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Festival di Sanremo | 26 febbraio 2026, 17:43

76° Festival di Sanremo, Dargen D’Amico ‘Cantautore civile’ : “Rappresento il presente perché è l’unico momento in cui posso agire”

'Ai Ai’ anticipa il disco in uscita il 27 marzo ma apre un dialogo attorno all’intelligenza artificiale. Fabrizio Bosso lo accompagnerà sul palco venerdì sul palco insieme a Pupo: “Non ci siamo mai incontrati, sono curioso di vedere cosa accadrà”

Un ‘Dio Ai’ da disinnescare prima che sia troppo tardi, un dialogo attorno all’intelligenza artificiale per ‘muovere la macchina’ dove realmente serve.

Questa è solo una delle sfaccettature di ‘Ai ai’, il brano con cui Dargen D’Amico è in gara per la settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo.

La sua è la partecipazione numero tre, ma l’emozione resta immutata: “Ti prepari perché sai che stai andando a rappresentare un’istanza musicale presente in questo momento in questo paese ma non puoi prepararti per la kermesse, in qualche modo la kermesse è anche sentire che non sei preparato per quello che sta succedendo. Tento di rappresentare il presente perché è l’unico momento in cui posso agire”.

La musica per l’artista è il luogo in cui spesso ha trovato risposte: “Una figura paterna l’ho trovata nella musica ma non so mai che succede quando mi trovo in questo ambiente, cerco di rappresentare un’idea e di comunicarla”.

‘Ai ai’ anticipa l’uscita del prossimo disco di Dargen D’Amico, ‘Doppia mozzarella’, in uscita il prossimo 27 marzo: “Volevo creare tavolo di dibattito per ragionare tra di noi per capire che il pericolo c’è e per usare l’intelligenza artificiale per ‘fare del bene’”.

Ancora: “Il problema è già dentro di noi, siamo già a un passo dal controllo dell’intelligenza artificiale”.

Ma la narrazione non passa solo dalla musica. Anche gli outfit contribuiscono a portare messaggi importanti per l’artista: “Ogni abito ha una narrazione. Il tentativo è di raccontare anche attraverso la moda, i materiali, le scelte, le fantasie e trame degli elementi che vivono all’interno della canzone. Il primo, il kimono con una stampa che non era legno, raccontava per metafora la storia di Pinocchio, la macchina che vuole farsi uomo, che è quello che succede con l’avanzamento dell’ai. Quello della seconda serata avrei voluto fosse un pastore che attraversa il continente, un senso di unità”.

Se dovesse scegliere tra l’apprezzamento di pubblico e critica, Dargen è pragmatico: “Non ho mai provato nessuno dei due, per rispondere dovrei aver avuto esperienza di almeno uno. Io sono felice se riesco ad accompagnare al massimo delle mie possibilità la mia canzone. Il rapporto con l’essere umano, che sia giornalista, che sia ascoltatore di musica, è il mio fine".

Per la serata cover, salirà sul palco accompagnato da Pupo e da Fabrizio Bosso:“Avevo un’idea di un messaggio che mi sarebbe piaciuto lanciare in questa serata ma avevo bisogno di identità musicali forti, anche distanti tra di loro, per dare la forza del dialogo che è propria della musica. Se io e te siamo molto diversi, quando parliamo di musica troviamo un accordo molto forte. Facevo fatica a trovare artisti disposti a raccogliere il messaggio che volevo lanciare. Stavo per cambiare direzione, mi serviva un brano patrimonio del paese. Allora, Carlo Conti, che ha ascoltato una cosa che avevo scritto, mi ha suggerito che la persona più adatta a trattare quel tema, fosse Pupo. Lui ha accettato sulla fiducia. Un altro elemento per raccontare questa idea di comunione di vedute è Fabrizio Bosso, distante da me tanto quanto Pupo”.

Con il trombettista torinese, però, non si sono mai incontrati: “L’idea - racconta - era di mescolare il significato che ha la musica di ognuno di noi. Volevamo creare una trama unica. Non ci siamo incontrati, non abbiamo mai provato le canzoni insieme. Puoi capire la mia curiosità e il timore di quello che può accadere”.

C’è chi lo definisce ‘Cantautore civile’: “Cantautore per il significato che ha per questo paese no, se intendi che sono autore di quello che canti allora si. Non ho la profondità discografica per definirmi tale. Civile si, mi sento legato a questa società. Molto civile, poco cantautore”.

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