“Riassunto delle puntate precedenti per quei pochi che ancora mi incontrano e ‘come va in Comune?’: nel settembre scorso mi sono dimesso e ho interrotto la mia attività in politica; senza annunci e senza scrivere una riga, nemmeno qui sul blog, che sin dall’inizio è stato il mio mezzo di comunicazione preferito ma che purtroppo non aggiornavo già da mesi per mancanza di tempo e di concentrazione”.
Lo scrive Giorgio Montanari, ex capogruppo del PD ad Imperia che, attraverso il suo blog ha voluto ‘consegnare’ le motivazioni delle sue dimissioni, il 28 agosto dello scorso anno. Lo ha fatto con una serie di dichiarazioni ed una serie di domande e risposte che si è fatto da solo: “Oggi ormai le bocce mi sembrano abbastanza ferme da poter finalmente mettere per scritto quello che ho già raccontato a tanti – miei elettori e non – soprattutto nei primi mesi, quando più o meno tutti mi chiedevano lumi. Il motivo principale che mi fa finalmente superare remore e pigrizia è la convinzione che ricoprire una carica pubblica porti con sé delle responsabilità che vanno oltre la data in cui si cessa il mandato. Così come si chiedono i voti perché si vuole salire a bordo, è giusto spiegare come mai si è abbandonata la nave. Lo spiego ora, perché è meglio tardi che mai. E’ possibile e comprensibile che tra coloro che mi avevano dato il voto qualcuno si sia sentito deluso da me, quando ha saputo che avevo gettato la spugna così, su due piedi e senza avviso. Quando mi sono candidato e ho chiesto di essere votato, quel che ho promesso era di lavorare con impegno, trasparenza e laicità di pensiero; chiedevo di lasciarmi provare a dare un contributo a Imperia per quanto fosse nelle mie capacità. Non ho mai giurato di rimanere attaccato a una poltrona per 5 anni a qualunque costo, e per la mia persona il costo stava diventando troppo alto”.
“Quando a un certo punto ho realizzato che la fatica e gli sforzi non erano ripagati da soddisfazioni, meriti o successi (non personali bensì politici) stavano svanendo gli stimoli e mi sono sentito impotente e stanco. Perché che ci crediate o no, fare politica è ‘molto’ stancante. Lo è fare il consigliere comunale, lo è ancor di più fare il capogruppo. Si sacrificano il lavoro, le vacanze, gli interessi, pranzi e cene, ogni tanto un po’ di salute, e sovente molti nervi. Sia chiaro che non lo dico per lamentarmi ‘che cosa ti aspettavi? te l’aveva ordinato il medico?’ ma solo affinché si sappia e perché anche questo fa parte del quadro”.
Mi trovavo male con questa Amministrazione Comunale? “E’ tautologico, ma indubbiamente vero, che se mi fossi sentito del tutto a mio agio, convinto della buona rotta della nave e in perfetta sintonia con l’intero equipaggio, non sarei saltato fuori bordo. Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato quel senso unico? No, sebbene le tempistiche possano aver fatto immaginare il contrario; anche perché, come già detto, covavo la decisione da ben prima. Senz’altro, però, posso definire quella particolare situazione come paradigmatica dell’andazzo generale, e chi ha seguito i consigli comunali dell’epoca e i successivi sviluppi della vicenda capirà a cosa mi riferisco”.
Quindi basta politica per sempre? “A proposito di idee, ne ho una che voglio condividere con il mondo e di cui scriverò in un post apposito tra qualche giorno; anch’essa fa sempre parte del quadro di cui sopra”














