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POLITICA | 12 luglio 2016, 11:13

Anche i Radicali della nostra provincia interviene sullo 'spacchettamento' del Referendum Costituzionale

Anche i Radicali della nostra provincia interviene sullo 'spacchettamento' del Referendum Costituzionale

Certe battaglie di buon senso, pur non apparendo vincenti, possono generare orgoglio in chi le conduce; una di esse è patrocinata dai Radicali, all'inizio vista come ennesima ‘stramberia pannelliana’ (Marco Pannella era ancora vivo, ma non ebbe il tempo di condurla in prima persona).

“Parliamo dello spacchettamento dei quesiti sul referendum costituzionale – evidenzia Gian Piero Buscaglia dei Radicali della nostra provincia - da non confondere con l'Italicum elettorale: atti senza dubbio collegati, ma distinti. Visto che siamo plebe, avremo un plebiscito: ciò abbiamo detto in pubblico. Altri citano l'iniziativa radicale, riconoscendone la saggezza politica: Perché comprar a scatola chiusa pentole e padelle, senza poter scegliere fra ciò che ci garba e ciò che non ci va? Il plebiscito, dapprima voluto da Renzi ('sta minestra o 'sta finestra), è preteso con forza da fazioni che intendono regolar i conti, una volta per tutte, con lui. Fummo mussoliniani-antimussoliniani (in vero, le stesse moltitudini), poi berlusconiani-antiberlusconiani, ora renziani-antirenziani: così va il mondo o,meglio, così si vuol che vada l'Italia, con un popolo che resti bue perché malinformato o non informato”.

“Il popolo cresce se gli è data possibilità d'informarsi e conoscere: a che altro serve la Rai, a pagar il canone? Dividere i quesiti significa spiegarli, individuarne i contenuti – prosegue Buscaglia - scegliere quanto c'è di buono da ciò che si vuole scartare: tutto l'opposto del grossolano Sì o No che ci vorrebbero imporre. Dopo l'esito del voto, apparsa chiara la revanche anti-Renzi, il ripensamento: quella nobile idea può esser una via d'uscita per un risultato soft, salvar capra & cavoli; non solo una petizione su tre quesiti (abolire il Senato, norme referendarie, rapporti Stato-Regioni), ma pure un appello ai parlamentari perché firmino la richiesta di referendum per parti separate. Comitato ligure per lo spacchettamento referendario? Perché no! Lo presieda chi s'era offerto con generosità come autenticatore, poiché, con i tempi attuali contingentati, ormai tale ruolo è superato dai fatti. Oltre ai radicali c'è l'adesione dell'Usicons (gruppo consumatori di sindacati libertari) e di personalità indipendenti, politicamente diverse fra loro, ma ccomunate dal desiderio di rispetto per la volontà popolare consapevole: da qui all'autunno, il tempo per informare c'è. Giuliano Amato spiega il probabile iter procedurale della nostra proposta davanti alla Cassazione, laddove le procedure non sono aspetti formali, ma questioni di Diritto, Stato di Diritto, Democrazia”.

“Sulla Riforma Renzi-Boschi, Amato afferma che, davanti a un No della Cassazione, ci si potrà rivolger alla Consulta, con un inedito passaggio giurisdizionale: non solo un giudizio di legittimità sul referendum per parti separate, ma anche sul quesito unico, poiché ci pare che il Quesitone vìoli principi fondamentali, come la libertà di voto del cittadino. NB: abbiamo votato tre volte col porcellum prima che fosse dichiarato incostituzionale; la Corte esaminerà la chance di spacchettar la riforma per far esprimere i cittadini sui singoli temi, come auspicato da molti esperti e giudici emeriti della Corte stessa, che avanzano gravi critiche all'ipotesi del quesito unico. Ci impegneremo fino all'ultimo momento utile; se i parlamentari liguri daranno la loro firma per tale esame di costituzionalità, prima di schierarci fra Sì e No, si entrerà nel merito della riforma come tutti auspicano, pure quelli che [Pd, 5s, neopartigiani-ventenni-nel-2016] ragionano con logica di scontro, non nell'interesse generale. Non è in gioco il destino di Renzi, ma un momento clou per la democrazia; sbaglia chi pensa che uno scontro campale aiuti a rilegittimare le istituzioni, la cui credibilità è ai minimi storici; vogliamo riportare la riforma nell'ambito dello Stato di Diritto costituzionale”.

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