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Al Direttore | 19 maggio 2012, 12:43

Sanremo: Una lettrice si chiede “Dove è finito l’amore per la nostra città?”

"Ma l’attaccamento a San Remo, dov’è? Tutti a dare contro: e questo non andava fatto, e quest’altro perché non è stato fatto"

Sanremo: Una lettrice si chiede “Dove è finito l’amore per la nostra città?”

 

Una nostra lettrice, Renata Maccheroni, esprime una sua riflessione sul dibattito cittadino e polemiche di questi giorni:

“Che il mugugno sia ben attecchito nel dna dei liguri e dunque anche in quello dei sanremesi (i pochissimi sanremaschi, ormai, sono come il panda) è un dato di fatto. Che il mugugno verso la classe politica locale sia lo sport cittadino è un dato di fatto, ciò che assodato non è, invece, è l’amore per la propria città, o la città ospite. Mazzate ai politici, ben vengano per carità, tanto dove cogli, cogli, va sempre bene; ma l’attaccamento a San Remo, dov’è? Tutti a dare contro: e questo non andava fatto, e quest’altro perché non è stato fatto e quell’altro è poco, e qui è troppo, e laggiù non va, e quaggiù va veloce, e lassù è lento, e costì è rock. Insomma: San Remo, lei la nostra città, nei nostri cuori dov’è? Dove è finita? E’ San Remo la priorità. Non una priorità che viene dalle liste elettorali, quella dal cuore. L’attaccamento allo scoglio di calviniana memoria dove sta? S’è trasformato in un cadreghino tanto ambito quanto appiccicoso: levati tu che mi ci metto io. E San Remo vada a ramengo, chissenefrega! Dove sta l’amore per i muri, per i ciottoli, per gli odori, per il vento? Il cuore che batte tra una libecciata e il sole a picco sulla cima del molo? San Remo non è palazzo Bellevue. San Remo puzza e profuma in ogni angolo, di ogni angolo. La mia bisnonna aprì la prima tabaccheria in città rimboccandosi le maniche, se qualcuno entrava in negozio e rompeva il belino non pretendeva forze dell’ordine, eserciti, vedette: lo prendeva per il colletto e lo lanciava fuori. Perché amava San Remo. Perché ciascuno la amava e ciascuno, prima di pretendere dai politici pretendeva da sé stesso. San Remo era sua, non dei politici. E San Remo era tutta, non palazzo Bellevue e il Casinò. Era tutta fino ai confini, era tutta davanti al mare e col mare davanti. E chi arrivava qui portatto dalle nebbie del nord non si apriva l’impermeabile per mostrare quanto era grosso, furbo ed eroe, veniva qui e amava San Remo, apprezzava il paradiso che abbiamo in eredità, e lo rispettava. Prima San Remo, soprattutto San Remo. E’ uno sfogo, il mio. Una riga d’antistaminico e passa. Fino al prossimo. Certi bubboni, al contrario, stanno incollati all’aria e se non ci mettiamo a scrostare i respiri di qualcuno, non ci saranno dei a proteggerci dal pressapochismo, dal fannullismo, dall’avidità, dall’incompetenza. Chi ama San Remo si commuova, ogni tanto, dei suoi tramonti, delle sue nuvole. Chi ama San Remo si sfili la camicia da cujasse e la adoperi per pulire il proprio minimo spazio. Tanto per cominciare”.    

 

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