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Attualità | 04 giugno 2025, 13:50

‘Formare gli sguardi’: il cinema come ponte per l'inclusione giovanile, un progetto dell'IIS Fermi Polo Montale di Ventimiglia

L'Istituto della città di confine conclude la seconda edizione dell'iniziativa che promuove uno sguardo più inclusivo attraverso l'audiovisivo e il cortometraggio ‘Te lo dico apertaMENTE’ sul disagio adolescenziale

‘Formare gli sguardi’: il cinema come ponte per l'inclusione giovanile, un progetto dell'IIS Fermi Polo Montale di Ventimiglia

Giunge alla sua conclusione la seconda edizione del progetto Formare gli sguardi: educazione al linguaggio audiovisivo e cinematografico attraverso le lenti dell’inclusività, realizzato dall’IIS Fermi Polo Montale di Ventimiglia, sotto la dirigenza della Dott.ssa Maria Grazia Blanco, in partnership con l’associazione Women in Film, Television & Media Italia e Sapienza Università di Roma. Vincitore del Bando ministeriale “Cinema e Immagini per la Scuola”, il progetto si è proposto in entrambe le sue due edizioni (2023-24 e 2024-25) di riflettere sulle rappresentazioni mediatiche delle categorie marginalizzate, con un occhio di riguardo alla parità di genere e alla disabilità fisica e cognitiva, attraverso una formazione e un laboratorio di produzione audiovisiva per gli studenti, una formazione alla didattica dell’audiovisivo per i docenti e una rassegna cinematografica presso il Cinema olimpia di Bordighera sui temi della diversità, dell’equità e dell’inclusione.

Un anno di lavoro e sensibilizzazione della comunità scolastica e della cittadinanza che si è chiuso con una lezione davvero speciale presso Sapienza Università di Roma, che si ringrazia sentitamente per l’ospitalità: le ragazze e i ragazzi del laboratorio di produzione audiovisiva del progetto hanno presentato il breve docufilm da loro ideato e realizzato, “Te lo dico apertaMENTE”(https://www.youtube.com/watch?v=Ek1AnPQ9eYg) con l’intento di restituire il loro specifico punto di vista sul disagio psicologico e il disturbo psichiatrico adolescenziale, tema su cui il progetto si è focalizzato in questa sua seconda edizione.

Una tavola rotonda ha aperto il pomeriggio con un confronto sulla rappresentazione delle diversità e la necessità di uno sguardo più inclusivo nelle industrie mediali, tra produzioni internazionali e italiane. Il dibattito, coordinato dalla prof.ssa Romana Andò, docente di Audience Research, Sapienza Università di Roma, Responsabile scientifica del progetto, ha visto gli interventi di Ludovico Bessegato – regista e showrunner, Mauro Pallagrosi – psichiatra e psicoanalista, Domizia De Rosa – presidente Women in Film, Television & Media Italia, Pietro Turano – attore, attivista e vicepresidente Arcigayroma. Dopo è stata la volta degli studenti e delle studentesse del laboratorio Formare gli sguardi che, insieme al filmmaker Simone Caridi, alle ideatrici e coordinatrici del progetto, Ambra Saitta – docente di Lettere dell’IIS Fermi Polo Montale di Ventimiglia - e Federica Nicchiarelli – responsabile Area Formazione WIFTMI –  e Simona Giaconella – Social Media Manager del progetto, hanno presentato il loro intenso racconto per immagini: l’isolamento da smartphone, l’ansia da prestazione scolastica e standard di bellezza e perfezione troppo elevati e irrealistici sono stati i temi su cui si sono concentrati, raccontando di un disagio che negli ultimi anni è cresciuto sempre più, spesso venendo ridimensionato dal mondo adulto della famiglia e della scuola. Il loro docufilm ha voluto dunque innescare un dialogo: sia con gli adolescenti coetanei, perché la vergogna del disagio sia superata con un esempio di espressione e condivisione del malessere, sia col mondo degli adulti, genitori e educatori, rispetto ai quali spesso ci si percepisce invisibili. Le fasi di scrittura del cortometraggio, la scoperta degli attrezzi e dei mestieri del cinema, la bellezza di lavorare in team per una sintesi narrativa collettiva, sono stati i punti di forza di un’esperienza che i ragazzi e le ragazze del laboratorio hanno avvertito come arricchente soprattutto sotto il profilo umano, per tutti e tutte: raccontare e raccontarsi per non rimanere invisibili ed esistere, questo è stato il loro insegnamento.

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