“Mesi or sono avevo pubblicato un articolo inerente alla scoperta sulle alture di Castelvittorio di un menhir e un altare sacrificale nei pressi di una sorgente lasciando in sospeso di fare una relazione in merito al ritrovamento sul luogo di un'ascia in pietra dura levigata. Un manufatto di calcare marnoso che rimanda al periodo Neolitico di grande interesse per l'accurata scelta della materia prima con una lavorazione molto evoluta”. Così scrive Andrea Eremita nel presentare la sua nuova scoperta.
“Un oggetto raro di prestigio che mi ha fatto subito pensare, visto il luogo del ritrovamento, che altro non poteva essere che una offerta votiva da mettere in relazione al Culto delle Acque, nel caso specifico delle sorgenti - prosegue - la consuetudine di lasciare oggetti di pregio come offerta nei corsi d'acqua, laghi e sorgenti, trova un parallelo in tutte le società preistoriche e protostoriche d' Europa. Sentimento religioso profondamente radicato nell'estremo Ponente Ligure dalla più remota antichità. con episodi di continuità in epoca romana e nella trasposizione cristiana”.
“Come è previsto dalla normativa vigente l'ascia è stata consegnata alla direttrice del museo archeologico MAR di Ventimiglia dopo di che, mi è stato restituita in quanto ritenuta oggetto di nessun interesse, risultato di una perizia fatta da un archeologo esperto di reperti preistorici - conclude - avrei molto ma molto da dire sul finale di questa assurda vicenda dovuta al fatto che in certi ambienti la parola d'ordine è quella di non dare credito e di continuare con un silenzio assordante a mettere in ombra i risultati di lunghi anni di ricerche archeologiche di un passato glorioso che ci appartiene”.


















