Ventimiglia continua a essere una città di frontiera, ma il fenomeno migratorio sta cambiando profondamente volto. Non è più soltanto il luogo attraversato da migliaia di persone dirette verso la Francia: oggi la sfida principale riguarda un numero crescente di uomini e donne che restano sul territorio, spesso senza casa, senza una rete familiare e con condizioni di forte vulnerabilità sociale e sanitaria.
È il quadro che emerge dal nuovo rapporto "Ventimiglia ai margini 2025", realizzato da Caritas Intemelia, Diaconia Valdese e WeWorld, che aggiorna il monitoraggio sulla situazione della città di confine e fotografa un fenomeno sempre più complesso.
La fotografia restituisce una realtà solo apparentemente più tranquilla. Se infatti il numero delle persone in transito è diminuito rispetto agli anni dell'emergenza, cresce contemporaneamente una popolazione stabile composta da migranti che vivono situazioni di grave marginalità, senza dimora, con dipendenze, problemi sanitari e importanti fragilità psicologiche.
Meno persone in viaggio, ma i bisogni aumentano. I numeri raccontano un cambiamento significativo. Nel corso del 2025 i servizi essenziali della Caritas hanno distribuito 17.821 pasti, consegnato 4.462 kit di vestiario e riattivato un servizio fondamentale come quello delle docce, utilizzato 679 volte, assente dalla chiusura del Campo Roja nel 2020. Parallelamente sono aumentate anche le visite mediche, passate da 1.304 a 1.414, segnale di un bisogno sanitario sempre più marcato.
Secondo gli operatori non siamo più di fronte soltanto a persone che cercano di attraversare il confine. Sempre più spesso si tratta di cittadini stranieri che rimangono bloccati sul territorio, vivendo condizioni di esclusione sociale che rendono estremamente difficile qualsiasi percorso di integrazione.
Crescono gli uomini soli e senza casa. È probabilmente questo il dato più significativo dell'intero rapporto. Le associazioni confermano infatti quanto già osservato lo scorso anno: diminuiscono i migranti in transito ma aumenta la presenza di uomini singoli senza dimora, spesso con problemi di dipendenza, difficoltà sanitarie e disagio psicologico.
Una vulnerabilità che, spiegano gli autori dello studio, è aggravata dall'assenza di reti familiari, dalla precarietà abitativa e da percorsi burocratici lunghi e complessi per la regolarizzazione. Tutti elementi che rischiano di alimentare fenomeni di esclusione sociale e, nei casi più gravi, di favorire il coinvolgimento nella microcriminalità organizzata.
Aumentano le richieste allo sportello socio-legale. Se il transito rallenta, aumenta invece chi chiede aiuto per costruire un progetto di vita stabile. Lo sportello socio-legale gestito dalla rete delle associazioni ha registrato la crescita più importante dell'intero sistema.
Nel 2025 le persone prese in carico sono passate da 936 a 1.103, con un incremento del 17,8%, mentre gli interventi complessivi sono aumentati del 34,7%, raggiungendo quota 7.511. Ogni beneficiario accede mediamente ai servizi più di due volte, segno di situazioni sempre più articolate e che richiedono un accompagnamento nel tempo.
Tra le principali emergenze emerge quella abitativa. Sempre più cittadini stranieri, pur lavorando regolarmente, non riescono infatti a trovare un alloggio a causa della diffusione degli affitti brevi nelle località turistiche del Ponente ligure.
Più richieste di asilo, ma restano i problemi dell'accoglienza. Il rapporto registra anche un aumento delle persone che intendono chiedere protezione internazionale. I richiedenti asilo seguiti dallo sportello sono passati da 199 a 240, con un cambiamento anche delle nazionalità prevalenti: oggi in testa figurano Bangladesh, Perù e Afghanistan.
Migliorano invece i tempi per la formalizzazione delle domande d'asilo, scesi da circa quattro mesi a poche settimane.
Restano però criticità importanti nell'accesso ai centri di accoglienza, che secondo il report continua a essere ritardato rispetto a quanto previsto dalla normativa e reso ancora più complesso dalle modifiche legislative introdotte negli ultimi anni. Una situazione che sta facendo nascere una nuova fascia di richiedenti asilo senza fissa dimora, rimasti esclusi dai percorsi di accoglienza.
Aumentano anche le strutture di accoglienza. L'incremento delle fragilità si riflette anche nelle strutture dedicate all'ospitalità temporanea. Il Punto Accoglienza Diffusa ha accolto 598 persone, contro le 520 dell'anno precedente, mentre il dormitorio destinato ai minori stranieri non accompagnati è passato da 104 a 112 ospiti. Numeri che confermano una pressione ancora significativa sulla rete di assistenza cittadina.
Tratta e sfruttamento restano fenomeni presenti. Il rapporto dedica ampio spazio anche al contrasto della tratta e dello sfruttamento lavorativo. Nel corso del 2025 gli operatori hanno effettuato 119 contatti con persone che presentavano indicatori di tratta, prevalentemente donne provenienti da Nigeria, Somalia e Costa d'Avorio.
Sono invece 35 le persone intercettate in situazioni di sfruttamento lavorativo, soprattutto cittadini provenienti da Tunisia, Bangladesh e Perù.
Una frontiera che continua a cambiare. Il documento sottolinea come il confine franco-italiano mantenga numeri simili agli anni precedenti, con oltre 15 mila persone intercettate ai valichi tra Ventimiglia e Mentone sia nel 2024 sia nel 2025. Tuttavia la natura del fenomeno è profondamente cambiata.
Oggi Ventimiglia non rappresenta soltanto una porta d'ingresso verso l'Europa, ma anche il luogo dove si concentrano nuove forme di povertà, esclusione sociale ed emergenza abitativa.
Una trasformazione che, secondo Caritas Intemelia, Diaconia Valdese e WeWorld, impone risposte sempre più integrate da parte delle istituzioni, chiamate ad affrontare non soltanto il tema dei flussi migratori ma quello, ancora più complesso, della marginalità cronica che si sta radicando sul territorio.














