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Attualità | 28 gennaio 2026, 12:25

Tethys compie 40 anni: l’eccellenza italiana che ha svelato le balene nel Mediterraneo e guida la loro tutela

Dalla ricerca pionieristica al Santuario Pelagos: quattro decenni di scienza, conservazione e divulgazione sui cetacei

Il 31 gennaio l’Istituto Tethys, punto di riferimento internazionale per la ricerca e la tutela dei grandi vertebrati marini, celebra quarant’anni di attività. Un traguardo importante per un’eccellenza italiana che ha contribuito in modo decisivo a far conoscere la presenza stabile di balene e delfini nei mari italiani e nel Mediterraneo, e a porre le basi scientifiche per la loro conservazione. Fondato a Milano da Giuseppe Notarbartolo di Sciara, biologo marino, ed Egidio Gavazzi, allora creatore delle riviste Airone e Aqua, Tethys nasce negli anni Ottanta, quando studiare i mammiferi marini era considerato quasi un azzardo. L’obiettivo, però, era chiaro: costruire conoscenza scientifica per proteggere l’ambiente marino. Un’intuizione che oggi trova piena conferma, mentre la scienza riconosce il ruolo fondamentale dei grandi animali marini nell’equilibrio degli ecosistemi e del pianeta.

Le ricerche di Tethys hanno dimostrato, tra l’altro, che le otto specie di cetacei che vivono regolarmente nel Mediterraneo sono geneticamente diverse dalle popolazioni dell’Atlantico: un patrimonio unico ma fragile, minacciato da traffico navale, inquinamento, catture accidentali, rumore subacqueo e perdita di habitat. Un contributo chiave dell’Istituto è stato anche la nascita del Santuario Pelagos, il principale hotspot di balene e delfini del Mediterraneo nord-occidentale. L’idea di un’area marina transnazionale dedicata ai cetacei fu proposta per la prima volta proprio da Tethys e nel 2002 portò alla creazione della prima area protetta al mondo per i cetacei al di fuori delle giurisdizioni nazionali, grazie all’accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Oggi l’impegno continua con il Consorzio Pelagos, progetto quadriennale coordinato da Tethys e finanziato dalla Fondazione Alberto II di Monaco, che punta a rafforzare la conservazione attraverso cooperazione internazionale, innovazione scientifica, coinvolgimento delle comunità locali e azione politica.

Grazie a programmi di lungo periodo come il Cetacean Sanctuary Research e lo Ionian Dolphin Project, avviati nei primi anni Novanta, Tethys detiene le più lunghe serie di dati sui cetacei nel Mediterraneo: oltre 5.700 giorni in mare, distanze percorse pari a più di sette volte e mezzo la circonferenza dell’Equatore e circa 800 pubblicazioni scientifiche. «Quarant’anni fa parlare di balene nel Mediterraneo sembrava quasi un’utopia», afferma Simone Panigada, presidente dell’Istituto Tethys. «Oggi sappiamo che questi animali non solo vivono stabilmente nei nostri mari, ma svolgono un ruolo chiave negli equilibri degli ecosistemi marini. Questo anniversario non è solo una celebrazione del passato, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità».

Accanto alla ricerca, Tethys ha sempre puntato sulla divulgazione e sul coinvolgimento diretto del pubblico: oltre 7.500 persone hanno partecipato alle attività in mare come citizen scientists, affiancando i ricercatori. Un modo concreto per trasformare la conoscenza in consapevolezza e azione, affinché la tutela dei cetacei e del Mediterraneo sia davvero un impegno condiviso.

Carlo Alessi

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