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Attualità | 25 luglio 2026, 12:20

Sanremo, prevenire gli annegamenti per salvare vite: "I bagnini sono il primo presidio di sicurezza del territorio" (Foto e video)

Alla spiaggia Ippocampo una dimostrazione pratica di salvataggio commentata dalla Guardia Costiera e dalla Croce Rossa. In Italia circa 300 decessi ogni anno. Moscato: "Il mare va amato, ma bisogna anche temerlo e rispettarne le regole"

Il mare come luogo di libertà, divertimento e benessere, ma anche come ambiente naturale da conoscere e rispettare. Perché dietro un tuffo imprudente, una distrazione di pochi istanti o la sottovalutazione di un malore può nascondersi un pericolo capace di trasformare una giornata di vacanza in una tragedia.

Sanremo ha celebrato questa mattina, alla spiaggia Ippocampo, il World Drowning Prevention Day, la Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un appuntamento che il Comune ha scelto di sostenere per il terzo anno consecutivo e che sarà riproposto, nella consapevolezza che la sicurezza in acqua rappresenti un tema universale sul quale è necessario riportare l’attenzione ogni estate.

Al centro dell’iniziativa non soltanto parole e raccomandazioni, ma anche una dimostrazione pratica realizzata da due assistenti bagnanti dell’Ippocampo. La simulazione dell’intervento di salvataggio è stata commentata in diretta dal tenente di vascello Alessio Fumarola, in rappresentanza della Guardia Costiera, e dal presidente della Croce Rossa di Sanremo Ettore Guazzoni.

Un modo immediato per mostrare al pubblico quanto siano importanti la preparazione degli operatori, la rapidità dell’intervento e il coordinamento tra chi presidia la spiaggia e il sistema dei soccorsi. Quando una persona si trova in difficoltà, infatti, ogni minuto può diventare decisivo.

La dimostrazione pratica ai bagni Ippocampo. La simulazione ha permesso di osservare concretamente il lavoro degli assistenti bagnanti, chiamati a individuare la situazione di pericolo, raggiungere la persona in difficoltà e avviare le procedure di soccorso.

Ad accompagnare le diverse fasi sono state le spiegazioni di Fumarola e Guazzoni, che hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di intervenire rapidamente, ma anche di farlo con competenza. Un soccorso improvvisato, soprattutto in condizioni difficili, può mettere in pericolo sia la persona da salvare sia chi tenta di aiutarla.

La presenza degli assistenti bagnanti rappresenta per questo un elemento essenziale del sistema di sicurezza lungo il litorale. Sono loro, nella maggior parte dei casi, a poter raggiungere per primi chi si trova in difficoltà, mentre vengono attivati la Guardia Costiera e i servizi sanitari.

"Il loro intervento è fondamentale – ha sottolineato Fumarola –. Garantiscono quella tempestività che, in situazioni simili, diventa decisiva. Si tratta di personale altamente specializzato e del primo presidio di sicurezza presente sul territorio. Prima dell’arrivo della Guardia Costiera sono necessari tempi tecnici: per questo il loro ruolo è imprescindibile".

Fumarola: "L’annegamento non è più considerato una fatalità". Nel suo intervento, il tenente di vascello ha ricordato come gli incidenti in acqua non riguardino esclusivamente il mare, ma possano verificarsi anche nei fiumi, nei laghi e nelle piscine.

"È importante ribadire alcuni concetti – ha spiegato –. L’annegamento non viene più derubricato a una semplice fatalità, ma è un fenomeno studiato. Esiste un osservatorio dedicato alla prevenzione degli annegamenti in mare e quest’anno è stato pubblicato un nuovo rapporto".

Secondo i numeri richiamati da Fumarola, in Italia si registrano ancora circa 300 decessi all’anno per annegamento. Un dato pesante, anche se sensibilmente inferiore rispetto agli anni Settanta, quando le vittime superavano quota 1.100.

Il miglioramento è legato anche alla maggiore diffusione della capacità di nuotare e alla crescita della cultura della sicurezza. Tuttavia, rimangono numerosi comportamenti e situazioni di rischio che non devono essere sottovalutati.

Dai tuffi imprudenti alla mancata sorveglianza dei bambini. I pericoli cambiano anche in base all’età. Tra i ragazzi, soprattutto di sesso maschile, uno dei principali fattori di rischio è rappresentato dalla spavalderia e dalla tendenza a compiere tuffi da scogliere o punti elevati senza conoscere la profondità e la conformazione del fondale.

"Sottovalutare gli aspetti morfologici può provocare incidenti di estrema gravità – ha avvertito Fumarola –. Un tuffo sbagliato può causare traumi, paralisi immediate e il conseguente annegamento".

Per i bambini, invece, molti incidenti sono legati all’assenza o all’interruzione della sorveglianza da parte degli adulti, soprattutto nelle piscine. Bastano pochi istanti di distrazione e una quantità d’acqua apparentemente innocua per creare una situazione di pericolo.

Tra gli anziani incidono maggiormente i malori e gli sbalzi termici. Entrare rapidamente in acqua, soprattutto dopo una lunga esposizione al sole o durante la digestione, può provocare uno shock termico e compromettere le condizioni di salute fino a determinare l’annegamento.

Fumarola ha inoltre evidenziato come una parte significativa degli incidenti si verifichi nelle spiagge libere, dove non sempre è presente un servizio di salvamento. Una differenza che conferma il valore del presidio garantito dagli assistenti bagnanti negli stabilimenti e nelle aree sorvegliate.

Guazzoni: "Con la natura non bisogna sentirsi invincibili". Anche Ettore Guazzoni ha concentrato la propria riflessione sui comportamenti dei più giovani e sulla tendenza a sottovalutare il pericolo. "I ragazzi sono spesso mossi da una grande spavalderia e si lanciano senza comprendere il rischio concreto – ha osservato il presidente della Croce Rossa di Sanremo –. È una situazione che deve essere monitorata".

Dal punto di vista dei soccorritori, eventi come quello organizzato all’Ippocampo servono soprattutto a rendere visibili pericoli che, nella quotidianità, vengono facilmente rimossi o considerati lontani. "Iniziative di questo tipo sono importanti perché riportano l’attenzione su elementi talvolta sottovalutati. Quando si ha a che fare con la natura, in questo caso con il mare, bisogna avere rispetto. L’annegamento è un rischio da non trascurare: formazione e conoscenza sono fondamentali".

Il messaggio non è rinunciare al mare, ma imparare a viverlo in modo consapevole, riconoscendo i propri limiti e seguendo le indicazioni di chi è responsabile della sicurezza.

Moscato: "Amiamo il mare, ma dobbiamo anche temerlo". A rappresentare il Comune è stata l’assessore all’Ambiente Ester Moscato, che ha ricordato il legame tra l’iniziativa e il riconoscimento della Bandiera Blu ottenuto dalla città.

"Quest’anno, come città Bandiera Blu, teniamo in modo particolare a partecipare a questo evento – ha dichiarato –. Siamo molto vicini ai temi ambientali ed è importante aderire: per Sanremo è il terzo anno consecutivo".

La Bandiera Blu, infatti, non certifica soltanto la qualità delle acque e dei servizi, ma richiama anche l’impegno delle amministrazioni nella tutela dell’ambiente, nell’informazione e nella diffusione di una cultura della sicurezza.

"Tutti amiamo il mare, ma bisogna anche un po’ temerlo – ha aggiunto Moscato –. Ognuno di noi è convinto di conoscerlo, ma dobbiamo rispettare alcune regole importanti. Bisogna fare prevenzione".

Alla campagna nazionale “Bandiera Blu: al mare in sicurezza” hanno aderito i 257 Comuni italiani insigniti del riconoscimento, con attività di informazione rivolte a residenti e turisti.

Una cultura da costruire ogni anno. La giornata del 25 luglio offre un’occasione simbolica per parlare di annegamenti, ma il lavoro di prevenzione non può esaurirsi in una singola mattinata. È per questo che l’evento sarà ripetuto, mantenendo aperta la collaborazione tra Comune, Guardia Costiera, Croce Rossa, gestori degli stabilimenti e assistenti bagnanti.

Le regole di base restano semplici: non sopravvalutare le proprie capacità, evitare comportamenti imprudenti, sorvegliare costantemente i bambini, prestare attenzione agli sbalzi termici, rispettare le bandiere e le indicazioni degli operatori e scegliere, quando possibile, tratti di costa presidiati dal servizio di salvamento.

La riduzione delle vittime rispetto agli anni Settanta dimostra che formazione, capacità di nuotare e prevenzione possono produrre risultati concreti. I circa 300 decessi che continuano a verificarsi ogni anno ricordano però che il problema è tutt’altro che superato.

La dimostrazione realizzata alla spiaggia Ippocampo ha tradotto tutto questo in un’immagine precisa: due bagnini pronti a entrare in acqua e una rete di persone e istituzioni chiamata ad attivarsi immediatamente. Perché il mare può cambiare in pochi istanti e, quando accade, la differenza tra una paura e una tragedia è spesso racchiusa nella preparazione e nella rapidità di chi interviene.

Andrea Musacchio

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