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Politica | 11 maggio 2021, 07:31

In un lungo intervento le motivazioni del no all'ospedale unico di Rifondazione Comunista di Imperia

"Dubbi e incertezze come ormai siamo abituati a leggere dal 2007, data in cui all’Università di Imperia (presenti l’allora ministro Claudio Scaiola e l’allora presidente della Regione Claudio Burlando) fu presentato per la prima volta il progetto dell’ Ospedale Unico”.

In un lungo intervento le motivazioni del no all'ospedale unico di Rifondazione Comunista di Imperia

“Dalle dichiarazioni recenti apparse sui media locali circa la realizzazione dell’Ospedale Unico provinciale, emergono approssimazione, dubbi e incertezze come ormai siamo abituati a leggere dal 2007, data in cui all’Università di Imperia (presenti l’allora ministro Claudio Scaiola e l’allora presidente della Regione Claudio Burlando) fu presentato per la prima volta il progetto dell’ Ospedale Unico”.

Inizia in questo modo il lungo intervento della federazione di Imperia di Rifondazione Comunista, che dice no all’ospedale unico a Taggia. “Questi alcuni passaggi emblematici: approvazione della variante urbanistica per individuare (ancora) l’area idonea dove fare l’ospedale, valutazioni (ancora) di impatto ambientale da parte della regione per una struttura posta nelle vicinanze del torrente argentina in una zona a rischio esondabilità, la realizzazione del piano di espropri (quando) per chi abita nella zona a monte della Stazione ferroviaria di Taggia, i tempi (?) per l’assegnazione del bando, il costo dell’opera almeno 275 mln di euro compresi gli arredi ma con quali risorse? L’ipotesi Inail è ancora valida oppure si attingerà dall’inesauribile Recovery fund? E nel frattempo la realizzazione del prolungamento dell’Aurelia bis da Taggia a Imperia. Su quale tracciato? In quali tempi? Sempre col Recovery fund? E quanti posti letto sarebbero previsti ? Ci sarebbero nuovi reparti oltre a quelli presenti? E il presidio di Bordighera, privatizzato, come sarà dimensionato? Avrà il Pronto Soccorso come andava sostenendo l’ex assessore Viale? Con quali reparti e quanti posti letto? Cosa resterebbe a Imperia dopo la chiusura dell’ospedale? Insomma tanti interrogativi cui non seguono  risposte né univoche né puntuali per cui né i cittadini e né molti amministratori pubblici hanno la possibilità di esprimersi su un progetto a dir poco fluido”.

Ecco le ragioni del no di Rifondazione Imperia alla costruzione dell’ospedale unico a Taggia e alla chiusura dei presidi di Sanremo e Imperia.

RAGIONI CLINICHE:
- mancato rispetto del numero di posti letto per acuti. Nel nuovo ospedale di Taggia ne sarebbero previsti 618 ma al netto dei letti di riabilitazione, SPCR, letti tecnici (culle, emodialisi, LPI ) e letti recupero fughe per un totale di 181, in realtà si riducono a 437! I 200 posti letto mancanti per arrivare a 640 (coefficiente 3x1000 abitanti) sarebbero tutti nel nuovo ospedale di Bordighera? (ma dove è scritto?)
- prevede 44 letti di riabilitazione che sommati a quelli attualmente presenti nelle RSA in regime di convenzione non raggiungerebbero i 150 posti previsti (0,7 x mille abitanti su una popolazione della nostra  provincia di circa 215mila abitanti);
- sarà per davvero un ospedale di eccellenza visto che non sono previste nuove specialità anzi non ci sono più né la Chir vascolare  né la SC di Gastroenterologia entrambe accorpate su Santa Corona? E con una Angiografia interventistica che ovviamente sarà molto ridimensionata proprio per la mancanza della Chirurgia Vascolare;
- non crediamo che l’ospedale unico risolverà uno dei più importanti problemi dei cittadini utenti: le liste di attesa per esami strumentali, visite specialistiche, prestazioni in Pronto Soccorso, interventi chirurgici in elezione, ricoveri programmati, accesso a posti di riabilitazione;
- non eliminerebbe il problema delle fughe di pazienti fuori regione
- l’accorpamento dei reparti in un unico stabile comporterà problemi per i cittadini nel visitare e confortare i propri congiunti ricoverati. Molti ambulatori, attualmente presenti nei presidi di Sanremo e Imperia, saranno accorpati nell’Ospedale Unico anche perché il palasalute di via Acquarone a Imperia è già essenzialmente tutto occupato e quello di Sanremo a Baragallo è  ancora non funzionante e privo di un adeguato numero di parcheggi. Quindi i cittadini dovranno fare ben più lunghi spostamenti per accedere a semplici prestazioni ambulatoriali. A questo proposito occorre sottolineare che il graduale svuotamento dell’Ospedale di Albenga, declassato a ‘Punto di primo intervento’, ha fatto sì che molti cittadini del ponente della provincia di Savona afferiscano all’attuale Ospedale di Imperia;
- i letti di emodialisi a Imperia dove andrebbero? Al palasalute di via Acquarone? Nell’Ospedale Unico (ma ne sono previsti solo 20) e quelli attuali di Sanremo? Di sicuro il trattamento emodialisi,  che prevede una circolazione extracorporea del sangue, andrebbe erogato laddove c’è una struttura che preveda un PS con servizi di radiologia-laboratorio analisi H24, emoteca, Cardiologia e Rianimazione anche perchè il paziente emodializzato è affetto da pluripatologie.

RAGIONI  TECNICHE
- Scadente viabilità, lunghi tempi di percorrenza sulla Statale Aurelia, profonde vallate nell’entroterra (val Roia, val Nervia, valle Argentina, valle Impero e Arroscia).
- progetto che ha 2 piani interrati, previsto a ridosso del torrente Argentina in zona a medio rischio di esondabilità.

RAGIONI  ECONOMICHE
- il costo dell’opera, salvo prevedibili aumenti in corso, sarebbe di 225 mln ai quali occorre aggiungere 45 mln per l’acquisto di arredi e dotazioni strumentali diagnostico-terapeutiche. Fino all’autunno scorso sembrava che 45 mln sarebbero arrivati dal Ministero (?) e i 225 mln sarebbero stati finanziati dall’INAIL ad un tasso fisso del 2,5% da restituire in 30 anni. Facendo due conti ne scaturirebbe una rata annuale di almeno 10,5 mln di euro. Soldi che di gran lunga superano quelli destinati annualmente agli interventi di ristrutturazione  sui presidi esistenti (che per altro sono fonte di lavoro e occupazione per il territorio) e che quindi verranno sottratti a servizi sanitari e personale già in sofferenza. Inoltre non ci è stato chiarito se alla  fine dei 30 anni l’ente pubblico potrà entrare in possesso del manufatto oppure ci sarà da pagare un ulteriore riscatto.

“Che fine farebbero – si chiede il partito imperiese - il Borea di Sanremo, Villa Spinola e lo stabile di Imperia in via Snt’Agata? Sarebbero svenduti per una nuova speculazione edilizia?”

“Insomma – prosegue Rifondazione - giunti ormai a quasi 14 anni dalla presentazione del progetto ospedale unico, la proposta di riconfigurazione della rete ospedaliera dell’ASL1 resta alquanto confusa, mutevole e poco chiara nella sua sostenibilità economica; fermo restando che la rete assistenziale territoriale è ancora gravemente insufficiente e che i problemi di viabilità sono gli stessi di 14 anni  fa con soli 8 km di Aurelia bis tra il Comune di Taggia e Sanremo. Abbiamo cercato di evidenziare le principali criticità che ci hanno spinto e ci spingono ancora di più proprio in periodo di pandemia a dire ‘no’ alla costruzione di un ospedale Unico che comporti la  chiusura dei presidi di Imperia e Sanremo. Noi crediamo che in questa fase ogni nuova risorsa finanziaria sia da impiegare:
- per il rispetto delle piante organiche , adeguando il numero di medici, infermieri e OSS attualmente in grave e prolungata sofferenza. Sulla questione del reperimento del personale sanitario, nella nostra provincia medici e infermieri possono essere attirati o incentivati a restare, non costruendo un nuovo ospedale ma garantendo il rispetto delle proprie professionalità e competenze, un’adeguata formazione continua, un contratto a tempo indeterminato ed evitando massacranti turni aggiuntivi;
- per l’abbattimento delle liste di attesa riducendo l’esagerata forbice che esiste tra lista istituzionale e lista intramoenia e per evitare che il cittadino si rivolga ormai sempre più spesso a prestazioni private o rinunci alle cure;
- per la formazione e aggiornamento continuo del personale sanitario;
- per la medicina del territorio: l’assistenza domiciliare integrata e le ‘unità speciali di continuità assistenziale’ per la presa in carico di ogni paziente nei vari percorsi clinici (diagnostico, terapeutico e riabilitativo), le ‘unità complesse di cure primarie’, queste ultime  introdotte dal Governo Monti 2012, avrebbero dovuto ridurre, usiamo il condizionale perché non ne vediamo traccia, gli accessi ai PS soprattutto per i codici bianchi e verdi. Per il potenziamento dei Centri di Igiene Mentale, per il contrasto alla disabilità e alle dipendenze, per i consultori;
- per l’adeguamento dei letti di riabilitazione e di quelli convenzionati nelle RP (residenze protette) anche allo scopo di decongestionare i reparti per pazienti acuti;
- per la medicina preventiva;
- perché si arrivi, per ogni paziente, ad un dossier elettronico sanitario, di facile accesso pur nel rispetto della privacy, almeno su base regionale e che comprenda tutte le prestazioni sanitarie (ricoveri, esami, visite) anche quelle erogate da strutture private o private convenzionate”.

“E per concludere – termina Rifondazione - al padiglione A dell’ospedale di Imperia sono finalmente partiti da alcune settimane i lavori di ripristino delle facciate più la stabilizzazione  dei piani fuori terra e l’ampliamento del Pronto Soccorso”.

Redazione

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