Solo appena poco tempo dopo che il S.M. il re Vittorio Emanuele II aveva nominato il Sig Lubonis governatore della provincia di Nizza Marittima, che comprendeva anche i circondari di Sanremo e di Porto Maurizio, il 31 marzo 1860 le truppe sarde partivano per mare e tutta la popolazione di Nizza accorreva a Villafranca, porto tradizionale della marina sabauda, per salutarle, accompagnandole con acclamazioni e grida di giubilo, alla presenza della Corte di Russia, da sempre illustre ospite della città (una speciale unità della guardia nizzarda aveva, infatti, vegliato sulla sicurezza di quest'ultima durante la notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, in ragione dell'interregno in corso tra le due amministrazioni, quella piemontese e quella francese).
Il successivo 1°aprile le truppe francesi occupavano Nizza e la popolazione manteneva, come riferito sempre dalle fonti ufficiali, un atteggiamento calmo e dignitoso e né venne segnalata alcuna provocazione. Questi furono i primi passi, riportati dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia (numero 79 del 2 aprile 1860), che seguirono la cessione alla Francia di Nizza, in vista di un plebiscito debitamente addomesticato, una farsa cioè nel nome della ragion di stato (svoltosi poi, appunto, tra il 15 e il 16 aprile 1860), in applicazione del Trattato di Torino del 24 marzo 1860. E ciò, nonostante l'espresso sentimento di rammarico del 1° aprile 1860 da parte del sovrano sabaudo, nel contempo convinto che tale cessione obbediva ad una patto d'onore sottoscritto con Napoleone III (per i sacrifici fatti da Parigi a favore della causa italiana) e che soprattutto era dettata dai sempre più evidenti e crescenti intrecci di rapporti di comunicazioni e commerci tra la contea di Nizza e la Francia. Considerazioni che suscitano tuttora riflessioni e perplessità da parte degli storici che tentano a posteriori di comprendere il senso autentico di quel mercanteggio che indignò l'italianità e soprattutto Giuseppe Garibaldi.
In effetti Nizza era stata inizialmente esclusa dall'annessione alla Francia, mentre si era raggiunto un accordo solo per quella della Savoia.Un senso, dunque, in definitiva, che non trova spiegazione soltanto nella storia di quegli anni, ma che andrebbe analizzato studiando le vicende secolari del Nizzardo da lungo tempo obiettivo della politica francese, intesa ad allargare l'influenza a sud-est. Argomento questo che, oltre a chi scrive, anche il Professor Gandolfo, illustre storico matuziano, ha avuto modo ripetutamente di trattare autorevolmente sulle pagine di Sanremonews e al quale mi riferisco per un suo ulteriore e ancor più dettagliato approfondimento, per non lasciare alla storia nulla di non interpretato sullo svolgersi di quei fatti. E tutto questo anche nel quadro dei nuovi cambiamenti confinari italo-francesi del 1947, che lo stesso Gandolfo non ha mancato a sua volta di esaminare dettagliatamente.
Per concludere questo mio lungo excursus sulle fortune della Nizza Sabauda, mi si permetta di ricordare quanto Nizza debba ai Savoia e alla loro gloriosa presenza in quelle terre che geograficamente restano, in ogni caso, termine estremo delle frontiere occidentali d'Italia, quelle frontiere che Dante fissava giusto sul fiume Var.














