"E’ inutile negare la gravità della situazione economica che tocca inevitabilmente anche un ambito cruciale come la sanità. Quella che è stata etichettata con termine tecnico come 'spending review' altro non significa che revisione della spesa, per poter poi ragionevolmente (si spera) razionalizzare la stessa, e quindi, in parole povere, tagliare la spesa per la sanità pubblica. E’ un concetto che è bene che si dica e che si sappia senza ipocrisie. Questa è la politica nazionale e la politica della regione Liguria". Ad intervenire sull'argomento è Antonello Ranise, ex Assessore Politiche Sociali ed ex Presidente Distretto Socio-Sanitario 3.
"Non voglio certo fare della facile demagogia - continua Ranise -, non mi appartiene e sarebbe un modo superficiale e inconcludente di affrontare un problema così grave. Però è necessario chiarire alcuni punti che non è mai superfluo ribadire. Ridurre l’ammontare della spesa globale della nostra regione, anche in ambito sanitario, è, seppur grave, inevitabile. Quello che deve essere analizzato con molta, molta attenzione è dove e come tagliare, tenendo sempre presente che si parla di salute pubblica e che l’offerta deve essere uguale per tutti i cittadini, più o meno abbienti, genovesi o spezzini, savonesi o imperiesi. Allora (e non è campanilismo), deve essere finalmente riconosciuto che la nostra ASL è la più virtuosa dal punto di vista gestionale, e che deve essere messa in condizione di non dover più subire decisioni discriminatorie.
In secondo luogo, il rapporto tra i posti letto e la popolazione della nostra provincia, secondo analisi tecniche 'neutre', ci vede già in linea con una politica di contenimento della spesa, contrariamente ad altre realtà (ad esempio del genovese). E’ evidente inoltre, che se si deve risparmiare ancora, non si può scendere sotto una certa soglia nella spesa del personale (già diminuito dai 142 milioni di euro del 2010 ai 137 del 2012). Mettiamoci dalla parte degli utenti (che siamo tutti noi): tali provvedimenti non possono poi non avere ripercussioni sulle liste di attesa e sul servizio erogato più in generale. Per questo è anche necessaria una miglior sinergia tra tecnici, medici e amministrativi per identificare le aree più critiche ed evitare eventuali esami inutili, che congestionano ulteriormente le prestazioni. In questo senso la nostra ASL si sta già muovendo, ma è necessario fare di più. Come abbiamo più volte rimarcato a tutti i livelli (penso ad esempio alle battaglie in regione del consigliere Marco Scajola), il problema non è solo la cosiddetta spesa capitaria.
C’è un problema di chiarezza e di obiettivi: il nuovo ospedale provinciale non è al momento realizzabile. Prendiamone atto. Manteniamo al massimo della potenzialità i poli ospedalieri esistenti, pur con diverse specializzazioni per non creare inutili doppioni, e rendiamoli più efficienti. Il direttore generale (ora commissario straordinario) è ben conscio di queste criticità. La politica e le forze sociali non possono chiamarsi fuori. Altrimenti si verrebbe a creare un paradosso: i cittadini, non trovando più un’adeguata assistenza, si dovrebbero giocoforza rivolgere altrove (le cosiddette fughe), aumentano paradossalmente la spesa sanitaria che si voleva contenere. Insomma, oltre al danno la beffa...
Auspico che la sinistra locale, generalmente molto loquace quando si tratta di altri argomenti, faccia sentire forte la propria voce, anziché far finta di niente".
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