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CRONACA | mercoledì 05 dicembre 2018, 07:14

Decreto sicurezza, l'allarme dallo Sprar: "A Imperia una decina di migranti all'addiaccio" (l'inchiesta)

Per spiegare meglio gli effetti sul cambiamento dell’accoglienza migranti con l’entrata in vigore del decreto, convertito in legge, abbiamo organizzato una serie di interviste a persone che affrontano ogni giorno il tema immigrazione.

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Una decina di migranti sprovvisti di un documento che attesti lo status di rifugiato sarebbero presenti sul territorio imperiese. Alcuni di questi sarebbero all’addiaccio o alloggerebbero in sistemazioni temporanee. Altri sarebbero irreperibili. 

È un dato non ancora ufficiale, frutto di primi monitoraggi tra il responsabile del servizio Sprar di Imperia e le varie cooperative che gestiscono i Cas all’indomani dell’approvazione del decreto sicurezza, che impone regole stringenti per l’inserimento dei migranti nel sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.

Per spiegare meglio gli effetti sul cambiamento dell’accoglienza migranti con l’entrata in vigore del decreto, convertito in legge dopo il passaggio alla Camera e al Senato e la promulgazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbiamo organizzato una serie di interviste a persone che affrontano ogni giorno il tema immigrazione. Oggi pubblichiamo la prima puntata della nostra inchiesta che vede la provincia di Imperia, in particolare Ventimiglia, al centro dell’attenzione nazionale e internazionale sul tema.

Chiariamo che esistono due fasi per l’accoglienza: la prima che vede i migranti ospiti delle cooperative rientranti nei Cas, i Centri di Accoglienza Straordinaria, coordinati dalle prefetture. All’interno di questa fase, i richiedenti asilo possono usufruire di una prima ospitalità in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Un iter che può durare anni, terminato il quale interviene una seconda fase, quella dello Sprar, il Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati che ha come obiettivo quello di inserire e integrare il migrante nel mondo del lavoro o aiutarlo a trovare casa. A Imperia il progetto è attivo dal luglio 2016, è dedicato, su indicazione del Comune, ad adulti, uomini e donne, single, ed è riservato a circa trenta persone. Lo gestisce la cooperativa Jobel, che si occupa anche dei Cas insieme alle altre coop sul territorio.

Al 28 agosto – spiega il responsabile Sprar Roberto Corradi a Imperia News – erano stati inseriti nel progetto venti uomini e cinque donne. Di questi, tre uomini avevano ottenuto una misura di inclusione sociale, - le ex borse lavoro - cinque erano stati impiegati in tirocini di inserimento lavorativo, otto avevano ottenuto un contratto di lavoro subordinato presso aziende del territorio, e quattro erano in fase progettuale di formazione al mondo del lavoro. Tra le donne una aveva ottenuto una misura di inclusione sociale, due erano state impiegate in tirocini e altre due si trovano in via di definizione”.

Dal luglio 2016, ovvero da quando il progetto è partito, lo Sprar di Imperia ha dato accoglienza a un totale di quaranta uomini e otto donne. Di questi, venti uomini e tre donne hanno completato il percorso di integrazione fuoriuscendo dal progetto. C’è chi ha ottenuto contratti di lavoro, chi ha trovato casa, chi è stato inserito in progetti sociali e chi si è attivato per ottenere una patente di guida.

Quattordici delle venti persone che sono fuoriuscite dal progetto – spiega ancora Corradi – sono riuscite ad andare a vivere per conto proprio”.

Balza all’occhio il rapporto tra donne e uomini che vede questi ultimi decisamente superiori numericamente. “Dipende dai flussi migratori”, chiarisce Corradi, che però su quelle che saranno le regole dell’immediato futuro, non ha certezze. “La legge è chiara nel dire che hanno diritto allo Sprar coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato e i minori non accompagnati. Bisogna però capire cosa ne sarà delle forme di protezione che sono andate a sostituire i permessi di soggiorno umanitari”, spiega. 

In altre parole, chi ha già ottenuto lo status di rifugiato può rientrare nei progetti di integrazione previsti dagli Sprar, ma non ci sono finestre aperte per chi è in fase di ottenimento di tale status. Neppure per chi è titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che avrà il diritto di rimanere sul territorio, senza però usufruire dell’accoglienza nei centri. Sul tema, in tutta Italia, si tengono convegni tra i responsabili dei vari Sprar di zona, e domani a Genova la direttrice del Servizio Centrale dello Sprar, Daniela Di Capua, terrà un incontro sull’argomento.

Non ci sono parametri nella norma che chiariscano come verrà attuata. – continua Corradi - Per esempio ci si chiede se tutte le persone titolari di permesso di soggiorno per aver subito violenza domestica, di genere, sessuale o da tratta, o chi ha gravi problemi di salute, oltre ad avere il diritto di rimanere in Italia con un permesso di soggiorno ad hoc, avranno anche diritto a una forma di assistenza e di accoglienza, o se resteranno per strada”.

Tutto questo non è chiaro. Corradi auspica l’inserimento di specifiche che faranno giurisprudenza in materia, così come l’introduzione di circolari attuative, ma il sospetto di chi opera nell’accoglienza è che si sia agito di pancia senza dare, - se non nelle intenzioni nei risultati - un reale peso alle conseguenze della norma. “Chi è vittima di tratta, - si chiede Corradi - o chi ha un permesso di soggiorno per gravi motivi di salute, ha diritto a rimanere sotto la protezione dello Stato contro eventuali sfruttatori o per curare la propria malattia (che può essere contagiosa ndr), o sarà lasciato sul territorio all’addiaccio?”.

Quello che è certo è che dal 5 ottobre, giorno di entrata in vigore del decreto, Corradi ha ricevuto una circolare dallo Sprar attraverso la quale veniva informato del fatto che tutte le persone titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari che non fossero state segnalate per l’inserimento in accoglienza precedentemente al 4 ottobre non avrebbero potuto entrare nei progetti

La conseguenza è quanto abbiamo scritto all’inizio dell’articolo. Ci sono persone attualmente irreperibili, di altre si sa che si trovano in provincia di Imperia, alcune di queste lasciate all’addiaccio. Uomini e donne che hanno diritto a rimanere in Italia, ma che non rientrano nella fase dell’inserimento nella comunità in cui vivono con la conseguenza di non poter avere documenti per poter lavorare o vivere regolarmente in immobili in affitto.

L’inchiesta proseguirà nei prossimi giorni con le interviste agli operatori dei Cas.

Francesco Li Noce

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