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Eventi | 28 ottobre 2011, 13:14

Sanremo: questa mattina la cerimonia per il restauro del monumento a Giuseppe Garibaldi

Si trova in corso Imperatrice all'interno dei giardini. Unico neo, a nostro modo di vedere del restauro, la scritta del nome di Giuseppe Garibaldi che, pur ricalcando la storicità della stessa (in colore oro) è praticamente invisibile ad una distanza di pochi metri.

Sanremo: questa mattina la cerimonia per il restauro del monumento a Giuseppe Garibaldi

Si è svolta questa mattina la cerimonia di inaugurazione per i restauri del Monumento a Garibaldi di Sanremo (opera di Leonardo Bistolfi), realizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito delle Celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Il restauro, in conformità al progetto redatto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, è stato realizzato dallo Studio Restauri Formica di Milano con l’apporto, nella direzione di lavori, delle Soprintendenze  per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici e per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria. Il Monumento a Garibaldi di Sanremo spicca per qualità e originalità: si tratta infatti di un’opera rilevante nel percorso di un protagonista della scultura europea tra XIX e XX secolo. Unico neo, a nostro modo di vedere del restauro, la scritta del nome di Giuseppe Garibaldi che, pur ricalcando la storicità della stessa (in colore oro) è praticamente invisibile ad una distanza di pochi metri.

A chiusura della cerimonia, gli alunni della scuola secondaria di 1° grado 'G. Pascoli - I. Calvino', ad indirizzo musicale, che hanno seguito i corsi di dialetto, hanno eseguito l'Inno d'Italia in sanremasco, diretti dalla prof.ssa Anna Maria Blangetti (sotto il video):

Superati accademismo e realismo, ancora largamente diffusi a fine Ottocento, Leandro Bistolfi fu infatti artefice primo, in Italia, di una scultura ‘nuova’: un’arte ‘di pensiero’, in sintonia con i più aggiornati movimenti culturali e letterari del simbolismo internazionale, originalissima dal punto di vista del linguaggio, in cui novità di temi si traducevano in immagini altrettanto rinnovate, atmosfere fluide ed evanescenti e raffinati linearismi dall’andamento ritmico e flessuoso, di chiara connotazione liberty. Dopo una serie di apprezzate sculture funerarie, per cui si era guadagnato la definizione di “poeta della morte” (da ricordare le splendide tombe Bauer e Orsini, a Staglieno, modello per un’intera generazione di seguaci e imitatori), Bistolfi propose a Sanremo, nel primo monumento pubblico di rilevanza nazionale affidatogli, un ritratto  anticonvenzionale di Garibaldi. Un ritratto libero dagli obblighi di una fedeltà descrittiva e aneddotica, dominante nella straripante produzione dei monumenti celebrativi del Risorgimento e non solo, sorti ovunque nell’Italia dell’epoca, ma anche dagli eccessi di una celebrazione enfatica, in cui ‘verità’ e ‘mito’, elementi che avevano contraddistinto la vita del condottiero, si combinavano in modo inedito. Pur mantenendo l’oggettività dei dati esteriori essenziali fondamentali, cioè quelli fisiognomici, nell’ambito di una rievocazione credibile di un personaggio storico contemporaneo universalmente noto e amato, per gli elementi accessori, specie quelli relativi a divisa e costume, Bistolfi ricorse invece a forme austere e sintetiche. Come scrisse all’amico Giovanni Pascoli nel 1907, a Sanremo lo scultore tentò infatti un’interpretazione evocativa e poetica dell’eroe, “quale egli vive nellatrasfiguratrice anima del popolo”: ne scaturì non solo il più innovativo monumento a Garibaldi dell’epoca, ma anche un precedente fondamentale per l’opera dedicata ai Mille da Eugenio Baroni a Quarto. Ancor più liberi da costrizioni storico-narrative tradizionali i sei bassorilievi alla base del Monumento, splendido esempio di un’arte “espressione di idee”, tipicamente simbolista: spazi aperti e autonomi, prospettive insolite, splendidi corpi fluttuanti e privi di peso, memori di Michelangelo e Rodin, vi compongono soluzioni iconografiche nuove, traduzione in immagini di un’epopea della quale si volevano trasmettere stati d’animo e grandi temi universali (amore, solitudine, eroismo, libertà...). Come Previati in pittura, Bistolfi aspirava infatti a una scultura capace di esprimere “non solo la forma fugace, ma quel che è di durevole in noi, le nostre emozioni e le nostre passioni”. 

Il restauro, in conformità al progetto redatto dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, è stato realizzato dallo Studio Restauri Formica di Milano con l’apporto, nella direzione di lavori, delle Soprintendenze  per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici e per i Beni Architettonici e Paesaggistici. Nell’opera di Sanremo la semplice volumetria simmetrica del basamento, di gusto secessionista “viennese”, su cui spiccano le eleganti iscrizioni in oro (che con il restauro si è ritenuto di riproporre, eliminando recenti e reiterate ridipinture in rosso), esalta la figura bronzea dell’eroe, al centro e in piedi, in atteggiamento calmo e pensoso, lo sguardo al mare, come a raggiungere Caprera o Roma, meta della sua intera esistenza: una “visione trasfigurata e leggendaria” dell’eroe. Splendidi i sei bassorilievi bronzei che ornano la base, animati da giovani e sensuali figure femminili e neomichelangioleschi ed eroici nudi maschili, di spiccata plasticità, nonostante il rilievo bassissimo: sei “strofe di bronzo”, “Voci del mare clamanti l’Eroe”, come le definì l’artista in una lettera all’amico Giovanni Pascoli, che poeticamente alludono all’epopea garibaldina: Il Canto d’Amore, Il Grido di Libertà, Le Voci di Goia, L’Inno dei Mille, L’Elegia della Solitudine, L’Eroe. Per l’inaugurazione, nel 1908, furono coinvolti nomi illustri: i poeti Giovanni Pascoli (dal 1907, anno della morte di Carducci, aveva assunto il ruolo di Vate, dispiegando tutto il suo impegno nella costruzione del mito garibaldino) e Angiolo Silvio Novaro, e alcuni artisti tra i più significativi della stagione liberty-modernista: i pittori Plinio Nomellini (autore del bel manifesto) e Galileo Chini e lo scultore Edoardo De Albertis. Il monumento sopravvisse fortunosamente all’ultima guerra: nel 1941 le sue parti bronzee furono infatti rimosse con l’intento di fonderle “per dare armi alla patria”; l’intervento fu poi per fortuna sospeso, forse per ordine di Mussolini, in considerazione della sua straordinaria qualità.

(Nella gallery le foto della cerimonia)

Carlo Alessi

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