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Attualità | 25 maggio 2026, 07:11

Sanremo, il TAR conferma la demolizione del villino abusivo: vince il comune, respinta la sanatoria di Edil Piossasco

I giudici liguri: l’immobile fu ricostruito con aumento di volume in area vincolata. Nessuna “doppia conformità” né sanatoria paesaggistica possibile

Sanremo, il TAR conferma la demolizione del villino abusivo: vince il comune, respinta la sanatoria di Edil Piossasco

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha respinto il ricorso della società Edil Piossasco contro il Comune di Sanremo, confermando sia il diniego del permesso di costruire in sanatoria sia l’ordine di demolizione delle opere abusive realizzate in un villino di via Duca d’Aosta. La vicenda riguarda un piccolo immobile residenziale acquistato dalla società nel 2008 insieme a un permesso di costruire rilasciato dal Comune per un intervento di “restauro e risanamento conservativo”. Dopo i lavori, conclusi nel 2012, il fabbricato aveva ottenuto anche il certificato di agibilità.

Negli anni successivi, però, l’area (quella a ridosso di zona La Vesca) è stata interessata da un grave movimento franoso. Il Comune aveva dichiarato l’edificio inagibile nel 2021 e la società aveva ottenuto dal Tribunale civile di Imperia una condanna dell’ente al risarcimento dei danni causati dal dissesto. Parallelamente, nel 2023, il Comune di Sanremo aveva effettuato un sopralluogo urbanistico rilevando presunte difformità edilizie rispetto al progetto autorizzato. In particolare, i tecnici comunali contestavano un intervento di demolizione e ricostruzione con aumento di volumetria, oltre a modifiche interne nella distribuzione degli spazi. Da qui la richiesta di sanatoria presentata dalla società nel marzo 2024 e successivamente respinta dal Comune, che aveva quindi ordinato la demolizione delle opere abusive.

Nel ricorso al TAR, la società sosteneva che le differenze riscontrate fossero dovute ai movimenti franosi del terreno e non a interventi abusivi. Contestava inoltre la qualificazione delle opere come “nuova costruzione” e sosteneva che gli interventi rientrassero nelle tolleranze edilizie o comunque fossero sanabili. Il TAR, però, ha condiviso integralmente la ricostruzione del Comune. Secondo i giudici, l’intervento autorizzato come restauro conservativo si era trasformato in realtà in una vera e propria ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione, incompatibile con il titolo originario. La sentenza evidenzia che il fabbricato era stato modificato anche nella forma del tetto e nella sagoma complessiva.

Determinante il verbale di sopralluogo del 9 agosto 2023, ritenuto atto pubblico fidefacente. Dal confronto tra progetto autorizzato e opere realizzate, il TAR ha accertato un aumento della superficie di sedime di oltre 7 metri quadrati e un incremento volumetrico di circa 25 metri cubi, eccedenti persino le tolleranze costruttive previste dalla normativa. Per il collegio, si tratta quindi di opere eseguite in totale difformità dal permesso di costruire, circostanza che comporta obbligatoriamente la demolizione sia sotto il profilo edilizio sia sotto quello paesaggistico. Respinta anche la tesi secondo cui il vincolo paesaggistico sarebbe sopravvenuto rispetto all’intervento. Il TAR ha chiarito che l’area risultava già vincolata prima del rilascio del permesso del 2006 e che, trattandosi di aumento di volume e superficie, non era possibile alcuna sanatoria paesaggistica postuma.

I giudici hanno inoltre escluso che il certificato di agibilità del 2012 potesse valere come sanatoria implicita, ricordando che l’agibilità riguarda sicurezza e salubrità dell’immobile, ma non certifica la regolarità urbanistica ed edilizia. Respinta infine anche l’accusa di sviamento avanzata dalla società, secondo cui il Comune avrebbe avviato il procedimento edilizio solo per sottrarsi agli obblighi risarcitori derivanti dalla causa civile sul dissesto franoso. Per il TAR, l’ordine di demolizione rappresenta un atto dovuto e vincolato in presenza di abusi edilizi accertati. Con la sentenza, il Tribunale amministrativo ha quindi confermato integralmente gli atti del Comune di Sanremo, compensando però le spese di giudizio tra le parti in considerazione della complessità della vicenda.

Carlo Alessi

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