolata da cause reali, assumendo i contorni di una reazione automatica e spettacolarizzata, favorita anche da modelli culturali che esaltano forza, dominio e assenza di empatia.

Non meno rilevanti risultano le conseguenze psicologiche sulle vittime. Le dichiarazioni del giovane aggredito, che racconta di convivere ancora con paura e incubi notturni, dimostrano come gli effetti della violenza vadano ben oltre le ferite fisiche. “Si incrina il senso di sicurezza personale, si altera la fiducia verso gli altri e cresce la percezione di vivere in contesti sociali sempre più ostili”, evidenzia il Coordinamento.

Per il CNDDU è necessario affrontare il fenomeno non soltanto sul piano repressivo, ma soprattutto su quello educativo e culturale. La prevenzione della violenza giovanile richiede infatti investimenti concreti nell’educazione emotiva, nella cultura del rispetto, nella gestione non violenta dei conflitti e nella promozione dei diritti umani come pratica quotidiana di convivenza civile.

Fondamentale, secondo il Coordinamento, il ruolo della scuola insieme a famiglie, istituzioni e realtà territoriali. “La scuola deve tornare a essere presidio di formazione etica e relazionale”, capace di contrastare il progressivo impoverimento del linguaggio affettivo e civile che attraversa parte delle nuove generazioni.

Il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, conclude con un richiamo forte al valore della comunità e della responsabilità collettiva: “Una società che tollera l’umiliazione dell’altro come forma di affermazione personale rischia di perdere progressivamente il senso stesso della comunità. Educare ai diritti umani oggi significa anche ricostruire responsabilità, empatia e rispetto reciproco”.

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