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Al Direttore | 24 febbraio 2026, 07:34

Accoglienza e disagi del Festival: perché qualche sacrificio può diventare un investimento per la città

Una lettrice risponde alle critiche: il Festival di Sanremo non è un corpo estraneo, ma parte dell’identità e dell’economia locale

Accoglienza e disagi del Festival: perché qualche sacrificio può diventare un investimento per la città

La nostra lettrice Valeria ci ha scritto nuovamente, in risposta alla lettera di Teresa per condividere un punto di vista diverso sul tema dell’accoglienza e sui disagi che, puntualmente, accompagnano i giorni del Festival:

"Vorrei spiegare, se ce ne fosse bisogno, che come la signora Barazzetti anch’io lavoro, e come lei arrivo a sera talmente stremata da 'spegnermi' senza neppure accendere la televisione. Non vivo dunque il Festival da spettatrice entusiasta, né da beneficiaria diretta. Eppure credo sia onesto riconoscere che il disagio che ci viene imposto dalla macchina organizzativa è ampiamente compensato da una ricaduta economica importante per la città e per gli addetti ai lavori — categoria di cui non faccio parte, lo sottolineo — e contribuisce inoltre a mantenere, se non addirittura ad aumentare, il valore dei nostri immobili. Il paragone con la riviera romagnola non vuole essere una provocazione, ma un chiarimento. Anche lì vivono e lavorano medici, commercialisti, parrucchieri, commesse: non esistono solo i vacanzieri. Eppure quella comunità ha compreso che il turismo è una delle sue risorse principali e, con pragmatismo, ne accetta anche il rovescio della medaglia, fatto di traffico, rumore e qualche disagio quotidiano. Mi colpisce, invece, lo scarso spirito di accoglienza che talvolta emerge tra noi sanremesi, come se l’evento fosse un corpo estraneo calato dall’alto, e non una parte integrante della nostra identità cittadina e della nostra economia. Nessuno chiede di ignorare i problemi o di non segnalarli; ma tra la critica costruttiva e il rifiuto pregiudiziale c’è una differenza sostanziale. Accogliere non significa rinunciare alla propria routine o ai propri diritti, bensì riconoscere che una città vive anche di compromessi e di scelte collettive. E, talvolta, saper sopportare qualche giorno di disagio può voler dire investire nel futuro di tutti".

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