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Eventi | 06 novembre 2012, 16:57

Imperia: lunedì prossimo la consegna del Premio Frantoi dell’Arte 2012 a Peter Stein

Prodotta da Teatri Possibili Liguria, Frantoi dell’Arte ha premiato artisti produttori di olio, Gino Paoli ed Oliviero Toscani, ed ha chiamato giornalisti scrittori attori musicisti a spremere idee la dove si stanno spremendo le olive, i frantoi.

Peter Stein

Peter Stein

Lunedì 9 novembre alle 18 arriva ad Imperia la terza edizione di Frantoi dell’arte, spremitura di idee, il progetto voluto da Sergio Maifredi per la promozione del prodotto d’eccellenza della cultura del Ponente Ligure e del Mediterraneo: l’olio.

Prodotta da Teatri Possibili Liguria, Frantoi dell’Arte ha premiato artisti produttori di olio, Gino Paoli ed Oliviero Toscani, ed ha chiamato giornalisti scrittori attori musicisti a spremere idee la dove si stanno spremendo le olive, i frantoi. Tra gli altri Moni Ovadia, Ilaria Cavo, Ombretta Colli, Federico Moccia, Simone Regazzoni, Paolo Lingua e Gian Piero Alloiso. 

Pensando a raccontare la Liguria attraverso la sua cultura venerdi 9 novembre alle ore 18 presso il Museo dell'olivo, Sergio Maifredi consegnerà il Premio Frantoi dell’Arte 2012 a Peter Stein, regista teatrale tedesco e produttore di olio. Accanto a Sergio Maifredi a consegnare il premio Lucio Carli, Presidente di ONAOO, e padrone di casa del Museo voluto dalla Famiglia Carli nel Ponente Ligure che ospita l’incontro, e Roberta Canu, direttore del Goethe Institut che collabora alla promozione delle’evento, e del brand olio, nell’ambito culturale tedesco ed in Germania.

La premiazione precede l’arrivo ad Imperia di Olioliva, sara’ presente Enrico Lupi ed anticipa i prossimi appuntamenti nei Frantoi, il primo a dicembre al Frantoio Sommariva di Albenga

“In una bottiglia d’olio sono racchiuse cultura ed economia, combinate come valenze chimiche. Questo da millenni” racconta Sergio Maifredi. “ E allora il nostro Frantoi dell’Arte è anche l’occasione per una riflessione più ampia su quanto la Cultura possa essere volano di un’economia, su come la Cultura sia un bene immateriale che aumenta e in molti casi genera il valore economico legato ad un marchio.Che la Cultura sia un volano dell’Economia più potente della Guerra lo sapeva bene Pericle che, investendo in Cultura, nei suoi trent’anni di governo pacifico, ha fatto grande la Grecia. Lo sapevano bene pure i Papi liguri, Sisto IV e Giulio II che, spendendo due soldi di più, chiamarono Michelangelo, anziché un imbianchino, a dare un po’ di colore alla Cappella Sistina: eternandosi così e creando un discreto business per le casse del Vaticano. Ogni volta che un’azienda italiana vende il “Made in Italy”, prima ancora del prodotto, vende la seduzione, la promessa, il ricordo che quel marchio “Italy” genera: il sole, il mare, Venezia, il mandolino, la Mafia, la Ferrari, Berlusconi, la Mangano, la Loren, Visconti, De Sica, Rossellini, Fellini, i tortellini, Valentino Rossi, Pavarotti, Verdi, Rossini, i vini, la torre di Pisa, il campanile di Giotto, Caravaggio, il codino di Baggio, Dante, Petrarca, Boccaccio… Ed occorrre far capire che su ogni euro guadagnato dal “Made in Italy”, su ogni esportazione, una percentuale sul valore aggiunto dovrebbe andare alla Cultura, come una “royalty”, come un diritto d’autore riscosso d’ufficio dalla SIAE.

Il nostro racconto è semplice: un frantoio, l’accoglienza di un frantoiano, un’artista, una sua idea da “spremere” e da condividere con il pubblico pigiato nel frantoio. Parole, pane e olio. Infine ogni anno un premiato. Due le condizioni: che sia un’artista e che produca olio. Il primo anno Gino Paoli. Il secondo anno Oliviero Toscani. Quest’anno Peter Stein, il teatro. Il mio teatro”.


C.S.

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