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AL DIRETTORE | 07 dicembre 2014, 07:13

Il racconto della vita della moglie di Pertini, Carla Voltolina, in occasione del nono anniversario dalla scomparsa

A fornircelo è lo storico matuziano Andrea Gandolfo

Il racconto della vita della moglie di Pertini, Carla Voltolina, in occasione del nono anniversario dalla scomparsa

Lo storico Andrea Gandolfo, associandosi al ricordo della moglie di Pertini Carla Voltolina, pubblicato ieri in occasione del nono anniversario della sua scomparsa a nome dell’Associazione Transfrontaliera Alessandro Pertini di Ventimiglia, invia breve profilo biografico della Signora Voltolina, tratta dal primo volume della sua biografia di Pertini, edito nel 2010. Ecco il suo racconto della vita di Carla Voltolina: 

    "Nata a Torino il 14 giugno 1921 da Luigi, ufficiale dell’Esercito, originario di Chioggia, e da Rosa Barberis, astigiana, Carla Voltolina, dopo aver vinto vari trofei di nuoto gareggiando nella squadra allieve della Juventus, interruppe gli studi di ragioneria, che avrebbe completato in seguito conseguendo il diploma con successivi esami integrativi per poter accedere all’Università Bocconi. Allo scoppio della guerra il padre, in procinto di partire per l’Africa, affidò a lei la cura della madre e del fratellino Umberto, nato nel 1940, costretti a sfollare nell’astigiano in seguito al bombardamento della casa familiare in via Po. Dopo l’8 settembre la Voltolina maturò la decisione di entrare nella Resistenza nelle brigate “Matteotti” come staffetta partigiana, prima a Torino, e in seguito nelle Marche, dove combatté nella formazione di Pietro Capuzi, venendo anche arrestata dalle Ss a Visso durante un rastrellamento il 2 aprile 1944. Riuscita ad evadere grazie alla collaborazione di un medico, raggiunse Roma, dove collaborò con Eugenio Colorni nella redazione della stampa socialista clandestina. Ai primi di giugno del ’44, quando Pertini assunse la segreteria del Psiupai, la Voltolina entrò nel Comitato esecutivo della Federazione giovanile socialista di Milano insieme a Cesare Bensi, Giordano Bellomi, Eugenio Maderna, Giovanni Raimondi e Paolo Pescetti. Nel capoluogo lombardo collaborò tra l’altro alla redazione del foglio clandestino “La Rivoluzione socialista”. Il 14 febbraio 1945 partecipò all’azione antifascista organizzata dai giovani socialisti milanesi all’Università Bocconi. Il 25 aprile 1945 festeggiò con Pertini la liberazione dal nazifascismo a Milano. Giornalista fin dal periodo clandestino e iscritta all’Ordine dal 1945, collaborò nel dopoguerra con “Il Lavoro” di Genova e con la rivista dell’Unione Donne Italiane «Noi Donne», come giornalista parlamentare, partecipando anche ad alcune puntate del programma televisivo Tribuna politica. In tale veste condusse inchieste sul mondo carcerario, sugli anziani e sulla prostituzione, pubblicando in collaborazione con la senatrice Lina Merlin, il volume Lettere dalle case chiuse nel 1955. Nel 1972 si laureò in Scienze politiche presso l’Istituto “Cesare Alfieri” di Firenze (lo stesso dove si era laureato il marito nel 1924), discutendo una tesi sui ricoveri per anziani in Italia, mentre, cinque anni dopo, avrebbe conseguito una seconda laurea in Psicologia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Torino, presentando una tesi di ricerca sulla situazione operaia nelle fabbriche. Nello stesso tempo, a Roma, si applicò come psicoterapeuta in analisi con il professor Emilio Servadio, con il quale sarebbe rimasta professionalmente legata fino alla scomparsa dello psicanalista nel 1995. In seguito frequentò a Milano la Sezione tossicodipendenze dell’Ospedale di Limbiate e il Centro Aiuto Drogati diretto dal professor Madeddu.

    A Roma svolse quindi pratica di volontariato presso il Servizio psichiatrico dell’Ospedale Forlanini e successivamente, a partire dai primi mesi del 1978, lavorò come psicologa al Policlinico universitario Gemelli della capitale presso il Servizio “alcolisti e farmacodipendenti”; in seguito presterà servizio presso l’Ente Ospedaliero Monteverde, sempre a Roma, e poi presso il Servizio diagnosi e cura psichiatrica di Santa Maria Nuova a Firenze, dove svolse anche le mansioni di psicoterapeuta volontaria nel quartiere Gavinana-Sorgana con il professor Andrea Devoto. Nel 1987 si trasferì a Prato presso l’ambulatorio del Dipartimento di Igiene mentale del dottor Graziano Graziani, con il quale continuò a collaborare fino a quando le sue condizioni di salute glielo consentirono. Per questa attività l’Amministrazione comunale di Prato le consegnò le chiavi della città nel 1999. Nel giugno 2000 la Voltolina fu insignita dell’alta onorificenza sammarinese di cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre di Sant’Agata. Per ricordare la figura del marito, il 23 settembre 2002 si fece promotrice dell’istituzione, a Firenze, della Fondazione “Sandro Pertini”, al fine di promuovere e divulgare studi, ricerche, mostre, convegni e pubblicazioni sull’opera e il pensiero di Pertini. Si spense a Roma il 6 dicembre 2005 all’età di 84 anni e, secondo le sue ultime volontà, si fece cremare e le sue ceneri furono seppellite nel piccolo cimitero di Stella a fianco della tomba del marito. Fino alla sua scomparsa la Voltolina era stata inoltre iscritta al Distretto militare di Roma come combattente decorata con la Croce di guerra.

Dott. Andrea Gandolfo - Sanremo".

Redazione

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