“Era una situazione che attendavamo e che non ci coglie impreparati. E’ sicuramente un decreto che rende merito al nostro operato, perché conferma che la società ha diminuito i debiti ed è in grado di camminare da sola senza arrecare danni”.
Sono le parole di Gianalberto Mangiante, presidente del Cda di Rivieracqua, a poche ore dalla decisione del tribunale di Imperia, che ha disposto la revoca dell’ammissione di Rivieracqua al concordato preventivo, procedura cui la società era stata ammessa un anno fa, a causa dell’eccessiva durata della procedura stessa, nonostante la società e la Procura della Repubblica, avessero chiesto al Tribunale la prosecuzione del concordato nell’interesse dei creditori.
Il Tribunale ha chiarito che l’eccessiva durata della procedura è l’unica ragione di revoca del concordato in quanto “allo stato non vi sono elementi sufficienti per suffragare la tesi che siano state poste in essere attività ostative alla corretta informazione dei creditori e concretamente lesive dei loro interessi”.
“Adesso spiegheremo il passaggio – ha terminato Mangiante - anche se tutto resta invariato e noi vogliamo pagare i creditori nella loro totalità. La revoca riguarda aspetti, che prescindono dall’operato di Rivieracqua. Noi ne prenderemo atto e tutto proseguirà come prima. Sicuramente avremo delle tempistiche allungate ma, come detto dal tribunale, Rivieracqua sta in piedi da sola”.
In questa situazione, Rivieracqua nelle prossime settimane, e subordinatamente alla predisposizione del piano d’ambito da parte del Commissario ad Acta, formulerà una proposta a tutti i creditori che, riprendendo il piano concordatario, grazie anche alla riduzione dei valori di riscatto dei beni appartenenti ai gestori cessati a seguito dei decreti di trasferimento emessi dal Commissario ad Acta, prevedrà la prosecuzione dell’attività e il pagamento dei creditori in percentuale altissima, se non integrale.














