La comunità di Taggia ha reso omaggio alla memoria di tre cittadini deportati nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale con la posa delle pietre d’inciampo, simbolo europeo della memoria delle vittime della persecuzione nazifascista.
Le pietre sono dedicate a Matteo Calcina, Alfredo Cesari e Pietro Martini, tre uomini legati al territorio che subirono la deportazione nei lager.
Matteo Calcina, nato nel 1904, fu arrestato ad Arma di Taggia nel dicembre 1944 e deportato a Dachau, dove morì l’8 aprile 1945.
Alfredo Cesari, nato nel 1907, arrestato nell’agosto 1944, fu deportato a Dachau e liberato il 29 marzo 1945.
Pietro Martini, nato nel 1923, fu deportato prima a Dachau, poi trasferito a Natzweiler e infine al sottocampo di Leitmeritz, da cui venne liberato.
La commemorazione si è svolta alla presenza dei familiari e delle autorità civili (tra cui il sindaco Mario Conio e il vice Espedito Longobardi), militari e religiose, insieme ad Anpi e Aned. Le prime pietre sono state posate in via Lercari, davanti alle abitazioni di Calcina e Cesari; successivamente la cerimonia si è spostata ad Arma, in via Colombo, per la pietra dedicata a Martini.
Durante la cerimonia, il sindaco Mario Conio ha ringraziato le associazioni promotrici sottolineando il valore del progetto: "Faccio i ringraziamenti ad ANPI e ANED che hanno ancora una forte sensibilità verso il più debole. La pietra d’inciampo è un simbolo potentissimo: tra pochi minuti imbattersi in questi elementi sarà la normalità. Ora è un simbolo splendente, che col tempo sarà sempre più opaco, con le persone che ci passeranno sopra, ci inciamperanno appunto".
Il primo cittadino ha poi ricordato il contesto storico e il valore dell’impegno civile: "Tante persone sono state portate via in seguito a rastrellamenti, altri sono stati invece più fortunati. Il compito di chi è qui è che non capiti più, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, dove l’arroganza sembra stia diventando il modo di fare politica".
Anche Aned ha ribadito il significato profondo dell’iniziativa: "Siamo qui oggi non solo per deporre le pietre d’inciampo, ma per fare un atto di memoria storica. Le pietre chiedono di fermarci dalla nostra frenesia per avere un momento di riflessione. Posarle è un modo per riportare queste persone a casa, affinché dolore e sofferenza non vengano mai dimenticati".
Un gesto simbolico che restituisce alla città tre nomi e tre vite che la barbarie nazifascista aveva cercato di cancellare, trasformando le strade quotidiane in luoghi di memoria permanente.


































