Prendere un autobus a Genova è diventata un’abitudine così poco salutare che il prefetto, Fiamma Spena, ha dato via libera ai controlli dei vigilantes. L’azienda dei trasporti farà salire a bordo dei suoi mezzi le guardie giurate, con tanto di pistole nelle fondine, sulle linee “calde” e negli orari considerati più a rischio, tipicamente di sera e di notte. A tal estremo rimedio ha portato l’ultimo di una serie di episodi violenti: l’autista di un pullman Volabus (quello che collega piazza De Ferrari all’aeroporto) s’è preso due pugni in faccia da un ventenne.
Tra morsi di pitbull e pestaggi assortiti (magari perché hai la sola colpa di essere un ragazzo down e di ascoltare la musica troppo alta con le tue cuffiette), è da luglio che a Genova accadono scene di ordinaria follia sui bus. Purtroppo queste aggressioni sono soltanto la punta di un iceberg di maleducazione e inciviltà che continua a ingigantirsi. Se il vertice è rappresentato dai picchiatori squilibrati, la base è costituita dalla foltissima schiera dei portoghesi. Quelli che viaggiano a scrocco, senza biglietto, sono una piaga delle corriere liguri, da Levante a Ponente. A Imperia sono gli azionisti della Riviera Trasporti a porsi ripetutamente il problema, specie in un momento così difficile per l’azienda, con i conti in rosso e la gestione scellerata del progetto-idrogeno che sta per arrivare alla resa dei conti con l’Europa. Soluzioni? In sostanza ci sono due scuole di pensiero. La prima comprende i sostenitori della prevenzione e repressione. Quindi più controllori sui mezzi, guardie armate, pattugliamenti della polizia alle fermate, installazione di telecamere di sorveglianza e tornelli, trasformazione del posto guida in una sorta di cabina sigillata.
La seconda scuola di pensiero potremmo definirla neoliberista. Nessun tornello. L’applicazione più rigida di questa filosofia prevede l’eliminazione delle barriere anche nelle metropolitane, come a Vienna e Berlino. Presuppone che il cittadino pendolare sia onesto e responsabile. Dopodiché, gli esponenti della scuola piazzano severissimi controllori in borghese, che ti fanno pagare fior di multe se sei sprovvisto di biglietto. Inoltre, gli autisti dei bus (posso citare numerose esperienze personali a Londra e in Alto Adige) hanno la magnifica consuetudine di non partire finché tutte le persone sono salite dalla parte giusta, cioè dalla porta dove c’è scritto sopra “entrata”, mentre chi deve scendere, utilizza esclusivamente la porta con scritto “discesa”. E tutti quelli che salgono devono convalidare il biglietto, altrimenti il conducente resta fermo e aspetta che tu paghi il dovuto o scenda. Però è una regola troppo semplice e troppo civile perché sia rispettata alla lettera. Come minimo, l’autista in Liguria si prenderebbe un insulto, o peggio un bel cazzotto.














