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CRONACA | 22 maggio 2017, 12:58

Imperia: emessa la sentenza per la 'guerra del pesto', assolta la Latte Alberti che verrà risarcita dalla 'Cipressa Sapori'

E’ stata assolta la Latte Alberti ed il suo titolare Alberto Alberti, perché il fatto non sussiste ed ha condannato la Cipressa Sapori, che si era costituita parte civile, a 30mila euro di risarcimento ed alle spese processuali che ammontano a 7.600 euro.

Imperia: emessa la sentenza per la 'guerra del pesto', assolta la Latte Alberti che verrà risarcita dalla 'Cipressa Sapori'

E’ stata emessa questa mattina, dal Giudice Laura Russo, la sentenza per la cosiddetta “guerra del pesto”, che coinvolgeva due dei più importanti marchi nel settore alimentare della provincia di Imperia: Latte Alberti e Cipressa Sapori.

E’ stata assolta la Latte Alberti ed il suo titolare Alberto Alberti, perché il fatto non sussiste ed ha condannato la Cipressa Sapori, che si era costituita parte civile, a 30mila euro di risarcimento ed alle spese processuali che ammontano a 7.600 euro. La vicenda riguardava il titolare della ‘Cipressa Sapori’, che aveva citato a giudizio il patron di Latte Alberti, Alberto Alberti per un presunto uso improprio del marchio omonimo per la commercializzazione del pesto, prodotto distribuito da entrambe le aziende.

Il processo penale ha seguito una condanna in sede civile, confermata dalla Corte d’Appello di Genova, nei confronti della Latte Alberti che negli anni avrebbe usato il marchio “Alberti” sul proprio prodotto, senza autorizzazione in quanto già registrato dalla ‘Cipressa Sapori’. Per quanto riguarda il processo in sede penale la vicenda riguarda la vendita del pesto sfuso che sarebbe rimasto in vendita con il marchio Alberti anche dopo la sentenza in sede civile. Tesi però contestata dalla difesa che parla di dicitura e non di marchio nelle vaschette in cui veniva confezionato il pesto, dicitura di cui non sarebbe responsabile la Latte Alberti, ma i supermercati in cui le vaschette erano in vendita.

L’avvocato della Cipressa Sapori, Bruno Di Giovanni, al termine dell’arringa aveva proposto la remissione di querela, non accettata però dalla difesa Alberti, formata da Carlo Fossati e Serena Pilati. Questi avevano chiesto l’assoluzione e il risarcimento dei danni nei confronti della Cipressa Sapori per 50 mila euro. La difesa aveva anche  contestato nei confronti di Remo Alberti e un altro testimone del processo, Giancarlo Lupi, i presunti reati di falsa testimonianza e calunnia. L’assoluzione per Alberto Alberti è stata chiesta anche dal Pubblico Ministero. 

Francesco Li Noce

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