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Attualità | 02 agosto 2017, 16:27

A 56 anni una 'nonna' polacca-bordigotta si è diplomata al all'Istituto 'Marco Polo' di Ventimiglia

"Solo attraverso lo studio c'è possibilità di integrazione, solo se si conosce e si entra nella cultura del luogo che ci ospita ci si sente veramente parte di quel luogo... io sono bordigotta polacca”. Lo dice con un sorriso pieno di amore, entusiasmo e orgoglio Teresa Wojciechowska.

Teresa Wojciechowska

Teresa Wojciechowska

"Nonna, com'è andata a scuola oggi?” oppure "Nonna, quanto hai preso della verifica?” Sono queste le domande che Teresa Wojciechowska si è sentita rivolgere, sempre più di frequente in questi ultimi 4 anni, dai due nipotini: Gaia e Maciej, di 8 e 10 anni.

"Solo attraverso lo studio c'è possibilità di integrazione, solo se si conosce e si entra nella cultura del luogo che ci ospita ci si sente veramente parte di quel luogo... io sono bordigotta polacca”. Lo dice con un sorriso pieno di amore, entusiasmo e orgoglio Teresa, oltre a un notevole sollievo per essere riuscita a superare, in questo torrido luglio 2017, una sfida personale per lei fondamentale: l'esame di maturità con indirizzo economico, dopo aver frequentato tutte le mattine per quattro anni l'istituto professionale Marco Polo di Ventimiglia.

Teresa ha 56 anni, è nata e vissuta fino a 27 a Varsavia, dove aveva abbandonato gli studi per la necessità di lavorare. Incontra quindi e sposa un torinese, e vive alcuni anni a Torino prima di trasferirsi a Bordighera. Conosce tutta l'Italia, che impara ad amare profondamente, aiutando il marito nel suo lavoro di rappresentanza. Poi il lavoro diminuisce, si occupa a tempo pieno dei nipotini. Quando questi iniziano la scuola materna, Teresa vede l'annuncio ed entra di impeto nelle scuole serali di Ventimiglia, dove avviene l'incontro carismatico con la prof. Becchio, che la trascina in una classe durante una lezione di matematica: “Non capivo nulla – ha detto - ma il giorno dopo, con tutte le difficoltà, ho cominciato a frequentare e non ho più smesso".

Una storia semplice ma esemplare. Ammessa in quarta comincia a frequentare regolarmente l'istituto Polo e qui un altro incontro fondamentale, con la prof. Angela Silvestro, che per quattro anni l'ha sostenuta con tutta l'energia e l'umanità che migliaia di ex allievi di questa scuola conoscono. L'ha convinta ad andare sempre avanti, anche quando per due volte è stata costretta a ritirarsi. E oggi che ce l'ha fatta, racconta con grande soddisfazione il colloquio dell'esame, i complimenti della commissione, l'apprezzamento e l'affetto per tutti gli insegnanti che l'hanno accompagnata in questi anni.

Sopratutto, il grande affetto per i suoi compagni di classe, in realtà per la maggior parte ragazze, che l'hanno accolta con spontaneità e amicizia vera. Si sono aiutate a vicenda, in uno spirito di solidarietà e rispetto: "È stato toccante, commovente, vedere quelle ragazze diventare ‘mature’, insieme a me. Ho sempre ricordato loro l'importanza del rispetto delle regole". Forse è per questa sinergia che la commissione ha espresso un giudizio molto positivo sulla quinta M, una volta terminati i colloqui, proprio per il bagaglio di umanità trasmesso da questi ragazzi. C'è anche stato un 100, quello di Chiara Leospo, che lascia un bel messaggio ai futuri allievi di qualsiasi scuola, e agli insegnanti.

“Non accontentatevi, non smettete mai di pretendere, perché il risultato sarà ottimo – dice Teresa ai ragazzi - non lasciatevi abbagliare dalla mancanza di volontà legata a un periodo adolescenziale. Dentro alle mura di scuola c'è molto di più, ed una volta lasciate quelle mura, non sarà qualcun altro a valutarvi. Sarete voi a darvi il valore che pensate di meritare. Una buona cultura e apertura mentale sono cose essenziali per evitare tutto ciò che leggete, sentite o vedete nel mondo e che vi fa scaturire brividi di orrore e incredulità sulla pelle".

Anche una compagna di istituto del Montale di Bordighera ha avuto la gioia del 100: è Aurora Mastrilli, che ha lo sguardo ben volto al futuro: "La cosa più importante per me è fare subito un'esperienza all'estero, crescere fuori dalle comodità di casa, imparare una nuova lingua e conoscere nuove culture. Poi l'università, probabilmente Nizza e periodi in altri paesi europei, grazie agli Erasmus. Voglio conciliare studio, viaggi, lavoro con esperienze sempre nuove". Che esempi come questi si moltiplichino sempre più tra i giovani, è l'auspicio, forse banale ma tanto reale e necessario, di ‘un mondo migliore’. Non c'è sviluppo senza cultura.

Carlo Alessi

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