“Visto che il Dott. Argirò vuole che entri nel merito della sua proposta, non ho difficoltà a farlo. Anzitutto, evidenzio un dato che sfugge ad Argirò: la Porto di Imperia non è una spa qualunque, ma la concessionaria di un bene demaniale ed il suo passato management, tutto espressione dei soci privati, che se non vado errato sono anche autorevoli soci di Confindustria, ha commesso un tale disastro che è certamente difficile trovare una via d’uscita indolore”.
Lo scrive Giuseppe Fossati di ‘Officina Città’, che prosegue: “La politica, quella vera e pulita, ha consegnato alla Porto di Imperia un progetto approvato e un iter amministrativo completo. La politica, quella scorretta e forse sporca, ha stretto un patto scellerato con una certa classe imprenditoriale ed ha dato carta bianca a chi, con tutta evidenza, ha fallito, se in buona fede o meno non sta a me dirlo. Sono coloro che hanno gestito la Porto di Imperia ad aver causato quello che è sotto gli occhi di tutti, certamente con una copertura politica che, come è noto, non era la mia o della mia parte politica; insinuare il contrario, da parte di Argirò, è semplicemente ridicolo. Se Argirò non sa chi sono stati, negli anni, i Presidenti della Porto di Imperia, dal rilascio della concessione ad oggi, gli consiglio di rileggersi i nomi; avrà delle sorprese, perché, fatta eccezione per Paolo Calzia (formalmente, ma solo formalmente, espressione del Comune), sono tutti, dico tutti, iscritti od espressione di iscritti dell’associazione per cui lavora (magari non di Imperia) e che oggi, suo tramite, vuole dispensare consigli e ricette. Detto questo, è evidente che sarebbe preferibile evitare il fallimento della Porto di Imperia, ma non a tutti i costi, soprattutto non a costo di regalare il Porto a qualche squalo che aspetta solo il momento opportuno per approfittare del momento di difficoltà del Comune. Questo sì, causato dalla parte politica. Quello che Argirò consiglia è quello che tutti temevano facesse Caltagirone: un aumento di capitale che di fatto marginalizzi il Comune di Imperia e lo escluda dalla società. Non so per Argirò, ma per me, che questa mossa piratesca la faccia Caltagirone o qualche altro iscritto a Confindustria, come Argirò consiglia e caldeggia, non fa molta differenza. Meglio allora che la Porto di Imperia lasci il campo, con rientro del porto nella disponibilità del demanio e successiva concessione al solo Comune che, se avrà una diversa ed adeguata classe politica, saprà e dovrà tutelare coloro che hanno acquisto i posti barca e fare una gara o trovare soci seri per il suo completamento”.
“Fermo restando che – termina Fossati - forse ad Argirò sfugge un altro dato: la concessione della Porto di Imperia, ricapitalizzata o meno, è appesa ad un filo e la decadenza è molto probabile, se non certa. Tali e tante sono le inadempienze che il management di cui sopra -ribadisco costituito da autorevoli esponenti o espressione di autorevoli esponenti della associazione di cui Argirò è dipendente- ha commesso nel gestire quanto la politica vera e pulita aveva creato come possibilità di sviluppo per questa città. Credo possa essere sufficiente per chiedere ai grilli parlanti di tacere. O no? Con questo chiudo la mia partecipazione a questa stucchevole polemica personale che, tra l’altro, credo squalifichi chi la fa”.














