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Attualità | 24 ottobre 2025, 07:03

Sanremo, le parole di Amilcare Rambaldi nel 1981 risuonano oggi più che mai: “Scrivete canzoni per la pace”

L’appello lanciato dal fondatore del Club Tenco durante l’edizione del 1981 torna d’attualità in un mondo attraversato da guerre e tensioni, dall’Ucraina a Gaza

Sanremo, le parole di Amilcare Rambaldi nel 1981 risuonano oggi più che mai: “Scrivete canzoni per la pace”

Quarantatré anni dopo, le parole di Amilcare Rambaldi al Premio Tenco del 1981 suonano come un monito di sorprendente attualità. Il messaggio, riprodotto ieri durante la prima serata della rassegna al Teatro Ariston, ha emozionato il pubblico, riportando al centro il valore più profondo della musica d’autore: quello di parlare al mondo con sincerità e coscienza.

Allora, il fondatore del Club Tenco e “padre nobile” della canzone d’autore italiana aveva lanciato un appello universale che oggi, in un mondo lacerato da nuovi conflitti, torna a vibrare con forza: “Noi, operatori musicali ed artistici, riuniti a Sanremo, in nome del nuovo cantone, facciamo appello agli autori e compositori di tutto il mondo perché ognuno di essi scriva una canzone dedicata alla pace, che riaffermi e celebri con sincera voce i valori dell’amicizia e della collaborazione tra i popoli. Premio Tenco, 5 settembre 1981".

Era un tempo diverso, eppure straordinariamente simile al nostro. Il mondo usciva da un decennio segnato da tensioni politiche e guerre, e l’Italia cercava nella musica una voce di libertà e dialogo. Rambaldi aveva intuito che la canzone d’autore poteva essere più di un semplice linguaggio artistico: un atto di resistenza morale, uno strumento per unire invece che dividere.

Oggi, nel 2025, quell’invito risuona con la stessa urgenza. In Europa infuria ancora la guerra in Ucraina, mentre alle porte del Mediterraneo, a Gaza, il conflitto continua a devastare vite e coscienze. In un’epoca in cui le parole vengono spesso distorte o piegate alla propaganda, l’appello di Rambaldi alla “sincera voce” degli artisti assume il valore di una profezia laica, un richiamo all’etica della parola e della musica.

Il Tenco, del resto, non ha mai smesso di raccogliere quell’eredità. Lo testimoniano le scelte di questi anni, la sensibilità per i diritti umani, le collaborazioni con realtà come Amnesty International e i premi dedicati ad artisti che hanno fatto della libertà d’espressione una missione, anche a rischio della propria vita.

Rileggere oggi il messaggio del 1981 significa riscoprire l’essenza stessa del Premio Tenco: un luogo dove la canzone incontra la coscienza, dove la musica può ancora, come scriveva Rambaldi, “riaffermare e celebrare l’amicizia tra i popoli”.

Perché forse la pace non si costruisce solo nei palazzi della diplomazia, ma anche — e soprattutto — tra le note di chi, da Sanremo al mondo, continua a credere nel potere delle parole giuste.

Andrea Musacchio

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