A due mesi dalla tragedia, l’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice resta sospesa in attesa dei riscontri scientifici. Nonostante l’avvio delle analisi dei Ris lo scorso 31 marzo, al momento non sono emerse novità, così come manca ancora l’esito dell’autopsia.
Un’attesa che pesa soprattutto sulla famiglia: il corpo della bambina, infatti, è ancora a disposizione della Procura e non è stata autorizzata la sepoltura.
Indagini ferme in attesa dei risultati. Le analisi avviate nei laboratori dei Ris di Parma riguardano i campioni raccolti nelle giornate del 16 e 17 marzo tra l’abitazione di Montenero e l’auto della madre. Secondo quanto riferito dall’avvocata Laura Corbetta, legale di Manuela Aiello, non sono ancora arrivati riscontri: “Le analisi sono partite, ma al momento non è emerso nulla”.
Una situazione analoga riguarda anche i primi accertamenti su alcuni indumenti, sui quali sarebbero state individuate tracce riconducibili a materiale ematico, ma senza ancora un’esatta attribuzione.
Autopsia ancora in corso. Parallelamente, resta aperto anche il capitolo dell’autopsia. “Non abbiamo ancora avuto alcun riscontro – spiega Corbetta – il corpo è ancora a disposizione e si stanno svolgendo approfondimenti molto delicati”.
In particolare, gli accertamenti riguarderebbero anche analisi complesse che richiedono tempi tecnici lunghi, motivo per cui non sono previsti aggiornamenti fino alla conclusione degli esami. Un’attesa che prolunga il dolore dei familiari: “È una disperazione – sottolinea la legale – parliamo di una bambina di due anni, e il corpo non è ancora stato restituito”.
La posizione della madre. Dal carcere di Torino, dove è detenuta, Manuela Aiello continua a ribadire la propria innocenza. “Non ha mai toccato le figlie, mai”, afferma l’avvocata Corbetta, spiegando come la donna resti ferma sulla versione fornita fin dai primi giorni. Una posizione che si accompagna a una richiesta precisa: fare piena luce su quanto accaduto. “La mamma è distrutta, ma chiede giustizia e che venga fatta verità sulla morte della figlia”.
La donna, trasferita nel carcere di Torino per motivi di sicurezza, si trova ancora in uno stato di forte fragilità. Secondo quanto riferito dalla difesa, continua a essere seguita dal punto di vista psicologico e sanitario: frequenti accessi in infermeria, assistenza psichiatrica e un supporto costante da parte degli operatori. Un quadro che conferma come lo shock per quanto accaduto non sia ancora stato superato.
Una verità ancora da costruire. Al momento, l’inchiesta resta quindi in una fase di stallo apparente, in attesa di tutti i risultati scientifici: analisi dei Ris, esami del Dna e autopsia. Solo una volta completati tutti gli accertamenti sarà possibile ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
















