Domenica 27 marzo 2011 alle ore 18.00, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, il Comune di Pieve di Teco ospiterà, nella splendida cornice del teatro Salvini, la commedia dal titolo 'From Medea' (maternity blues).
Lo spettacolo, organizzato dal Comune di Pieve di Teco e dall’Associazione 'Nicola Ferrari' Onlus, è a cura della U.I.L.T. Liguria, delle Compagnie Teatrali 'I Cattivi di Cuore' e 'Il Teatro del Banchero'. L’incasso sarà devoluto all’Associazione “Nicola Ferrari” Onlus di Pieve di Teco, per la ricerca contro le leucemie, linfomi e mieloma.
"Anche quest’anno - spiega Luigi Tangorra, Vicesindaco ed Assessore al Turismo ed alle Manifestazioni - Pieve di Teco celebra la Giornata Mondiale del Teatro e lo fa insieme agli amici della U.I.L.T. Liguria con i quali si è instaurato un magnifico rapporto collaborativo. Anche in questa occasione abbiamo voluto legare la manifestazione ad una raccolta fondi a favore dell’ Associazione Onlus intitolata a Nicola Ferrari, giovane pievese prematuramente scomparso a causa di una leucemia; questa associazione è finalizzata alla raccolta fondi nella speranza di poter dare una nuova aspettativa di guarigione a chi ancora soffre a causa di queste terribili malattie. Ringrazio la UILT le Compagnie teatrali 'I Cattivi di Cuore' e 'Il Teatro del Banchero' che, considerate le finalità benefiche hanno voluto offrire gratuitamente lo spettacolo. Un plauso, ancora una volta, all’Associazione di viticoltori 'Vite in Riviera' ed ai 3 panifici pievesi ('F.lli. Ferrari', 'F.lli Pignone' e '900') che hanno voluto proporre agli spettatori un gustoso aperitivo al termine dello spettacolo".
Obbligatoria la prenotazione fino ad esaurimento posti al n. 320.4303372 e al n. 339.7690679
I CATTIVI DI CUORE e IL TEATRO DEL BANCHERO
presentano
FROM MEDEA
di Grazia Verasani
Personaggi e interpreti
(in ordine di apparizione)
VINCENZA Maura Amalberti
ELOISA Chiara Giribaldi
MARGA Giorgia Brusco
RINA Federica Spanò
REGIA
Gino Brusco
Quattro donne rinchiuse in un carcere psichiatrico scontano la pena per aver commesso il reato di infanticidio. Chiuse in una stanza, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze. Dalla convivenza forzata – che a sua volta genera la sofferenza di leggere la propria colpa in quella dell’altra – germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti.
Rina, ragazza-madre, ha affogato la figlia nella vasca da bagno in una sorta di eutanasia. Eloisa, passionale e diretta, si ostina a negare di avere ucciso il figlio: un cinismo solo di facciata. Marga sconta gli effetti di un’esistenza basata su un’apparente normalità, non sa esprimere i propri sentimenti e sospetta di non averne mai provati. Vincenza, nonostante la fede religiosa sarà l’unica a compiere un atto definitivo contro se stessa.
La trama costituisce quasi un espediente per scavare nell'intimo delle donne, per cercare di capire cosa significa davvero essere madre, tralasciando lo stereotipo di un istinto materno naturale in ogni donna e di una maternità serena ed edificante. E' soprattutto la sospensione del giudizio che qui viene volutamente applicata alle vicende di queste donne che, pur essendo delle assassine, di fatto non ci appaiono mai come tali, anzi, ci piacciono, ci divertono e finiamo col comprendere le loro motivazioni. Quattro donne diverse per personalità e background culturale, ma tutte accomunate da una maternità rifiutata che le ha portate a compiere il drammatico gesto, e da una ricerca disperata di normalità nell'elaborazione ed espiazione della propria colpa.
In Breve
martedì 24 febbraio
Che tempo fa
Rubriche
Accadeva un anno fa
Politica
Politica
Attualità














