Non tutti sanno che il 5 per mille si può lasciare anche al proprio Comune di appartenenza. Spesso gli enti locali, alle prese con una sempre più pressante crisi di liquidità, chiamano a raccolta i propri cittadini anche con campagne di comunicazione mirate. Il dato emerge da uno studio fatto dal Sole 24 Ore.
Nella nostra provincia i cittadini che vogliono devolvere il 5 per mille al proprio comune di residenza vedono Armo, piccolo centro dell’entroterra di Imperia al primo posto, il terzo in Liguria. Nell’imperiese sono poi diversi comuni della Valle Argentina nelle prime posizioni, nell’ordine Badalucco, Montalto, Carpasio e Taggia, seguite a loro volta da Airole, Aurigo e Triora.
Nella nostra provincia sono soprattutto i residenti dei piccoli comuni a devolvere il 5 per mille al proprio ente locale di appartenenze. A livello nazionale sono solo 564mila i contribuenti, su oltre 40 milioni di persone fisiche, che scelgono di devolvere il contributo Irpef al municipio. Elaborando i dati pubblicati ad aprile sul sito dell’agenzia delle Entrate relativi agli elenchi dei beneficiari 2015, insieme ai dati Istat sulla popolazione, è possibile ricavare una classifica relativa ai Comuni con i cittadini più generosi per incidenza di scelte espresse da parte degli abitanti in favore del proprio ente locale.
Non stupisce che nell’Italia degli oltre 8mila Comuni siano le realtà più piccole, con pochissimi residenti, a posizionarsi in cima alla classifica: ad Oltressanda Alta (Bergamo) più del 25% degli abitanti (in tutto solo 174 registrati all’anagrafe) lascia il 5 per mille all’ente locale. A seguire i cittadini più generosi nei confronti dei Comuni di appartenenza sono quelli di Tonezza del Cimone (Vicenza) e Taibon Agordino (Belluno).
Mettendo a confronto questi dati con il contributo devoluto agli enti del volontariato oppure alle associazioni sportive dilettantistiche, emerge in modo chiaro come il 5 per mille ai Comuni raccolga in realtà tante piccole briciole. Negli altri settori, infatti, capita che il 5 per mille medio a volte superi persino i 3mila euro (bastano alcune “superdonazioni” di contribuenti di spicco a fare la differenza).














