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Al Direttore | 21 agosto 2015, 14:59

La fine della libertà della Liguria nel XVIII secolo. Il racconto di Pierluigi Casalino

Negli anni dal 1724 al 1730, la Repubblica genovese cercò di acquisire Massa e Carrara dallo squattrinato duca Alderamo Cibo...

La fine della libertà della Liguria nel XVIII secolo. Il racconto di Pierluigi Casalino

Negli anni dal 1724 al 1730, la Repubblica genovese cercò di acquisire Massa e Carrara dallo squattrinato duca Alderamo Cibo, la trattativa non andò in porto. Riuscì, invece, l'acquisto di Busalla dal feudatario Carlo Spinola (piccola considerazione contrapposta alle amarezze sofferte per insediarsi dei Savoia a Perinaldo, Seborga, Loano, Spigno e Serravalle). Nel 1726, per il sequestro di alcune navi di Oneglia, i cui equipaggi furono accusati di contrabbando, Genova rischiò un conflitto con il Piemonte, ma l'imperatore Carlo VI inviò il governatore di Milano a mediare tra le parti antagoniste. Tre anni più tardi il console austriaco a Sanremo intervenne a placare un tumulto sorto nel centro matuziano ('convenzionato' alla Superba) per alcune eccessive imposizioni fiscali da parte della Superba.

Al termine della guerra di successione polacca, conclusasi con la pace di Vienna del 1783, Carlo Emanuele III di Savoia venne compensato dalla rinuncia alla già occupata Lombardia con il possesso di Tortona, Novara e dei 57 feudi delle Langhe. Si trattò di un duro colpo per Genova, dal momento che, in tal modo, i Savoia si insinuavano nel territorio stesso della Repubblica ligure, premuta ormai da ogni direzione dai possedimenti piemontesi intenti ad assicurarsi uno sbocco al mare, con crescente pericolo per la zona di Finale e Savona. Non era infatti un caso che Torino avesse rimesso discussione la questione di Finale negli ultimi con Vienna, affacciando pure vecchi e pretesi diritti su Ventimiglia e Savona. La stella di Genova stava dunque inesorabilmente declinando e con essa l'idea stessa di uno Stato ligure.

Mentre, infatti, con il Trattato di Worms del 13 settembre 1743, Austria e Inghilterra, assegnavano ai Savoia il sospirato sbocco al mare, dietro fumosi indennizzi a favore della Superba. E, nonostante che Francia e Spagna fossero disposte a sostenere la causa ligure, se pur con contropartite, Genova non era più in grado di difendere la propria neutralità: l'ambasciatore ligure del tempo a Londra, Giambattista Gastaldi, si sentì dire dagli inglesi che il governo di S.M. riteneva 'inutile lo Stato ligure' e che pertanto 'voleva dare il Genovesato ai Sabaudi'. La stesse rivolte di Sanremo di quel periodo contro il sistema fiscale genovese segnavano un punto di svolta negativo per la libertà della Liguria. Si annunciava la conquista francese e la successiva incorporazione della regione nel regno sabaudo, dopo la caduta di Napoleone.


Pierluigi Casalino".

Redazione

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