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Politica | 27 maggio 2026, 20:25

Caso Bordighera, Veronica Russo: "Il centrodestra non si difende chiudendosi. Nei territori servono apertura, competenza e capacità di governare"

"Le elezioni comunali non si vincono con le bandierine ideologiche ma con credibilità, amministratori capaci e consenso reale"

Caso Bordighera, Veronica Russo: "Il centrodestra non si difende chiudendosi. Nei territori servono apertura, competenza e capacità di governare"

"Leggo con stupore le dichiarazioni del senatore Gianni Berrino su Bordighera. Continuare a leggere ogni esperienza civica come un’anomalia politica o addirittura come un tradimento del centrodestra significa non comprendere ciò che accade realmente nei territori. Nei comuni, soprattutto in realtà amministrative complesse e nei piccoli centri dove si vota in un turno unico, i cittadini non scelgono in base alle appartenenze ideologiche. Scelgono le persone, la competenza, la credibilità amministrativa e la capacità di dare risposte concrete alla comunità. Io sono un esponente di Fratelli d’Italia e consigliere regionale della Liguria. Continuo a riconoscermi pienamente nei valori, nei principi e nella visione nazionale del partito guidato dal presidente Giorgia Meloni ma proprio perché ogni giorno mi confronto con il territorio, con gli amministratori locali e soprattutto con i cittadini, ritengo che nei piccoli comuni e nelle realtà a ciclo unico non sia possibile applicare una linea politica così rigida e ideologica" - dice il consigliere regionale Veronica Russo commentando le dichiarazioni del senatore Gianni Berrino sulle elezioni amministrative in provincia di Imperia, in particolar modo sulle comunali di Bordighera.


"Chi vive i territori sa bene che amministrare un comune è molto diverso dal fare politica nazionale. La politica è una cosa, amministrare è un’altra. Le persone chiedono risposte concrete, capacità amministrativa, ascolto e pragmatismo" - sottolinea - "Oggi sempre più cittadini si stanno allontanando dalla politica. E continuare a leggere le amministrative esclusivamente attraverso schemi ideologici rischia di allontanarli ancora di più, perché passa il messaggio che conti più l’etichetta politica rispetto alla reale capacità di risolvere i problemi delle comunità. È esattamente questo il motivo per cui sempre più amministratori, professionisti, moderati e civici faticano oggi a riconoscersi nella gestione locale di Fratelli d’Italia in provincia di Imperia. Io continuerò a sostenere con convinzione il Governo nazionale e il presidente Giorgia Meloni ma non posso condividere un modello politico locale sempre più chiuso, autoreferenziale e incapace di costruire alleanze ampie e credibili sui territori".


"Il caso Bordighera rappresenta purtroppo l’ennesima occasione persa. Invece di lavorare per unire sensibilità civiche, amministratori e mondi moderati del centrodestra, si è preferito imporre una linea rigida e identitaria, che ha prodotto divisioni, allontanato persone valide e consegnato il partito all’isolamento politico" - afferma - "Le scelte politiche, inoltre, devono essere coerenti e credibili. Non si possono usare due pesi e due misure, facendo figli e figliastri a seconda delle convenienze del momento. Se si sostiene che ogni esperienza civica trasversale rappresenti un problema politico o un’anomalia rispetto all’identità del centrodestra, allora questo principio dovrebbe valere sempre e per tutti. In provincia di Imperia, invece, assistiamo spesso a dinamiche molto diverse. Il sindaco di Sanremo Alessandro Mager, che secondo le dichiarazioni del senatore Berrino rappresenterebbe un modello amministrativo distante da Fratelli d’Italia e che ha portato il partito a sedere nei banchi dell’opposizione, siede oggi nella stessa compagine provinciale insieme a Manuela Sasso legata al senatore Berrino, anch’essa esponente del partito e consigliere provinciale".


"Allo stesso modo, in occasione delle elezioni regionali, candidature sostenute dal partito hanno cercato e ottenuto il sostegno politico e amministrativo proprio da esponenti e amministratori legati a quelle stesse esperienze civiche che oggi vengono criticate. Questo dimostra che il tema non può essere affrontato con rigidità ideologica o in maniera selettiva a seconda delle circostanze" - dichiara - "Inoltre, alle elezioni amministrative di Imperia è stata ritirata una lista presentata ufficialmente in conferenza stampa con il simbolo del partito, per poi convergere in una lista civica. Siamo davvero certi che nessuno dei candidati appartenenti a quella lista o alle liste a sostegno provenisse da sensibilità politiche o esperienze amministrative diverse? Per questo trovo sbagliato criminalizzare oggi modelli civici e amministrativi che in altre occasioni sono stati non solo accettati, ma persino ricercati quando ritenuti utili o strategici".


"Inoltre, credo sia necessario fare chiarezza anche su un altro aspetto. Non risulta vi sia mai stato un mandato ufficiale interno al partito che imponesse o indicasse di sostenere esclusivamente la lista Iacobucci. Personalmente non ho ricevuto alcuna comunicazione o indicazione politica in tal senso. E allora una domanda politica è inevitabile: se davvero il coordinatore provinciale e senatore Gianni Berrino riteneva che la linea corretta fosse quella di presentarsi nella forma più identitaria possibile, perché Fratelli d’Italia non ha scelto di presentare il proprio simbolo ufficiale, preferendo invece nascondersi dietro una lista civica?" - mette in risalto - "Una lista civica, per sua natura, nasce dall’impegno diretto di cittadini che scelgono di candidarsi per governare la cosa pubblica senza essere espressione diretta di un singolo partito politico. Proprio per questo nessun partito può ritenersi esclusivamente rappresentato o proprietario di un’esperienza civica ed in questo caso tutte le liste che si sono presentate sono liste civiche di cui nessun partito può e deve prendersi la paternità".


"Una lista civica che, peraltro, conteneva al proprio interno tesserati ed esponenti vicini a Fratelli d’Italia, esattamente come accaduto anche nelle altre liste presenti alla competizione elettorale. L’ex assessore Martina Sferrazza, proveniente da Fratelli d’Italia, e Alvaro Vignali, anch’egli ex tesserato FdI, correvano nella lista 'Obiettivo Bordighera – Sattanino Sindaco', mentre l’ex capogruppo e consigliere comunale Massimiliano Di Vito era candidato nella lista risultata vincente 'Bordighera Domani – Marzia Baldassarre Sindaco'. Quando i cittadini scelgono democraticamente una proposta amministrativa, quel voto va rispettato senza letture ideologiche o tentativi di delegittimazione politica" - evidenzia - "Forse il problema politico non si è voluto vedere prima del risultato delle urne. Forse si è preferito ignorare un disagio politico e amministrativo ormai evidente, che nasce proprio dall’incapacità di ascoltare e tenere unite sensibilità diverse all’interno della stessa area politica. La verità è semplice: un partito che a livello nazionale supera il 30% non può continuare a fermarsi al 13-15% nelle elezioni amministrative locali senza interrogarsi seriamente sulle proprie responsabilità politiche".


"Se Fratelli d’Italia oggi perde amministratori, consiglieri, iscritti e consenso civico, il problema non sono le liste civiche o il dialogo tra sensibilità diverse. Il problema è una gestione locale che troppo spesso ha preferito escludere anziché aggregare, controllare anziché costruire. Continuare a dividere il mondo tra 'puri' e 'non puri' può forse servire a mantenere equilibri interni ma non aiuta il centrodestra a governare i territori" - dice - "Io credo in un centrodestra moderno, pragmatico, popolare e di governo. Un centrodestra capace di includere, non di respingere. Capace di valorizzare il merito, il radicamento territoriale e le competenze amministrative, senza trasformare il partito in uno spazio riservato a pochi. Per troppo tempo ogni voce critica è stata trattata come un problema anziché come una risorsa. Eppure, è proprio grazie all’apertura verso mondi civici e moderati che Fratelli d’Italia è cresciuta sui territori negli ultimi anni. Oggi serve una riflessione seria e coraggiosa sul futuro del partito in provincia di Imperia. Serve restituire spazio al confronto, al pluralismo interno e a chi ogni giorno costruisce consenso reale nelle città e nei comuni. Il consenso non si impone dall’alto e non si eredita. Si conquista ogni giorno con ascolto, presenza, credibilità e capacità di amministrare. Rimango comunque a disposizione del partito".

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