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ATTUALITÀ | sabato 04 giugno 2016, 15:57

"Vegan. Le città di Dio", il nuovo romanzo di Remo Bassini all'insegna dell'impegno sociale e della denuncia civile

Come ogni buon romanzo giallo, la trama è fittissima, con gustose profezie sul giostrarsi fra il teatrino delle figure in ballo, tutte assai ben delineate, sino a condurre un condurre un gioco persino rischioso, terribile, spesso drammatico.

Il nuovo romanzo di Remo Bassini conferma il senso di una narrativa all'insegna dell'impegno sociale e della denuncia civile, che però non scade mai in retorica o ideologismo, bensì affronta ogni volta argomenti complessi, rendendoli noti al comune lettore attraverso un gusto affabulatorio limpido, nel solco di una tradizione realista, che, a sua volta, affonda le radici nella grande cultura italiana otto-novecentesca. Ma Vegan. Le città di Dio, molto più dei precedenti, risulta anche un libro che segue le regole di un genere - il noir - oggi affrontato o fatto proprio dai migliori letterati nel mondo intero, quasi si tratti di una sfida letteraria in cui persino Bassini vuole confrontarsi con regole, trabocchetti, pedinamenti, inganni, schemi fino alla tumultuosa casistica di personaggi, luoghi, azioni, psicologea.

Qui siamo di fronte a un'investigatrice privata, Anna Antichi, single ed emancipata, dubbiosa e nevrotica, che, su precise richieste, torna a occuparsi di un caso dimenticato: la morte improvvisa di Adriano Bronzelli, un guaritore di tumori a base di diete, insomma il guru e il teorico che si firma VegAn (con la A cerchiata di Anarchia) e che ipotizza città degli orti, in cui le persone dovrebbero vivere comunitariamente mangiando cibi biologici in ambienti naturali senza industrie né inquinamento. Il "Fol", come viene soprannominato nel posto in cui abita - mai nominata ma facilmente identificabile con quella dell'autore, ovvero Vercelli - muore ufficialmente per infarto, ma, scavando in profondità, la protagonista riscontra molte contraddizioni, soprattutto quando entra via via in contatto con una serie di personaggi talvolta ambigui, talaltra misteriosi (o incompiuti), i quali comunque le faranno aprire gli occhi su clamorose verità, che qui si tacciono per lasciare il gusto della sorpresa a ogni lettore.

Come ogni buon romanzo giallo, la trama è fittissima, con gustose profezie sul giostrarsi fra il teatrino delle figure in ballo, tutte assai ben delineate, sino a condurre un condurre un gioco persino rischioso, terribile, spesso drammatico. Al di là del gusto per la scoperta, l'opera di Bassini è anche una riflessione molto documentata sulla medicina alternativa e sulla cultura vegetariana, che sono qualcosa di serio e sedimentato, andando ad esempio ben oltre i preconcetti sull'omeopatia o sulla scelta di frutta e verdura al posto di carni e salumi.

La prosa del testo è volutamente scarna, essenziale, quasi cinematografica, punto che Vegan. Le città di Dio si presterebbe benissimo a una sceneggiatura filmica o televisiva: in tal senso Anna, tra insonnia, sigarette e caffè, risulta visivamente la figura meglio riuscita dell'ormai affollata commedia umana che Bassini sta tratteggiando, quasi alla Balzac, dagli esordi a oggi.

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