Un incontro nato per ricordare Don Andrea Gallo, ma che ha riportato alla luce anche un pezzo importante di storia televisiva e personale legata a Sanremo. Questo pomeriggio, al Teatro dell’Opera del Casinò, Alba Parietti è stata protagonista dei Martedì Letterari insieme allo scrittore Federico Traversa, nell’appuntamento dedicato al volume Il Vangelo degli ultimi. Un pomeriggio di testimonianze, ricordi e riflessioni che, accanto alla figura del sacerdote genovese, ha fatto emergere un rapporto profondo con la città dei fiori.
Per Alba Parietti, infatti, Sanremo non rappresenta semplicemente una tappa professionale o un luogo simbolo della televisione italiana. È qualcosa di più personale. “Sanremo è la storia della mia carriera, della mia vita. È stata la svolta”, racconta senza esitazioni. Parole che riportano agli anni in cui il Festival di Sanremo rappresentava uno degli appuntamenti televisivi più seguiti e influenti del Paese e che, nel suo caso, hanno segnato un passaggio decisivo. “In questo teatro ho vissuto tre Dopofestival che sono stati fondamentali e importanti: uno con Bruno Vespa e due precedenti con Pippo Baudo”. Il pensiero va poi a uno dei momenti più importanti del suo percorso professionale, quello che lei stessa considera un punto di svolta. “C’era stato un momento di grandissima popolarità nella mia carriera, poi un periodo di calo. Pippo mi chiamò nel 1992 per condurre con lui il Festival di Sanremo insieme a Brigitte Nielsen e Milly Carlucci”.
Un invito che avrebbe cambiato il suo percorso. “Lì devo dire che me la giocai molto bene e grazie a Pippo, a cui sarò eternamente grata, e alle persone che mi vollero fortemente, la mia vita professionale ebbe una svolta definitiva”. È un legame che attraversa anni di televisione, spettacolo e ricordi e che oggi, tornando al Casinò di Sanremo, sembra riannodarsi con naturalezza. Lo stesso teatro che per decenni è stato cuore pulsante di incontri, spettacoli e momenti televisivi continua infatti a custodire una parte importante della storia artistica italiana. L’incontro, però, nasceva soprattutto per ricordare Don Andrea Gallo, figura che Alba Parietti ha descritto con parole molto intime, andando ben oltre il semplice ricordo pubblico. “Andrea è stato in assoluto il mio padre spirituale, ma forse anche un secondo padre. Dopo la morte di mio padre è stato sicuramente un punto di riferimento”.
Nel suo racconto emerge il ritratto di una persona capace di creare legami profondi con chiunque incontrasse. Con un sorriso, la stessa Parietti racconta quasi una sorta di “tradimento” affettivo. “Pensavo di avere un rapporto speciale e unico con lui e in effetti lo avevo. Poi quando sono stata alla veglia e successivamente al funerale ho scoperto che Andrea quel rapporto lo aveva con migliaia di persone. Mi sono chiesta quanti Andrea ci fossero”. Un’immagine che restituisce la dimensione umana del sacerdote genovese. “Ha cambiato il destino di tante persone, ha dato motivi e ragioni di vita, ha cambiato percorsi magari compromessi dalla droga o da situazioni difficili. Non giudicava mai nessuno. Ognuno trovava qualcosa di bello in lui”. Poi il ricordo del primo incontro, nato dai racconti di una persona a lei molto vicina. “Io sono voluta andare a conoscerlo perché un’amica mi parlava continuamente di lui, dei suoi rapporti con persone che avevano bisogno di aiuto, con chi viveva situazioni difficili. Mi descriveva il prete che avrei sempre voluto conoscere”.
Un incontro che, racconta, ha avuto un effetto immediato. “Mi è sempre mancata una figura che mi riconciliasse con la fede cristiana. Quando l’ho conosciuto sono stata letteralmente sedotta dalla sua umanità, dalla sua empatia, dalla sua simpatia, dal suo carisma e dalla sua capacità di giustizia”. Per Alba Parietti Don Andrea Gallo rappresentava un’idea precisa di Chiesa. “Era quello che dovrebbe essere: accoglienza”.

















