Il prossimo 28 gennaio si terrà in Egitto un nuovo processo per adulterio nei confronti di Nessy Guerra, cittadina italiana originaria del Ponente ligure e madre di una bambina di 3 anni. Un procedimento che riapre una vicenda giudiziaria complessa e controversa, già archiviata due volte in passato su richiesta della pubblica accusa, ma che torna ora davanti a un tribunale con possibili conseguenze penali e civili. La giovane sanremese, infatti, rischia fino a 4 anni di carcere.
Il procedimento nasce da una denuncia presentata dall’ex marito, che in passato aveva già tentato senza successo di ottenere la condanna della donna per lo stesso reato. Nonostante le precedenti archiviazioni, Nessy Guerra era stata comunque sottoposta a misure restrittive, trascorrendo anche giorni in carcere prima del rilascio in attesa di giudizio, secondo le procedure previste dall’ordinamento locale.
Il nuovo processo si fonda su dichiarazioni testimoniali che, secondo la difesa, presentano elementi di contraddizione rispetto alle precedenti versioni rese agli inquirenti. Una delle testimonianze già utilizzate in passato aveva infatti escluso l’esistenza dei fatti contestati, portando all’archiviazione del caso.
“La cosa più grave – spiega Agata Armanetti, legale di Nessy Guerra – è che si torna a processo su fatti che erano già stati ritenuti non procedibili, e che oggi vengono riproposti attraverso dichiarazioni che in passato erano state smentite dagli stessi soggetti coinvolti”. In particolare, uno dei testimoni indicati come presunto amante aveva inizialmente escluso qualsiasi relazione, contribuendo all’archiviazione del caso. Ora, sempre secondo la difesa, quella versione sarebbe stata modificata, consentendo la riapertura del procedimento.
Accanto al procedimento penale, il caso ha anche ricadute dirette sul piano civile. Il 2 febbraio è infatti fissata un’udienza legata all’affidamento della minore, inizialmente disposto a favore della nonna paterna. Un passaggio particolarmente delicato, perché il giudizio sulla condotta personale della madre potrebbe incidere sulla valutazione della sua idoneità genitoriale, secondo criteri profondamente diversi da quelli previsti dall’ordinamento italiano.
È proprio questo uno degli aspetti più critici della vicenda: comportamenti risalenti nel tempo, antecedenti alla relazione matrimoniale e non penalmente rilevanti in Italia, rischiano di essere utilizzati come elementi decisivi in un contesto giuridico fondato su parametri culturali e normativi estranei al sistema democratico italiano. In Italia, l’adulterio non è un reato e la valutazione della capacità genitoriale si basa esclusivamente sull’interesse superiore del minore.
“In Italia l’adulterio non è un reato – osserva Armanetti – e la capacità genitoriale non può essere messa in discussione sulla base di comportamenti personali risalenti a molti anni prima, o su scelte di vita che non incidono in alcun modo sul benessere del minore”.
Nel frattempo, Nessy Guerra vive in una condizione di forte isolamento e precarietà, assistita dalla famiglia, che ha avviato una mobilitazione pubblica per chiedere l’intervento delle istituzioni italiane. I genitori della donna si trovano attualmente con lei all’estero e stanno sostenendo spese ingenti per garantire protezione e assistenza alla figlia e alla nipote, arrivando anche a mettere in vendita beni di famiglia a Sanremo.
Sul piano istituzionale, la famiglia e i legali sottolineano l’assenza di una convenzione di estradizione tra Italia ed Egitto, che limita fortemente i margini di intervento della magistratura italiana. Le richieste avanzate negli ultimi mesi non hanno avuto esito, poiché la decisione finale spetta alle autorità del Paese in cui si trova la persona interessata, ossia l'ex marito di Nessy.
“Qui non siamo di fronte a una semplice controversia familiare – conclude la legale – ma a un caso che presenta tutti i tratti della violenza di genere, con una donna la cui credibilità viene sistematicamente messa in discussione come persona e come madre. È una cittadina italiana e lo Stato non può voltarsi dall’altra parte”.
A pochi giorni dall’udienza del 28 gennaio, la vicenda di Nessy Guerra resta aperta e seguita con attenzione, sia per le conseguenze penali immediate sia per le ricadute sul procedimento civile legato all’affidamento della figlia. Un caso che continua a richiamare l’attenzione sulla tutela dei cittadini italiani coinvolti in procedimenti giudiziari all’estero.














