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Attualità | 11 marzo 2021, 07:11

50 anni dall'abrogazione della legge che vietava la propaganda dei contraccettivi, un video di tre ex studenti dell'artistico di Imperia per l'AIED

"Nel video si vedono due ragazze che parlano di metodi contraccettivi, ma ogni volta che pronunciano la parola 'pillola' o 'preservativo', interviene un bip di censura. Un tempo era così, immaginate se lo fosse ancora, ma grazie alle battaglie possiamo parlarne", spiega la regista, Nadia De Velo

50 anni dall'abrogazione della legge che vietava la propaganda dei contraccettivi, un video di tre ex studenti dell'artistico di Imperia per l'AIED

Tre ex studenti dell'artistico di Imperia hanno realizzato un video che celebra i 50 anni dall'abrogazione della legge che vietava la propaganda dei metodi contraccettivi. Il filmato, la cui regia è stata firmata da Nadia De Velo, giovane di Albenga che ha studiato all'artistico di Imperia, è stato promosso dall'AIED Albenga (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica) e poi utilizzato dall'AIED nazionale per celebrare l'anniversario.

"AIED ha lottato per ottenere l'abrogazione di questa legge, così, visto che tenevano particolarmente a ricordare l'anniversario, mi hanno commissionato il filmato", spiega Nadia a Imperia News. Al video hanno collaborato anche altri due ex studenti dell'artistico, Silvia Ferrari, che si è occupata della realizzazione dei disegni e Gianluca Repetto, che ha realizzato il sound design. Hanno collaborato al video anche Sara Zangari, voce narrante, Giorgia La Ganga e Alberto Zucchino, questi ultimi alla colorazione dei disegni.


"Nel video si vedono due ragazze che parlano di metodi contraccettivi, - continua Nadia - ma ogni volta che pronunciano la parola 'pillola' o 'preservativo', interviene un bip di censura. Un tempo era così, immaginate se lo fosse ancora, ma grazie alle battaglie oggi possiamo parlarne liberamente".

"50 anni fa, - si legge in una nota dell'AIED di Albenga - grazie all’azione politica dell’AIED, la Corte Costituzionale abroga con una sentenza del 10 marzo del 1971 l’art. 553 del Codice Rocco che vietava e puniva 'la propaganda dei mezzi atti a impedire la procreazione'. Il resto del Titolo X (Reati contro l’integrità e la sanità della stirpe) sarà invece abrogato nel 1978 con l’approvazione della legge 194 sull’aborto. Fu così che in quegli anni fu riconosciuta anche in Italia e poté essere finalmente commercializzata come mezzo contraccettivo la pillola anticoncezionale, che rese le donne per la prima volta nella storia dell’umanità padrone del proprio corpo e della propria sessualità, indipendenti dalla volontà dei loro compagni, fidanzati, mariti.

Non è stata una conquista facile. Le prime proposte di legge per l’abrogazione dell’articolo 553 furono presentate pochi giorni dopo la costituzione dell’AIED nel 1953, da un gruppo di deputati laici e liberali, attivi sostenitori dell’associazione. Nonostante le molte firme autorevoli, tutte le proposte di legge si arenarono, negli anni, nelle commissioni del parlamento.

L’AIED apre nel 1956 il primo consultorio a Roma, e via via in altre città d’Italia per offrire consulenza alle donne sui metodi anticoncezionali. La distribuzione di opuscoli informativi e manifesti costituiva di per sé patente reato perché violava l’articolo 553: l’arrivo della polizia poteva bloccare attività e iniziative, ogni conferenza in tema di pianificazione delle nascite rischiava di essere interrotta, e i conferenzieri erano passibili di denuncia. Ma appunto a questo si voleva arrivare. Il metodo di lotta aveva un’esplicita valenza di disobbidienza civile: i militanti dell’associazione chiedevano la cancellazione della legge e sfidavano i rigori della legge stessa con azioni di disobbedienza civile.

E mentre in Italia fioccano le denunce verso i dirigenti dell’associazione e si crea un fronte ostile della stampa conservatrice (sia cattolica che comunista), all’estero tutti i maggiori mezzi di informazione diffondono la notizia come esempio resiliente di modernità di una parte della società italiana. Una società proiettata verso il futuro e la libertà che ha visto tra i suoi protagonisti Adele Faccio del CISA, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella del Partito Radicale, il socialista Loris Fortuna e molti intellettuali, donne e uomini di cultura liberali che in prima persona hanno sfidato i giudici e il sistema conservatore italiano.

Grazie ai primi ricorsi alla Corte Costituzionale, che vede il segretario Luigi De Marchi protagonista in quanto imputato di reati in violazione dell’art. 553, in Italia si apre il dibattito e si crea la spaccatura inevitabile tra realtà e desiderio conservatore. Il paese sta cambiando. I mutamenti più significativi avvengono, sia pure in modo disomogeneo, nei comportamenti della popolazione femminile. Sono le madri, le nonne, le parenti anziane, all’apparenza immutabili custodi della tradizione, che invitano la generazione che diventa adulta negli anni Cinquanta e Sessanta a non ripercorrere la loro stessa strada, a mettere in discussione ruoli e comportamenti tradizionali, a ricercare l’autonomia economica e a non fare troppi figli.

Il ricorso di De Marchi, sull’ordinanza contro di lui del Pretore di Roma per 'incitamento a pratiche contro la procreazione', è motivato con l’affermazione che l’articolo 553 del Codice penale e gli articoli 112 e 114 del Testo unico di pubblica sicurezza 'violano il diritto alla salute, alla maternità, alla libertà scientifica e di parola garantiti dalla Costituzione'.

Quando il 24 febbraio 1971 i giudici discutono la questione, il dibattimento è seguito dagli operatori di alcune reti televisive straniere, non da quelle italiane. Questa volta, però, a differenza di quanto era avvenuto in passato, l’avvocatura dello Stato si pronuncia per la non legittimità della legge.

Grazie alla lotta politica dell’AIED, le ragazze di oggi sono libere di scegliere e di amare. È tuttavia una conquista che ciclicamente viene messa in discussione e che, nonostante i grandi cambiamenti sociali intercorsi in mezzo secolo, va ricordata e riproposta perché possa seguirne l’evoluzione che aspettiamo. In Italia la contraccezione ormonale ha ancora un costo elevato per le giovanissime, l’informazione sulla salute sessuale e riproduttiva ha un ruolo marginale così come i consultori, la legge sull’interruzione di gravidanza vede il più alto numero di obiettori di coscienza d’Europa e siamo tra gli ultimi paesi europei a non avere corsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Pensare che parlare di sessualità e contraccezione ai nostri giovani sia la causa dell’inverno demografico del nostro Paese è un errore. Oggi i consultori AIED riempiono il vuoto informativo e sanitario delle istituzioni pubbliche soprattutto assistendo le donne che desiderano figli e che non riescono ad averli.

La situazione senza precedenti dell’Italia di oggi, colpita duramente dagli effetti economici e sociali della pandemia, impone al paese di affrontare da subito un percorso di riforma delle politiche sociali ad ampio spettro.

Politiche che siano congruenti con i desideri e le aspirazioni di tutte le donne, sia di quelle che desiderano dei figli sia di quelle che scelgono diversamente, affinché non si creino dinamiche penalizzanti della libera e responsabile scelta di ciascuno. È necessario promuovere l’informazione sulla salute riproduttiva a partire – ma non solo - dalle scuole e fin dalla scuola dell’infanzia; rafforzare la rete dei consultori aumentando le strutture e il personale socio sanitario, affinché possano essere centri d’informazione e di assistenza sulla salute riproduttiva facilmente accessibili; aumentare i servizi gratuiti per le mamme e i bambini nei primi tre anni di vita; aumentare gli asili nido e le scuole dell’infanzia, anche prevedendone la gratuità per le famiglie a basso reddito; superare il congedo di maternità in favore del congedo parentale, usufruibile tanto dalle donne quanto dagli uomini. Dobbiamo ridare vita alla crescita culturale dell’Italia, non dimenticando lo sforzo delle associazioni della società civile nella diffusione di conoscenza e informazione, nella promozione del dibattito politico e nella loro azione di proposta legislativa. Promuovere con serenità e senza pregiudizio l’informazione corretta sulla sessualità significa occuparsi di relazione, di amore, di parità e di diritto. È importante superare la paura del crollo della natalità e cogliere l’opportunità per ridefinire la mappa dei servizi alla persona e alle famiglie.

E’ in questa prospettiva che l’AIED continua a lavorare con i propri consultori in tutta Italia per la salute sessuale e riproduttiva delle donne, delle coppie, delle famiglie.
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L’AIED, Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, è stata costituita nel 1953 da un gruppo di personalità del mondo della cultura, giornalisti e scienziati di diversa estrazione politica, ma con una comune ispirazione laica e democratica, con l’obiettivo di diffondere una cultura moderna di pianificazione familiare e di dare la più ampia informazione sui metodi contraccettivi. L’AIED è presente sul territorio italiano con 20 consultori familiari e rappresenta la più antica esperienza privata e laica di assistenza e informazione alla sessualità, alla maternità responsabile e alla salute riproduttiva in Italia.

Le sezioni AIED in Italia: Albenga, Ascoli Piceno, Bari, Bergamo, Bolzano, Genova, L’Aquila, La Spezia, Messina, Mestre, Milano, Napoli, Novara, Pisa, Pordenone, Roma, Sassari, Udine, Verona".

Francesco Li Noce

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