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Attualità | 21 gennaio 2021, 07:11

Sanremo: una mattina in DAD con i ragazzi del ‘Cassini’, la tenacia tiene a galla una generazione di studenti virtuali

Grazie alla collaborazione delle professoresse Sandra e Magnoni siamo stati ospiti di due quinte del Classico e dello Scientifico. La lettera di Elena Di Martino, 17enne sanremese che ha scritto alla nostra redazione per condividere i propri pensieri al tempo della pandemia.

Sanremo: una mattina in DAD con i ragazzi del ‘Cassini’, la tenacia tiene a galla una generazione di studenti virtuali

Il 2021 doveva essere l’anno del ritorno tra i banchi e, invece, da inizio anno i ragazzi delle superiori hanno visto ben poco delle loro scuole, delle loro aule, dei loro compagni e professori. La didattica a distanza è ormai un realtà consolidata, da mesi la scuola arriva agli alunni sotto forma di schermi, video, audio. Senza contatto umano, senza tutte quelle dinamiche che formano gli adulti del futuro.

Chi non vive in prima persona il mondo della scuola non può capire a fondo la realtà contemporanea, motivo per il quale, grazie alla preziosa collaborazione delle professoresse Stefania Sandra e Patrizia Magnoni, abbiamo chiesto e ottenuto l’opportunità di assistere a due ore di lavoro in DAD con i ragazzi del Liceo ‘Cassini’ di Sanremo. Una lezione-confronto che ha fatto emergere chiaro il pensiero degli alunni, divisi tra pro e contro della didattica a distanza ma uniti nel pensiero comune di una scuola che sta perdendo gran parte della propria anima.

Avevo iniziato con grande volontà per non ‘impazzire’ come in quarta, quando ci è stato detto che saremmo tornati in DAD ero molto arrabbiata - ci dice Lucia Artioli - dopo molte ore davanti al computer si finisce per abituarsi, molti si svegliano poco prima dell’inizio della lezione, alcuni stanno in pigiama, le verifiche e le interrogazioni sono più facili. Ci si abitua e si rischia di diventare più pigri. Da non dimenticare anche i problemi fisici e psicologici: fanno male gli occhi e, personalmente, mi sono isolata e non ho voglia di cercare le altre persone. Anche per questo sono arrabbiata con le istituzioni”.
Come comodità penso che siamo tutti d’accordo per il ‘sì’, ma per l’apprendimento lo stare in presenza è decisamente meglio, avere un’interazione con i professori senza passare per uno schermo e un microfoni - aggiunge in merito Paride Bencivenni - più che il rapporto con i compagni, a me manca quello con i professori”.

Resta ben presente anche il tema dell’incoerenza nel vedere da una parte le scuole chiuse e, dall’altra, la possibilità di vedersi senza particolari restrizioni al di fuori, in città, ovunque. “È incoerente, quando siamo fuori da scuola ammetto che non tutti seguiamo al 100% le regole ed è molto più pericoloso, mentre quanto a ottobre siamo rientrati c’era un grande rispetto delle regole - commenta Sofia Panizzi - penso che l’organizzazione per portare avanti la scuola in presenza ci fosse, vedersi fuori è molto più pericoloso che frequentare la scuola. Personalmente mi sento provata di qualcosa. Anche se abito a un’ora di autobus dalla scuola e con la DAD tutto mi è più facile, non penso che questa sia una soluzione adatta e penso anche che ora qualcuno possa avere delle difficoltà nel tornare alla scuola in presenza. Questa non è scuola, così emergono solo gli aspetti negativi. Rimane un riempirci di informazioni senza un contatto umano”.
Si potrebbe trovare un modo per tornare in classe, come lo si era trovato prima - aggiunge Federico Crisanti - da casa mi manca la concentrazione, nelle materie per le quali ho interesse la mantengo, ma per quelle che mi appassionano meno in casa trovo più distrazioni”.

E non manca chi fa anche una sana autocritica, come Matilde Traverso: “Concordo sul fatto che la didattica in presenza ha valori che la DAD non ha, ma una parte del fallimento della DAD va anche attribuita agli studenti. Chi non ha voglia non fa sia in presenza che a distanza. Mi sembra sbagliato criticare gli studenti dicendo che se non stanno a scuola non fanno niente. Io so di dover studiare perché mi serve, quindi anche in DAD ho continuato a fare il mio lavoro”.

Il Liceo, però, no è solo scuola, lezioni e voti. È quell’insieme di esperienze che poi rimangono per sempre nel bagaglio degli adulti di domani. “Mi manca anche vivere esperienze come la gita o la cena dei 100 giorni - commenta in merito Federica Faraldi - possono sembrare cose superficiali ma non lo sono”. Le fa eco Alessandro Suppa: “Già dall’anno scorso non abbiamo fatto gite ed è triste”.
Numero ‘zero’ anche alla voce ‘attività extrascolastiche’, come sottolinea Gloria Farina: “Mi manca anche tutto quello che è al di fuori della scuola, come il teatro o le attività, andare a Genova a vedere spettacoli o le piccole gite. Una forma diversa di fare scuola”.

Resta sempre ben presente e attuale anche la problematica di chi, tra connessione ‘ballerina’ e dinamiche domestiche non sempre semplici, incontra più di una difficoltà con la scuola in DAD. Ruslana Prospato porta alla luce il problema: “Penso alle famiglie che vivono in case piccole e persone che fanno lezione in camera perché non possono stare in altre zone della casa. Con la DAD non c’è solo comodità, ma anche tanti problemi legati agli spazi o alla connessione”.

“Il problema non è la classe, ma i trasporti - sottolinea Margherita Calvini - la quantità di gente che si sposta è la stessa, ma non si è fatto niente per i trasporti, gli autobus sono quelli di prima, non ci sono linee nuove. Si sarebbero potute mantenere le stesse ma con meno spazio di tempo tra una corsa e l’altra”.

E il rendimento? Le due classi del ‘Cassini’ che ci hanno ospitati sono al loro ultimo anno, quindi si affacceranno sull’esame di maturità e, poi, sulla scelta dell’università. “Per quelli più ‘confusi’ quest’anno è difficile, conosco persone che non sanno cosa faranno l’anno prossimo e questa situazione non li aiuta - commenta Laura Ruffoni - io so cosa andrò a fare, ma questa situazione mi mette comunque ansia. Per quanto riguarda l’esame di maturità, invece, mi sento più tranquilla se si va verso una formula come quella dell’anno scorso”.
Non penso sia una scuola falsata, è meno efficace ma non ho notato un sensibile innalzamento della media voti - conclude Chiara Levrone - la maturità sarà diversa, a prescindere dall’esame penso che sia un’esperienza di vita”.

Sono le parole di una generazione che per sempre farà i conti con un vuoto proprio in una delle fasi più delicate ed emozionanti della vita. A modo loro passeranno alla storia, ma sempre a modo loro dovranno trovare la forza di superare un ostacolo tanto inaspettato quanto rivoluzionario.

Servirebbero mille parole per chiudere un discorso difficile da accantonare. Ma pensiamo sia meglio lasciare la parola ‘fine’ alle parole di Elena Di Martino, 17enne sanremese che ha scritto alla nostra redazione per condividere i propri pensieri al tempo della pandemia.

Vi scrivo perché vorrei che i miei pensieri non rimanessero chiusi dentro di me e dentro ogni adolescente, mostrando quello che noi ogni giorno viviamo nei confronti di questa pandemia. Ci è stato tolto tutto, l’insegnamento, gli amici, i fidanzatini/e, costringendoci a stare a casa osservando il mondo dai post di Instangram. Non è quello che vogliamo. Vorremmo tanto tornare a scuola, sederci in quelle aule fredde a lamentarci di cose apparentemente inutili. 
Vorremmo tornare ad avere un’amica/o con cui parlare non solo in videochat, perché parliamoci chiaro non è la stessa cosa.
Vorremmo poter tornare a parlare fino a sera in riva al mare con i nostri amici, anche distanziati. Vorremmo tornare a ridere di cavolate e non passare notti intere a piangere perché non possiamo oltrepassare il comune di Sanremo per andare dall’amichetta/o. Vorremmo poter tornare a stringere i nostri fidanzati/e e non solo nelle feste e nel proprio comune, perché parliamoci chiaro non facciamo del male a nessuno se ci spostiamo da Sanremo a Ospedaletti/Bordighera sta nel buon senso delle persone. Sono qua per far emergere ogni pensiero di un semplice adolescente che si sente come se gli fosse stato tolto un pezzo di vita. Abbiamo bisogno di crescere, ridere, parlare, piangere..ma non in videochat. Ci sentiamo ogni giorno presi in giro perché come gli adulti hanno bisogno del lavoro noi abbiamo bisogno della scuola e degli amici/amori per crescere. Con tutto il rispetto per gli anziani e le persone malate che in questo momento staranno dicendo “ma questa ragazza si pensa di poter cambiare il mondo con due semplici parole scritte senza avere il rispetto per noi che ci siamo ammalati e siamo stati male”. Vi chiedo scusa in anticipo se vi ho recato disturbo, ma anche noi abbiamo bisogno delle nostre cose.
Perché non chiediamo di togliere tutte le leggi, non chiediamo cose trasgressive, non chiediamo assembramenti, chiediamo semplicemente di poter tornare a scuola e poter vedere una semplice amica/o o un fidanzato/a. Siamo qua tutti insieme noi ragazzi di Sanremo per chiedere questo favore al governo, per chiedergli di poterci ascoltare una volta, infondo come dicevano i nostri nonni il mondo in futuro sarà nostro. Avete bisogno di noi avete bisogno di ragazzi che fanno girare l’economia, di ragazzi che portano la felicità coi loro sorrisi e le loro risate, di ragazzi cresciuti, di ragazzi studiosi. Troppi adolescenti si sono spenti con questa pandemia, troppi adolescenti hanno lasciato la scuola perché queste videolezioni fanno impazzire ed i professori avvolte non ci capiscono.
Abbiamo bisogno di sorridere.
Abbiamo bisogno di tenere la mano della nostra amica.
Abbiamo bisogno di vedere il nostro fidanzato che vive nel comune accanto al nostro.
Abbiamo bisogno di tornare a scuola.
Abbiamo bisogno di quel’ adrenalina prima di un’interrogazione.
Abbiamo bisogno di piangere per un brutto voto.
Abbiamo bisogno di sorridere perché cavolo il ragazzo/a che ci piace ci ha guardate/i.
Ve lo chiedo per favore, ascoltateci, saremo prudenti è una promessa.
Ci comporteremo secondo le norme, ma non toglieteci le nostre adolescenze.
Vogliamo tornare a scuola.
Vogliamo tenere la mano di una nostra amica/o
Vogliamo poter baciare di nuovo i nostri fidanzati
Per favore ascoltateci.
È una promessa da parte di tutti gli adolescenti sanremesi.

Pietro Zampedroni

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