"Il Dna non è acqua", citando Andrea Scanzi, e all’Ariston si è visto. Lorenzo Luporini, nipote di Giorgio Gaber, ha superato a pieni voti la sua prima serata da conduttore del Premio Tenco. Ironico, spontaneo e al tempo stesso elegante, ha saputo gestire il palco con una leggerezza che ha ricordato quella del nonno, senza mai cadere nella tentazione del confronto. Accanto a lui Antonio Silva, anima storica del Tenco, in un duetto perfettamente bilanciato tra esperienza e freschezza. “Buona la prima”, verrebbe da dire, anche per l’eredità che Luporini porta dentro e che ha voluto affrontare con umiltà. Quarant’anni dopo l’ultima apparizione di Gaber sul palco del Tenco, suo nipote ne ha raccolto il testimone in modo naturale, con quella curiosità e quella fame di parola che sono da sempre l’essenza del cantautorato.
A dialogare con lui, poco prima di consegnare i premi Tenco a Lucio Corsi, è stato Andrea Scanzi, che ha firmato uno dei passaggi più lucidi di questa edizione: “Esiste ancora il cantautorato? Esiste, ma bisogna farlo emergere. Oggi resta sotto traccia, la televisione e la radio non gli dedicano spazio, ma il talento c’è, eccome. Molte volte non ce ne accorgiamo. Oggi tutto è diventato facile, ma la musica che piace a noi esige attenzione: la canzone d’autore non è intrattenimento, devi essere forte per ascoltarla davvero”.
Parole che hanno risuonato come un manifesto per questa edizione “Con la memoria”, dove la canzone diventa un atto di pensiero, una forma di resistenza. Sul palco del Tenco, Luporini lo ha dimostrato: raccontare, dialogare, emozionare senza strafare è ancora possibile. Il futuro della canzone d’autore, a giudicare da questa prima serata, passa anche da lì — da chi sa ricordare e, allo stesso tempo, guardare avanti.
(Foto Erika Bonazinga)




















