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EVENTI | 12 maggio 2013, 09:03

Con 'Tracce', l'attore e regista Marco Baliani ospite al teatro dell'Albero e al Dams

Giovedì 9 maggio è tornato fra gli studenti del Dams e alla sera è stato il protagonista dello spettacolo teatrale a San Lorenzo al Mare

Con 'Tracce', l'attore e regista Marco Baliani ospite al teatro dell'Albero e al Dams

Giovedì 9 maggio Marco Baliani è tornato fra gli studenti del Dams, introdotto dal professor Roberto Cuppone, che nella presentazione ha messo in luce la sua straordinaria capacità di re-inventarsi il mestiere dell'attore, attraversando una miriade di forme espressive.

Autore, romanziere, attore, regista, direttore di attori, Marco Baliani ha accumulato negli anni una mole di lavoro che testimonia un'assunzione di responsabilità totale dell'artista di fronte al "fare" del teatro, dal punto di vista tecnico, artistico e morale.

Baliani ha detto: «Non mi sono mai posto problemi di linguaggi estetici. Quello che conta di più è il gruppo con cui si lavora e l'urgenza, l'interesse e la passione del momento. Da questi due elementi deriva tutto il resto, ovvero la forma estetica che prenderà il progetto». A Baliani si deve la creazione del teatro di narrazione che è stato poi utilizzato a lungo e in forme differenti da numerosi attori: «considero la narrazione come uno strumento di work in progress, duttile e sempre migliorabile ma con l'aiuto di un collaboratore, un partner, qualcuno che ti guarda da fuori e ti guidi a capire se le cose funzionano oppure no». Anche il pubblico ha la stessa funzione, «si legge negli occhi degli spettatori se la forma drammaturgica  ha colto nel segno».

Tracce, lo spettacolo che Baliani ha portato al Teatro dell'Albero di San Lorenzo al Mare la sera stessa di giovedì, è stato scritto nel 1996 ed è appunto un esempio di come una narrazione priva di una struttura fissa ma organizzata come una mappa di racconti, poesia, autobiografia può intrappolare il pubblico anche senza utilizzare la tecnica della recitazione. Solo in scena, seduto sulla prediletta sedia che ormai è diventata l'oggetto scenico che connota alcuni dei suoi spettacoli più famosi, Baliani guida lo spettatore attraverso un percorso mentale che può durare un'ora ma anche due o due e mezza. La sua performance prende le mosse dallo stupore infantile, come condizione essenziale di un bimbo nella culla, sulla quale egli vede affacciarsi volti grandi come mostri.

Sul filo conduttore di quattro parole  "Stupore", "Incantamento", "Infanzia" e "Racconto"  Marco Baliani ci riporta nella deliziosa condizione infantile raccontandoci favole paurose ed affascinanti che avevamo dimenticato e ci restituisce i brividi  che ci coglievano da piccoli quando ascoltavamo, a bocca aperta e completamente soggiogati, l'adulto affabulatore. Anche se non recita (o almeno così sembra) Baliani riesce a rendere visibile l'invisibile attraverso un'oralità fatta di corpi, di saliva, di vuoti ma anche di silenzi. Nelle sue mani il teatro diventa veramente uno strumento di una potenza tale da incidere sulla vita di che agisce e di chi guarda agire.

Soddisfazione del pubblico che riemerge dalla full immersion nell'infanzia, con applausi convinti e calorosi.


Paola Silvano

C.S.

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