Sul caso di Nessy Guerra, la cittadina sanremese bloccata in Egitto con la figlia di tre anni, arriva un segnale formale dal piano diplomatico. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelaty ha risposto a una lettera del vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, assicurando la disponibilità del Cairo a collaborare sulla complessa vicenda giudiziaria che riguarda la tutela della minore Aisha.
Secondo quanto riferito dall’agenzia AGI, Abdelaty ha confermato che il caso è “all’attenzione delle autorità egiziane” ed è seguito direttamente a livello istituzionale. Il ministro egiziano ha inoltre fatto sapere di aver già dato seguito alla richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dal Ministero della Giustizia italiano, sottolineando che le decisioni necessarie sarebbero state adottate e che l’Ambasciata d’Italia al Cairo viene regolarmente aggiornata sugli sviluppi e sui provvedimenti assunti. Un passaggio che viene letto come un segnale di apertura sul rafforzamento della cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, in un dossier che da mesi tiene con il fiato sospeso la famiglia della donna e l’opinione pubblica italiana.
La presa di posizione diplomatica arriva in un momento particolarmente delicato sul piano giudiziario. Proprio ieri, infatti, si è svolta un’udienza cruciale del procedimento penale per adulterio a carico di Nessy Guerra, già archiviato in passato e riaperto su denuncia dell’ex marito. Nel corso dell’udienza sono stati depositati documenti e materiali difensivi ritenuti centrali per dimostrare l’estraneità della donna ai fatti contestati. Al termine della sessione, il tribunale ha disposto un rinvio per l’esame approfondito di documenti e memorie, fissando la prossima data al 18 febbraio 2026, giorno in cui è attesa la decisione.
Un passaggio che si inserisce in quella che, per Nessy Guerra, viene definita come una delle settimane più importanti dell’intera vicenda. Accanto al fronte penale, resta infatti aperta anche la partita civile sull’affidamento della figlia, con un sistema giuridico profondamente diverso da quello italiano, in cui la valutazione della condotta personale della madre rischia di incidere in modo determinante sulla sua posizione genitoriale.
In questo contesto, l’intervento della diplomazia italiana assume un peso rilevante. Tajani aveva scritto al suo omologo egiziano proprio per sollecitare la massima collaborazione sul caso, chiedendo attenzione in particolare alla tutela legale della minore. La risposta di Abdelaty, pur ribadendo il rispetto delle procedure giudiziarie egiziane, riconosce ufficialmente il coinvolgimento delle autorità italiane e il canale aperto tra Roma e Il Cairo.
Resta ora da capire se e come questo dialogo istituzionale potrà tradursi in effetti concreti sul piano giudiziario. Intanto, a Sanremo e in Italia, cresce l’attesa per il prossimo passaggio del 18 febbraio, mentre la famiglia di Nessy Guerra continua a chiedere che la vicenda non venga considerata una questione privata, ma un caso che riguarda i diritti fondamentali di una cittadina italiana e di una bambina coinvolta in un contenzioso internazionale complesso e delicatissimo.














