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Al Direttore | 01 giugno 2010, 09:51

Chiusura Centro Alzheimer: due mail dei nostri lettori

Chiusura Centro Alzheimer: due mail dei nostri lettori

Due nostri lettori, rispettivamente Ersilia Saba e Valerio Ticozzi, ci hanno scritto in relazione alla chiusura del Centro Diurno per malati di Alzheimer di frazione Poggio:

 

"Con un preavviso alle famiglie di pochi giorni - scrive Ersilia Saba - il Centro Diurno per malati di Alzheimer presso Casa Serena al Poggio è stato chiuso a partire dal 3 maggio scorso. A nulla sono servite le istanze presentate all'Assessore ai servizi sociali; ragioni economiche ed organizzative non hanno consentito la prosecuzione dell'attivit di assistenza socio-sanitaria condotta per anni e con risultati eccellenti dallo staff della dottoressa Cascio. La promessa di riprendere l'attivit dopo due settimane di sosta, necessarie per la riorganizzazione del servizio, e stata purtroppo disattesa ed ora ai malati di questa inarrestabile patologia non rimane alcuna speranza di poter ritrovare quell'aiuto qualificato e quel sostegno psicologico che contribuivano a contrastare il senso di solitudine e di impotenza delle loro giornate. Mia mamma, Augusta Pistone di 88 anni, ha perso il punto di riferimento che nel corso di tre anni l'ha riportata ad essere attiva, a socializzare, a farsi coinvolgere

nelle attivit ludico-terapeutiche organizzate dallo staff. Dovr rassegnarsi a rivivere l'inesorabile declino dell'Alzheimer senza la consolazione del suo adorato 'Centro' ed il calore amichevole ed un po' complice delle assistenti? Ogni mattina guarda con nostalgia il cancello di casa, forse sperando di sentire ancora il fruscio sulla ghiaia dell'auto che la passa a prendere, insieme alle sue amiche, per andare al Poggio".

 

"Immaginate di vedere deperire ed indebolirsi uno dei vostri genitori - scrive Valerio Ticozzi - assistere progressivamente e con preoccupazione al deteriorarsi di quella che era una forte fibra abituata all'impegno quotidiano sul lavoro ed in famiglia. Che fate? Lo accompagnate senza indugio dal dottore, e poi all'ospedale per visite pi complete ed accurate. La diagnosi è seria, preoccupante; servono cure immediate e prolungate, chirurgia, radioterapia, chemioterapia, quanto di meglio la scienza ha messo a punto per dare concrete speranze di salvezza al vostro congiunto. Urge un ricovero e dare corso alle terapie. Per fortuna la vostra citt dispone di un moderno reparto specialistico, ci sono posti disponibili, medici di grande esperienza, personale capace ed efficiente. Questa constatazione vi è di conforto e la vostra grande preoccupazione si stempera nella consolazione di poter vedere il vostro genitore affidato a mani competenti che sapranno fare il massimo per la salvezza. Cos comincia la ripresa ed ogni giorno è segnato dall'accavallarsi di sconforto e di speranza, ma intanto si combatte. Ma che cosa succede? Perch questi signori ci sospingono sulla porta del reparto, dopo avere staccato la flebo e rimesso nella borsa gli indumenti ed effetti personali? Perch ci mandano via, proprio ora che sembra di vedere l'effetto benefico delle cure? Questi signori in giacca e cravatta sono della direzione, manager dedicati alla gestione sanitaria. Ci spiegano che non ci sono pi soldi, mancano le medicine, non si possono riparare i macchinari, n tantomeno pagare gli stipendi a dottori ed infermieri. Il reparto chiude! Dobbiamo riportare a casa il genitore ed affidarci al destino; l'Assistenza pubblica non pu pi occuparsene. Penserete che questo è un racconto di fantasia, una pura provocazione, una realt ben lontana dall'Assistenza del nostro Paese, una pièce ambientata nella Repubblica delle Banane. Ma se la malattia del vostro genitore è l'Alzheimer ed abitate a Sanremo, questa sarebbe la cronaca vera del giorno 3 maggio 2010, quando i malati di Alzheimer sono stati rimandati a casa per la chiusura del loro luogo quotidiano di terapia, del loro angolo di speranza cui ogni malato dovrebbe aver diritto: il Centro Diurno per malati di Alzheimer presso Casa Serena, al Poggio. Perch questi ammalati dovrebbero avere meno diritto di altri ad affrontare con mezzi adeguati la loro menomazione? Perch demolire in silenzio un'istituzione cos efficiente ed efficace che da quattro anni rappresenta quotidianamente il punto di riferimento per l'esistenza di questi anziani sfortunati?"

Carlo Alessi

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