Un lungo nastro di terra, pietre, plastica, vetri e altri materiali sparsi per quasi un chilometro lungo l’argine sinistro del torrente Argentina. È lo scenario che negli ultimi giorni ha sorpreso residenti e frequentatori della pista ciclabile di Taggia, in particolare nella zona del parco fluviale, dove i detriti sono comparsi all’improvviso, stando alle testimonianze raccolte. I cumuli sono stati abbandonati tra gli alberi e in alcuni casi hanno letteralmente ricoperto panchine e tavoli di legno, alterando la fruibilità dell’area verde e sollevando dubbi sulla natura e sulla provenienza del materiale.
La presenza dei detriti si interrompe pochi metri prima della zona industriale, in un tratto che corre parallelamente alla ferrovia di Taggia. I primi rilievi visivi mostrano accumuli disordinati, posizionati come se fossero stati scaricati rapidamente, senza alcuna logica. Una situazione che ha fatto scattare le prime reazioni indignate da parte dei residenti tabiesi. "Decine e decine di cumuli di terra, pietre, plastica, vetro e altro materiale abbandonati, sopra le aiuole, a coprire anche panchine e tavolini. È una nuova discarica? Complimenti a chi ha avuto questa brillantissima idea. E ora? Rimane lì? Per quanto tempo?" sottolinea un cittadino, ricordando anche un precedente disservizio nella stessa area, quando un tubo danneggiato aveva lasciato scorrere acqua per mesi prima della riparazione. Al momento, però, il nodo principale resta l’origine della terra: non c’è alcuna certezza che provenga da un cantiere né che si tratti dello scarico ripetuto di un privato.
Il gruppo consiliare “Progettiamo il Futuro” ha formalizzato la questione con un’interrogazione depositata lo scorso 18 novembre, nella quale vengono elencati i punti critici dell’episodio. Il documento segnala appunto la presenza di circa venti cumuli di terra distribuiti per circa ottocento metri, collocati sulle aiuole tra il percorso ciclopedonale e l’argine del torrente. L’interrogazione sottolinea l’assenza di qualsiasi delimitazione o segnaletica di cantiere, evidenziando un potenziale rischio per i passanti e ponendo domande precise sulla natura del materiale depositato, sulla sua provenienza e sulla possibilità che possa contenere sostanze inquinanti. Come si legge nel documento, viene inoltre chiesto se il deposito sia stato autorizzato, se abbia comportato costi per l’ente, se siano stati verificati eventuali danni ai manufatti comunali e quali opere di ripristino si intendano adottare.
Nel testo, infine, il gruppo consiliare sollecita l’amministrazione a chiarire perché non sia stata predisposta alcuna misura di sicurezza e quali interventi siano previsti per riqualificare un’area che, come evidenziato nella stessa interrogazione, “versa da tempo in uno stato di incuria”. La questione dovrebbe arrivare in discussione nel consiglio comunale di fine novembre, dove arriveranno maggiori informazioni. Nel frattempo, l’episodio continua a sollevare interrogativi tra residenti e associazioni ambientaliste, che temono possibili danni all’ecosistema del parco fluviale e chiedono un intervento rapido per evitare che i cumuli si trasformino in un degrado permanente.


























































