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Attualità | 08 agosto 2026, 07:21

Scogliera della Vesca, il monitoraggio ambientale rassicura: nessun impatto significativo sul mare dopo i lavori

Lo studio commissionato da Regione e Comune conferma la stabilità dei parametri ambientali: tutelate acque, fondali e praterie di posidonia nonostante il maxi intervento di messa in sicurezza del versante franoso

Scogliera della Vesca, il monitoraggio ambientale rassicura: nessun impatto significativo sul mare dopo i lavori

La nuova scogliera realizzata a protezione del versante franoso in località La Vesca non ha causato particolari alterazioni nello specchio acqueo interessato dai lavori. È la conclusione alla quale è giunto il monitoraggio ambientale affidato da Regione e Comune a MUDS, società spin-off tecnologico dell'Università di Genova. La campagna ha messo a confronto i dati raccolti poco prima dell'avvio dell'intervento (febbraio 2025) e quelli registrati alla fine (marzo 2026), tramite quattro speciali stazioni galleggianti piazzate in punti strategici. Si trattava, in sostanza, di valutare lo stato delle comunità bentoniche che caratterizzano l'area, ovvero l'insieme degli organismi animali e vegetali che vivono a stretto contatto con il fondo marino. Particolare attenzione è stata riservata alle fanerogame, le piante che formano le praterie sommerse, nel caso specifico Posidonia oceanica e, in parte, Cymodocea nodosa.

Il monitoraggio ha inoltre preso in esame la qualità delle acque, concentrandosi sui livelli di torbidità, con l'aggiunta dei parametri relativi a temperatura e salinità, oltre alla morfologia dei fondali del tratto costiero interessato dall'opera. Da evidenziare che nel sito sono presenti anche esemplari di Pinna nobilis, nota come nacchera o cozza penna, una specie vulnerabile e particolarmente minacciata in Liguria. Lo studio, ora recapitato ai due enti che lo hanno commissionato, ha rivelato "valori relativamente omogenei distribuiti nello spazio e nel tempo entro il range di naturale variabilità dei parametri", tenendo in considerazione le diverse stagioni nelle quali sono state effettuate le misurazioni.

Secondo i tecnici, durante le campagne di rilevamento il cosiddetto corpo idrico esaminato si presentava "generalmente ben rimescolato a causa dell'azione combinata di vento, moto ondoso e raffreddamento invernale residuo". A ulteriore testimonianza di come l'impatto della scogliera sia stato assorbito senza particolari criticità, viene evidenziato il fatto che la torbidità dell'acqua non abbia mai raggiunto livelli tali da destare preoccupazione. Anche l'andamento della temperatura lungo la colonna d'acqua monitorata è risultato pressoché uniforme, con valori leggermente più bassi in superficie, confermando un quadro complessivamente stabile sotto il profilo ambientale.

Da qui le conclusioni del monitoraggio, che offrono rassicurazioni sui parametri indagati, escludendo il rischio di alterazioni "del corpo idrico e/o dei recettori sensibili". La protezione a mare del versante fortemente instabile, che ha richiesto un massiccio intervento sull'Aurelia – tuttora in corso – e ai piedi della salita del Poggio, oltre alla realizzazione di trincee drenanti e di ulteriori opere di consolidamento, è stata eseguita in due fasi grazie a finanziamenti del Pnrr e della Regione, per un importo complessivo di circa 2,8 milioni di euro. Nel complesso, la messa in sicurezza della cosiddetta "collina che frana" si è trasformata nella più grande opera pubblica degli ultimi decenni a Sanremo e nel comprensorio, sia per l'entità dei costi, progressivamente lievitati, sia per i tempi di esecuzione, notevolmente dilatati, oltre che per il forte impatto sulla viabilità cittadina.

Gianni Micaletto

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