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Al Direttore | 08 maggio 2014, 07:41

La storia di Sanremo del dopo guerra nel racconto di Andrea Gandolfo: il periodo 1956-1962

Con l’alternarsi delle amministrazioni Asquasciati, Anfossi e Fusaro, mentre, a livello nazionale, si sarebbe assistito al lento processo politico che avrebbe portato all’avvio dell’esperienza del centro-sinistra.

Proseguendo nella sua narrazione della storia di Sanremo nel secondo dopoguerra, il nostro lettore Andrea Gandolfo si sofferma questa volta sulle vicende della nostra città dal 1956 alla fine del 1962, che videro l’alternarsi delle amministrazioni Asquasciati, Anfossi e Fusaro, mentre, a livello nazionale, si sarebbe assistito al lento processo politico che avrebbe portato all’avvio dell’esperienza del centro-sinistra.

L'8 marzo 1956, dopo tre anni di lavori, era stata inaugurata, alla presenza del ministro dei Trasporti Angelini, la stazione delle autolinee di piazza Colombo, un'importante opera pubblica fortemente voluta dal sindaco Asquasciati e costata complessivamente 230 milioni; il 21 dello stesso mese avvenne invece l'annessione al Comune di Sanremo del paese di Coldirodi, allora dipendente da Ospedaletti, che divenne così una nuova frazione della città matuziana, in esecuzione del decreto emanato dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Nel successivo mese di maggio si tenne invece una nuova tornata elettorale, che vide nuovamente l'affermazione della DC, e in particolare del sindaco Asquasciati, che ottenne ben 3826 preferenze, seguito subito dopo dall'avvocato Nino Bobba, capolista di una lista indipendente chiamata Campanile. Quest'ultima aveva conseguito un notevole successo con ben nove consiglieri comunali eletti contro i sedici democristiani e i cinque comunisti. Dopo il responso delle urne appariva chiaro come gli indipendenti costituissero l'ago della bilancia per formare una solida maggioranza in Consiglio Comunale e iniziarono allora delle trattative tra la DC e il Campanile per trovare un accordo. Fallito il tentativo di pervenire ad un accordo con gli indipendenti, i democristiani furono allora costretti a varare una Giunta di minoranza composta solamente da esponenti del loro partito, appoggiati dall'esterno dai socialdemocratici e dai missini, che avevano formato il Blocco Democratico. Il 27 giugno venne infine confermato sindaco Asquasciati, mentre gli indipendenti del Campanile abbandonavano l'aula consiliare in segno di protesta. La nuova Giunta, presieduta da Asquasciati, che assunse anche l'incarico di assessore al Turismo, risultò quindi formata da Sebastiano Elena, in qualità di vice sindaco e assessore alla Floricoltura, Guido Pancotti ai Lavori pubblici, Francesco Bronda all'Igiene e Sanità, Francesco Viale al Lavoro e Frazioni, Eraldo Cugge alle Finanze, Francesco Fusaro al Contenzioso, Giorgio Baldi al Patrimonio, Igino De Mori alla Polizia Urbana.

Il 17 dicembre del '56 un gruppo di sanremesi, riuniti presso la Biblioteca Civica di via Morardo, posero le basi per la costituzione della Famija Sanremasca, che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto essere formata da due sezioni: una per gli studi storici, gli usi e i costumi, e l'altra per le manifestazioni folcloristiche. Il comitato promotore del nuovo sodalizio risultava costituito tra gli altri da Stefano Canepa, Giorgio Baldi, Arturo Bacherini, Franco Forneris, Emilio Bosso, Giuseppe Ferrari, Mario Feroldi, Antonio Moretti, Antonio Maccario, Mario Carasi e Iolanda Lazzarini. Il 15 aprile 1957 venne redatto l'atto costitutivo del sodalizio alla presenza del notaio Giacomo Birone. Primo presidente della Famija Sanremasca sarebbe stato Giuseppe Ferrari e vice presidenti Franco Forneris ed Ersilio Bosso. Intanto, mentre circolavano voci di una possibile fusione con i socialisti, i socialdemocratici ritirarono il loro appoggio esterno alla Giunta Asquasciati, che comunque resistette ancora, fino a quando, il 25 luglio 1957, si ebbe un rimpasto di governo con l'ingresso in maggioranza dei consiglieri indipendenti del Campanile. La nuova Giunta che ne scaturì risultò composta dal sindaco Giovanni Asquasciati, Guido Pancotti, vice sindaco e assessore ai Lavori pubblici, Eraldo Cugge alle Finanze, Carlo Bensa al Contenzioso, Paride Goya al Demanio e Attrezzature Turistiche, Angelo Trovati all'Annona, Vincenzo De Mori alla Viabilità, e Francesco Bronda all'Igiene. Prima del rimpasto si era dimesso a sorpresa, nel mese di marzo, l'assessore al Turismo Adriano Morosetti a causa della decisione della Giunta di spendere 18 milioni per costruire al centro del parco Marsaglia un auditorio musicale. Il 28 marzo del '57, inoltre, il Consiglio Comunale aveva anche approvato una nuova convenzione con l'ATA, la società che gestiva il Casinò ed era diretta da Masseroni, la cui gestione, secondo le intenzioni degli amministratori comunali, sarebbe dovuta proseguire fino al 9 aprile 1964. Il 24 novembre successivo, però, Masseroni scomparve inaspettatamente colpito da un infarto. L'Amministrazione Comunale decise allora di rinnovare la fiducia all'ATA, che fu però affidata all'avvocato Achille Cajafa.

Nel corso del 1958 si incrinarono ulteriormente i rapporti tra la DC e il Campanile, che, in occasione dell'approvazione del bilancio di previsione annuale, lanciò un vero e proprio ultimatum chiedendo di includere nel documento le pratiche riguardanti il mercato dei fiori, i bagni Imperatrice, una diversa sistemazione delle carceri di Santa Tecla, l'ospedale e le strade. Nel maggio del '58 il Consiglio Comunale, tenuto in piedi tra difficoltà sempre maggiori, approvò quindi il progetto per il nuovo mercato dei fiori nel parco delle Carmelitane in corso Cavallotti, che però non sarebbe mai stato realizzato a causa delle pressioni di tutti quelli che erano favorevoli alla salvezza del giardino. Il 15 gennaio 1959 l'avvocato Cajafa morì a Serravalle Scrivia in un incidente stradale e venne sostituito al vertice dell'ATA dall'avvocato Luigi Bertolini, che prima gestiva il ristorante del Casinò. Sempre nel mese di gennaio del '59 l'Ufficio Anagrafe del Comune venne dotato di un moderno impianto meccanografico destinato a snellire la trascrizione degli iscritti nei registri della popolazione. In marzo l'assessore al Patrimonio Giorgio Baldi, per una serie di contrasti sorti con la maggioranza e con quelli del Campanile, rassegnò le dimissioni. La polemica che aveva indotto Baldi alle dimissioni era stata determinata in particolare dalle condizioni imposte dagli indipendenti sul mercato dei fiori, la ferrovia a monte e il risanamento della Pigna. Ne derivò che tutti i gruppi di minoranza si accordarono con gli indipendenti del Campanile designando come nuovo sindaco l'avvocato Carlo Bensa. Proprio in quel periodo il sindaco Asquasciati si trovava ad Helsinore in Danimarca per partecipare ai festeggiamenti per il gemellaggio della città danese con Sanremo. Al suo ritorno egli dovette constatare come praticamente la poltrona di sindaco gli fosse stata sottratta, ma, nonostante tutto, non rassegnò le dimissioni dalla sua carica. Il 23 agosto successivo, però, Asquasciati dovette cedere di fronte al mutamento degli equilibri politici cittadini e mise a disposizione il suo mandato davanti al Consiglio Comunale, che ne accettò le dimissioni. Il 30 agosto venne quindi eletto sindaco non più l'indipendente Bensa, ma l'avvocato e senatore socialdemocratico Secondo Anfossi, che avrebbe potuto contare sulla ridottissima maggioranza di ventuno consiglieri su quaranta. Il nuovo sindaco si assunse in particolare l'impegno di mettere un po' di ordine nel settore edilizio in modo che la città non venisse soffocata dalle colate di cemento. La Giunta presieduta dal senatore Anfossi, nella quale confluirono soprattutto gli indipendenti del Campanile, era costituita dall'avvocato Bensa, vice sindaco e assessore al Contenzioso, l'avvocato Nino Bobba alla Floricoltura, l'ingegner Domenico Parodi ai Lavori pubblici, il ragioniere Enrico Formaggini alle Finanze, l'ingegner Paride Goya all'Edilizia Privata, Angelo Trovati alla Polizia Urbana, il socialdemocratico Adriano Morosetti al Turismo, Sport e Manifestazioni e il socialista Agostino Donzella alla Sanità. I comunisti e i missini del Blocco Nazionale, esclusi dalla Giunta, furono però ammessi in un speciale Direttivo con funzioni consultive, che risultò composto, oltreché dal sindaco, dall'onorevole Ernesto Parodi per il Blocco Nazionale, il professor Giuseppe Bobone per il gruppo socialista, l'avvocato Vincenzo Semeria per gli indipendenti e Gino Napolitano per i comunisti. L'Amministrazione Anfossi avrebbe quindi retto le sorti della città fino al 9 giugno 1960, quando il senatore socialdemocratico morì a Taggia, dove risiedeva da tempo.

Nel gennaio 1960 vennero inaugurati la Clinica privata Villa Athena e il nuovo mercato ortofrutticolo di piazza Eroi Sanremesi, per accedere al quale nel luglio 1963 sarebbe stata aperta al traffico la Galleria Francia, che durante la guerra era servita come rifugio antiaereo. Nello stesso periodo fu anche inaugurato il monumento al noto avvocato e deputato socialista sanremese Orazio Raimondo, collocato in corso Salvo D'Acquisto di fronte allo stabilimento balneare Morgana. Pochi mesi dopo, il 9 giugno del '60, nello stesso giorno in cui moriva a Taggia il sindaco socialdemocratico Anfossi, l'assessore al Turismo Morosetti, anch'egli socialdemocratico, venne dichiarato decaduto da consigliere comunale perché la sua ditta era stata accusata di aver effettuato dei lavori per conto del Comune. In realtà la destituzione di Morosetti era il risultato dell'accanita campagna denigratoria mossagli contro dai suoi avversari politici. Pochi giorni dopo questo provvedimento, il 23 giugno, Morosetti morì però improvvisamente per un collasso e con lui scomparve dalla scena politica sanremese uno dei protagonisti della recente storia della città, per la quale era stato per otto anni consecutivi assessore al Turismo, aveva inventato il carnevale e il corso fiorito ed era stato presidente della sua squadra di calcio. Subito dopo la morte di Morosetti, l'Amministrazione Comunale entrò in una crisi che si sbloccò soltanto il 14 luglio, quando venne eletto sindaco il democristiano Francesco Fusaro con ventuno voti favorevoli. Nel successivo mese di novembre si tennero invece le elezioni amministrative, che videro ancora una volta l'affermazione della Democrazia cristiana, i cui consiglieri formarono una nuova maggioranza insieme ai socialdemocratici e agli indipendenti di Sole e Fiori, la lista dei floricoltori. La minoranza era invece composta dai comunisti, con sei consiglieri, i socialisti, cinque consiglieri, i missini, tre consiglieri, e i liberali con un consigliere. Il nuovo Consiglio Comunale riconfermò quindi come sindaco il democristiano Francesco Fusaro. Poco tempo dopo la rielezione di Fusaro, l'assessore Giorgio Baldi si dimise dalla sua carica lamentando la mancata coesione del gruppo consiliare della DC. Intanto il Consiglio approvava la nuova sede del Mercato dei fiori a Mordibue, dove però il mercato non sarebbe stato mai realizzato. Nel 1960 furono anche appaltati i lavori per il terzo lotto delle opere nell'area portuale all'Impresa Acquarone di Ventimiglia per una spesa complessiva di 65 milioni di lire ci cui 15 a carico del Comune. I successivi lavori, terminati alla fine del '61, avrebbero quindi portato al prolungamento di altri 35 metri del molo di ponente più il banchinamento di circa 100 metri nella parte retrostante del molo stesso, oltre all'allungamento del pennello di levante per circa 250 metri in direzione del primo quadrante e con una testa a martello in direzione della diga foranea per un'estensione di circa 50 metri. Contemporaneamente a questi lavori furono anche portati a termine il livellamento del piano viabile del molo, realizzato dalla ditta di Domenico Bartolo per una spesa di 5 milioni, il prolungamento della banchina antistante la facciata sud dei Docks lungo la zona di Pian di Nave e il raddoppiamento della strada soprastante.

Nell'estate del '61 l'attenzione degli amministratori comunali e degli operatori turistici si incentrò invece su un innovativo progetto urbanistico, predisposto dall'architetto Camus e dall'ingegner Santagostino e denominato Sanremo-Mare, che prevedeva di strappare al mare oltre 500.000 metri quadrati di terra per costruirvi un intero quartiere residenziale, che però, dopo due anni di accese discussioni, sarebbe rimasto soltanto sulla carta. Nel novembre del '61 si ebbe anche la fusione della Famija Sanremasca con il Comitato Arti e Tradizioni, fondato dal pittore e perito d'arte Carlo Alberto. Nel febbraio 1962 invece il presidente dell'Azienda di Soggiorno Giovanni Bertalli diede le dimissioni e fu sostituito dal dottor Mario Massobrio, che prese le redini dell'Azienda dopo la parentesi commissariale del prefetto Bartolomeo Marco. Dal 1° all'11 marzo successivo si tenne invece la Mostra internazionale di floricoltura nell'area di Villa Ormond allargata ai giardini delle Magnolie e Nobel su una superficie complessiva di 50.000 metri quadrati. La Mostra, organizzata dal dottor Mescola e dall'avvocato Bobba, vide la partecipazione dei più importanti produttori floricoli nazionali che presentarono migliaia di varietà di fiori diversi. La giuria ebbe come presidente onorario Domenico Aicardi e come presidente effettivo il commendator Giuseppe Ratti, che l'anno prima aveva organizzato l'Esposizione internazionale Flor '61 di Torino. Nel corso della rassegna si svolse anche un congresso scientifico sulla coltivazione del garofano curato dalla Società Orticola Italiana. Nell'inverno del '62, intanto, il vice sindaco Francesco Viale si era recato a Roma per seguire più da vicino l'iter di diverse importanti pratiche, tra cui il nuovo mercato dei fiori in Mordibue, il trasferimento a monte della linea ferroviaria e l'allargamento del sottopassaggio di via del Castillo. In seguito l'assessore alle Finanze Eraldo Cugge presentò alla Giunta il resoconto del bilancio comunale per il 1962, che, articolato sulle entrate previste del Casinò, pari a 3 miliardi, e sull'accensione di alcuni mutui per lavori pubblici, prevedeva di raggiungere un pareggio tramite un mutuo di un miliardo. Il bilancio di previsione per il '62 venne approvato dal Consiglio Comunale. Il 21 aprile 1962 il Consiglio votò all'unanimità la fiducia alla gestione del Casinò da parte di Luigi Bertolini e decise nello stesso tempo di istituire una Commissione che concordasse con l'ATA le clausole del contratto per il rinnovo della gestione della Casa da Gioco. I consiglieri missini Roberto Moroni e Bruno Tamponi, il comunista Franco Dulbecco e il socialista Silvio Dian espressero tuttavia la loro contrarietà a questa decisione, chiedendo inutilmente che tra i membri della Commissione incaricata di trattare con la società concessionaria fossero nominati anche i componenti delle minoranze consiliari.

Nello stesso periodo il sindaco Fusaro, il vice sindaco Viale e l'assessore al Turismo Goya si recavano a Roma per intavolare una trattativa sul Casinò con il governo, che sembrava fosse orientato a rinnovare la concessione dei giochi per altri dieci anni, e cioè fino alla primavera del 1973. Nella capitale gli amministratori sanremesi trattarono anche le pratiche relative all'acquisto del complesso Excelsior-Bellevue, scelto come nuova sede del Comune, al finanziamento del mercato dei fiori e al porto turistico. L'acquisto del Bellevue venne quindi trattato sulla base di 650 milioni con una pratica di cui si occupò il dottor Felice Bertalli. Intanto la decisione di riassegnare la gestione della Casa da Gioco all'ATA, decisione caldeggiata in particolare dai dirigenti del Partito socialista sanremese, provocò le dimissioni del consigliere comunale Agostino Donzella per dissensi sulla conduzione della trattativa. Nel frattempo non diminuiva di intensità il fenomeno dello sviluppo edilizio, che stava trasformando radicalmente il volto della città; venne allora calcolato che solo nel periodo dal 1953 al 1960 a Sanremo erano stati costruiti 44.596 vani per un totale di 1.377.880 metri quadrati, mentre nel 1961 i vani costruiti erano stati 6.953 per 208.590 metri quadrati. Nell'aprile 1963 il Comune formalizzò l'acquisto di Palazzo Bellevue, che sarebbe così diventato la nuova sede dell'Amministrazione Comunale di Sanremo. Il 31 maggio successivo, dopo dieci anni di lavori, venne invece inaugurato con la proiezione del film Gli ammutinati del Bounty, preceduto da un concerto lirico diretto dal maestro Carlo Farina, il Cinema Teatro Ariston, il più grande teatro al coperto della regione, che poteva disporre di 1960 posti, suddivisi tra platea e galleria, con sedici palchi. La nuova struttura era stata realizzata su iniziativa dell'imprenditore cinematografico sanremese Aristide Vacchino, figlio di quel Carlo, che era già stato proprietario del Cinema Sanremese. Nella stessa area Vacchino aveva peraltro già costruito un altro cinema, il Giardino, aperto nel giugno 1947, e il Cinema Ariston Mignon, che, inaugurato ai primi di dicembre del '62, avrebbe poi assunto la denominazione di Cinema Ritz. Il 23 dicembre 1962 era stato anche inaugurato in Regione Foce, lungo corso Matuzia, il Cinema Orfeo, che in seguito sarebbe stato rilevato anch'esso dalla ditta Vacchino.

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