Dall’Italia al panorama scientifico internazionale. Il modello DadaLogica, nato nel 2019 a Roma come nuova frontiera dell’apprendimento esperienziale, diventa un caso di studio internazionale grazie a una ricerca che ne conferma l’efficacia nello sviluppo delle capacità cognitive dei bambini nell’epoca della tecnologia. Lo studio, coordinato dal professore sanremese Vincenzo Cascino, direttore scientifico e docente presso l’Università degli Studi di Genova, Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL), è stato pubblicato sulla rivista internazionale International Journal of Research and Intervention (numero 2 del 2026), portando all’attenzione della comunità scientifica estera i risultati ottenuti dal metodo promosso dal Centro Italiano Gestalt e dai suoi cofondatori L. Cangemi e Paolo Greco.
Alla base di DadaLogica vi è una sfida cruciale del nostro tempo: contrastare la “mente a mosaico”, generata dall’eccesso di stimoli digitali e caratterizzata da informazioni frammentate, favorendo invece una “mente a puzzle”, capace di collegare esperienze e conoscenze in modo armonico e creativo. Il modello rivoluziona anche gli spazi della scuola: non più soltanto aule tradizionali, ma corridoi attrezzati, ambienti tematici, aree verdi e orti didattici, dove il movimento, il gioco, il colore e il contatto con la natura diventano strumenti fondamentali di apprendimento. Per misurarne l’efficacia, il team di ricerca ha coinvolto 369 bambini della scuola primaria, con un’età media di circa sette anni e mezzo. Di questi, 200 alunni hanno seguito il percorso DadaLogica, mentre 169 hanno continuato con la didattica tradizionale.
I test psicologici dedicati al pensiero divergente hanno analizzato quattro capacità fondamentali: fluidità, flessibilità, originalità ed elaborazione. I risultati hanno evidenziato un netto vantaggio degli studenti DadaLogica in due aspetti decisivi. Sul fronte della fluidità, i bambini hanno mostrato una maggiore capacità di produrre idee, passando da un pensiero “ridotto” a un pensiero “megalogico”, ricco di possibilità e connessioni. Importanti risultati anche nella flessibilità, con una maggiore abilità nel cambiare prospettiva e creare legami tra concetti diversi. Nessuna differenza statisticamente significativa è emersa invece per originalità ed elaborazione, competenze più sofisticate che necessitano di tempi di sviluppo e maturazione più lunghi.
Interessanti anche le differenze di genere emerse dalla ricerca: le bambine hanno ottenuto risultati superiori nella fluidità delle idee, mentre i bambini hanno evidenziato una maggiore risposta nella flessibilità cognitiva. Una diversità che, secondo la filosofia DadaLogica, non deve alimentare stereotipi ma diventare una risorsa attraverso contesti di apprendimento collaborativi, nei quali i differenti talenti possano integrarsi e rafforzarsi reciprocamente. Un’esperienza educativa italiana che oggi supera i confini nazionali e si propone come un possibile modello per affrontare una delle grandi sfide del presente: aiutare i nativi digitali a trasformare una conoscenza frammentata in un pensiero più ricco, creativo e consapevole.














