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Al Direttore | 05 settembre 2012, 11:08

Ospedaletti: critiche di una turista, Mauro Marelli "Perchè bisogna rassegnarsi?"

Mauro Marelli interviene in merito alle polemiche scatenate dopo una lettera di critiche fatta da una turista milanese.

Ospedaletti: critiche di una turista, Mauro Marelli "Perchè bisogna rassegnarsi?"

Mauro Marelli interviene in merito alle polemiche scatenate dopo una lettera di critiche fatta da una turista milanese.

"Lette con interesse le numerose risposte che i lettori di Sanremo News hanno sentito il dovere, chi concordando chi dissentendo, di rispondere alla lettera di protesta della turista di Milano, espongo le mie valutazioni in merito. Partiamo da una premessa: Ospedaletti, per consentire ai suoi operatori turistici e commerciali, viste le dimensioni del paese, di sopravvivere e magari, perchè no, di prosperare, deve rivolgere le sue attenzioni verso una clientela di buon livello, come mi pare fosse, da come si esprime, la signora Mascardi. Poi qualcuno può avere un po' più di puzza sotto il naso e qualcuno meno, ma questo è il target al quale dobbiamo puntare, non potendo noi ospitare un turismo fatto di grandi numeri. Non trovo giusto, salvo casi eclatanti, prendersela con gli esercenti, che conosco quasi tutti personalmente come conosco le difficoltà tra le quali una parte di loro si dibatte per tirare avanti in un paese ormai da cinque anni disastrato, com'è sotto gli occhi di tutti. Non trovo però neppure proponibile passare come normalità la formula “canotta e ciabatte” quando il nostro traguardo, almeno fino a qualche anno fa, avrebbe dovuto e potuto essere piuttosto Portofino che non le spiagge dove si fa colazione al sacco con la radio a tutto volume e si lasciano le cartacce e gli avanzi dove capita. Se poi il “fiuto” per attirare i turisti dei nostri vicini francesi è superiore al nostro bisogna solo rassegnarsi? Perchè non andare a vedere e copiare qualcosa, visto che ci sono così vicini? Mentone, tra l'altro, è piena di ristoranti italiani che prosperano e di turisti italiani che li frequentano, perchè non cerchiamo di far lavorare la materia grigia per progredire in questa direzione? Il fatalismo, la rassegnazione allo “status quo”, il valutare tutte le cose che non vanno a Ospedaletti come inevitabili, la sporcizia ad esempio, il non volerle denunciare per non “disturbare il manovratore” è quanto di più sbagliato ci sia, è quello che, continuando, segnerà tragicamente il nostro destino relegandoci in vetta alla lista dei paesi poco frequentabili. Sta di fatto che sono ormai cinque anni che, mano a mano, le nostre speranze di vedere il paese rilanciato con un turismo di qualità si stanno mutando per alcuni in rassegnazione “...non c'è niente da fare...”, per altri in rabbia “...si poteva e doveva fare molto meglio ...”, per qualcuno in disperazione “... dovrò chiudere l'attività, così non si riesce ad andare avanti ...”. Pare strano, ma Ospedaletti era molto più gradita e accogliente quando c'era il muraglione della ferrovia. Stanno molto meglio di noi località che la nostra precedente clientela non avrebbe preso neppure in considerazione, come Riva Ligure e Vallecrosia, stanno ancora molto meglio di noi Bordighera e Ventimiglia, Comuni con l'Amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose. Il primo segnale negativo per il futuro evolutivo del nostro paese c'è stato quando si è trattato di realizzare i moli e il ripascimento delle spiagge. Un ingegnere di designazione politica ha cassato la prima idea delle dighe “soffolte” che avrebbero ridotto l'impatto delle onde sulla battigia; questo avrebbe consentito d'immaginare un progetto di lungo respiro in cui tenere il piano della passeggiata a un livello che consentisse, abbassando il piano d'imposta degli stabilimenti, d'inserirli al disotto di questa consentendo la vista completamente libera. Operando con lungimiranza si sarebbe potuto attingere a finanziamenti europei ai quali i nostri amministratori presenti e passati non hanno mai neppure pensato. Si trattava, e ancora oggi si tratterebbe pur con tutte le limitazioni ormai imposte dalla disastrosa situazione del porto e opere connesse, d'immaginare un progetto bello e funzionale, concepito da persone all'altezza del compito, da realizzare anche un pezzo alla volta, ma avendo una chiara meta da raggiungere. Oggi nessuno ha le idee chiare su dove andremo a finire; la passeggiata che si sta realizzando era stata progettata per le esigenze del Concessionario del porto che la doveva eseguire, quindi al minor costo. E' chiaro che quando questa sia terminata sarà meglio di come stiamo adesso, ma qualsiasi soluzione sarebbe meglio di come stiamo oggi. Il problema era di saper immaginare il domani con gusto e in armonia con la nostra natura privilegiata (una volta) e impegnare tutte le risorse nella direzione di una valorizzazione della quale non si vede neppure un piccolo spiraglio. Non spendere i soldi in ascensori che non servono a nulla, in fontane che deturpano un piccolo giardino che accoglieva delicatamente chi arrivava da Ponente, in semafori “intelligenti” quando erano molto meglio e anche meno pericolosi quelli “stupidi” di prima. Dicono da qualche parte, non ricordo dove “... se te piasce così ...”. A me non piasce".

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